Stop ai tatuaggi per i militari

Una direttiva dello Stato Maggiore dell'Esercito li vieta, in nome dell'uguaglianza. Cosa ne pensano loro?

Stop ai tatuaggi per i militari Stop ai tatuaggi per i militari
I Militari della "Folgore" in un'esercitazione (Credits: Ferdinando Nicola Baldieri/La Presse)

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di Eleonora Lorusso

Tatuaggi, dietro front! L'Esercito decide la linea dura nei confronti dei tattoo, cosi' come dei piercing per chi indossa l'uniforme. Con una direttiva del 26 luglio, infatti, e' stata regolamentata la pratica di farsi disegnare la pelle. Il documento, inviato a tutti i reparti sul territorio italiano, parla chiaro: sono proibiti tatuaggi o piercing "in parti visibili del corpo" che "abbiano contenuti osceni, con riferimenti sessuali, razzisti, di discriminazione religiosa o che comunque possano portare discredito alle istituzioni della Repubblica italiana e alle forze armate".

Non solo. Come si legge sul sito www.forzearmate.org , particolare attenzione e' riservata ai tatuaggi "che fanno riferimento ovvero identificano l'appartenenza a gruppi politici, ad associazioni criminali o a delinquere, incitano alla violenza e all'odio ovvero alla negazione dei diritti individuali o ancora sono in opposizione ai principi cui si ispirala Repubblica italiana". Insomma, se da un lato si sancisce un principio sacrosanto, come quello di non offendere la Repubblica, dall'altro vengono messe al bando immagini di donne seminude, che potrebbero turbare qualcuno. Neanche a parlarne, naturalmente, del volto di Che Guevara o di simboli come quello della X Mas.

Il principio e' infatti quello di garantire un'immagine al di sopra di ogni appartenenza. Lo scopo della direttiva - si legge nel documento - e' quello di "prevenire e contenere situazioni che possano incidere sul decoro dell'uniforme e sull'immagine dell'Esercito". Occorre infatti tener presente "i riflessi negativi che il ricorso a tatuaggi o piercing possono avere sulla capacita' del singolo di assolvere determinati incarichi operativi, nonche' eventuali aspetti sanitari". Non che un tatuaggio di per se' limiti le capacita' operative di un militare; piuttosto si e' pensato ai molti uomini delle Forze Armate impegnati in missioni all'estero. Ecco infatti che il testo chiarisce: "l'eventuale presenza di segni esteriori dell'individuo appartenente alla forza militare potrebbe ingenerare un senso di diffidenza/discredito da parte di appartenenti ad altri Paesi che per motivazioni religiose o culturali disapprovino la pratica dei tatuaggi".

Insomma, qualche alleato potrebbre non gradire i tatuaggi dei nostri militari. Uno scrupolo, quello dell'Esercito, che certo non si sono fatti alla U.S. Army, l'esercito americano il cui personale, cosi' come quello di aeronautica e marina, non solo non disdegna i tattoo, ma se ne riempie buona parte del corpo, anche in zona molto visibili, come collo, polpacci, mani e avambracci.

Ma da noi si vuole mettere un po' di ordine, anche perche' ultimamente molti militari, dagli ufficiali alla truppa, si sono lamentati di un generale decadimento dell'immagine dei colleghi: barba incolta, uniformi sgualcite, orecchini anche negli uomini e appunto tatuaggi. Da qui l'esigenza di un intervento, perche' oltre a contraddistinguere "in maniera inequivocabile l'appartenenza alla forza armata" ed essere "espressione e simbolo di valori fondamentali", l'uniforme "sta ad indicare 'uguaglianza', pertanto l'aspetto esteriore degli appartenenti all'Esercito italiano richiede particolare cura e non puo' essere trascurato ovvero snaturato da forme di evidenza estetica quali possono essere i tatuaggi o i piercing". Dunque tutto chiaro? Apparentemente si, ma tra gli addetti ai lavori e tra i militari non manca comunque chi mostra segni di insofferenza, perche' in molti ritengono che i tatuaggi, soprattutto in zone coperte dagli indumenti, siano del tutto leciti. In effetti la direttiva parla di parti del corpo visibili.

A suscitare perlessita' sono pero' altri due passaggi del testo. Il primo e' quello che prevede che a decidere se un tatuaggio sia lecito o meno e' il Comandante di corpo per il personale in servizio e la Commissione concorsuale in sede di selezione. Gia', perche' il fatto di avere disegni sulla pelle o piercing potrebbe precludere la possibilita' di entrare a far parte dell'Esercito: la presenza di tatuaggi puo' comportare "un giudizio di esclusione dal concorso" si legge nella direttiva.

E per chi e' gia' militare e ha tatuaggi? Lo Stato Maggiore ha pensato di trovare un "compromesso", affidando al giudizio di Comandanti e personale medico la decisione in merito.  In pratica il personale militare arruolato prima dell'entrata in vigore della normativa e che partecipera' a concorsi interni non sara' eslcuso, ma verra' dovra' comunque dichiarare di avere tattoo. Per "definire la gestione della situazione pregressa" ed "evitare la successiva contestazione di tatuaggi gia' presenti" al momento dell'entrata in vigore della circolare, ogni militare dell'Esercito "dovra' provvedere a sottoscrivere obbligatoriamente una dichiarazione sulla presenza o meno di tatuaggi, che viene conservata nella documentazione personale".

Insomma, si dovra' in qualche modo fare outing, mettendosi a nudo. "Una vera schedatura" commenta, duro, Paolo M., militare in forze all'Esercito, che proprio non gradisce le nuove disposizioni dello Stato Maggiore. "In realta' non si tratta di una novita' assoluta - spiega invece Marco P., da 10 anni nelle Forze Armate - Con la direttiva si e' solo voluto fare chiarezza. Fino ad ora, infatti, spettava comunque alla commissione giudicante decidere se un tatuaggio era compatibile con la divisa o meno, a seconda della sua grandezza, posizione e soggetto".

Giuliano, Caporale in forze all'Esercito, ricorda infatti come anche in passato ci siano stati casi di rifiuto all'arruolamento, anche nei Vigili del Fuoco. E' il caso, ad esempio, di Simone Virtuoso, un 23enne di Roma, che aspirava a diventare pompiere, ma si e' visto negare l'ingresso nel corpo per colpa di un tatuaggio, un disegno di un elfo su un avambraccio. Il regolamento, pero', parla chiaro: la "presenza di tatuaggi deturpanti per sede e visibilita' in rapporto alla mansione e funzioni previste dalla carriera a concorso" prevede l'esclusione dal concorso per indossare l'uniforme da vigile del fuoco. E questo nonostante Virtuoso avesse superato ben cinque prove selettive con una media di 8.75 punti.

  • ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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