| INDISCREZIONE: LE VALUTAZIONI CHE CIRCOLANO A PALAZZO CHIGI | ||
| Cosa conviene all'Italia | ||
| Se il conflitto si prolungherą fino alla fine di aprile, si resta nei tempi previsti. Ma se fosse pił lunga, molti temono che gli Usa sarebbero costretti a sospendere le operazioni. Scenario nefasto per l’Italia e l’Europa | ||
| di Renzo Rosati | ||
| 24/3/2003 | ||
| URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001018244 | ||
| «Se davvero gli Usa saranno costretti a cambiare strategia in Iraq, se anziché alla rapida decapitazione del regime di Saddam si punterà a far cadere il rais con un lungo assedio di Baghdad, allora dovranno essere rivoluzionate tutte le agende diplomatiche europee. A cominciare da quella italiana». Nelle ore più difficili della guerra angloamericana, mentre tramonta l'illusione del Blitzkrieg, della guerra lampo promessa dalla Cia, ipotizzata da Donald Rumsfeld (ma non da George Bush e da Tony Blair), anche nei palazzi del potere romano si comincia a ragionare su uno scenario diverso per le prossime settimane e, soprattutto, i prossimi mesi. «Niente conclusioni affrettate» precisa naturalmente la fonte, di alto livello governativo. «Tutti sapevamo che ci sarebbero stati caduti e prigionieri tra i nostri alleati. E noi continuiamo a credere in una guerra sufficientemente rapida». A crederci o puntarci? «Entrambe le cose». SCOMMESSA SULLA RICOSTRUZIONE Se c'è un governo europeo, tra quelli non direttamente coinvolti nel conflitto, al quale l'ipotesi di una guerra non lunga e non particolarmente cruenta sta particolarmente a cuore, questo è proprio il governo italiano. L'Italia, con la Spagna, è il principale supporter di Bush e Blair. Ma a differenza di Madrid, il cui peso politico è determinato dal far parte del consiglio di sicurezza dell'Onu, Roma ha scommesso politicamente sul dopoguerra, sulla ricostruzione dell'Iraq, e soprattutto sul proprio semestre di presidenza dell'Unione Europea che inizierà il primo luglio. Semestre la cui agenda, nelle intenzioni di Palazzo Chigi e della Farnesina, dovrebbe essere dominata da due argomenti: il riavvicinamento tra Europa e Usa; e il coinvolgimento di organismi multinazionali come la Nato, l'Onu e la stessa Ue nel processo di pacificazione e ricostruzione dell'Iraq. Solo in un quadro come questo, tra l'altro, l'Italia potrebbe giocare un ruolo diretto di pacificazione militare, anche in base alla nostra Costituzione. Ma perché questo itinerario, già difficile e complicato, diventi credibile è necessario che la guerra si concluda rapidamente, che il regime di Saddam scompaia senza provocare incendi nell'area mediorientale. ESITO SCONTATO «L'esito del conflitto è scontato. I tempi un po' meno. E proprio ai tempi è legato il dopo Saddam, a cominciare dal rischio del terrorismo» dicono gli analisti del governo. I quali non credono ancora che Usa e Gran Bretagna modificherà radicalmente la propria strategia sul campo disponendosi a una logorante guerra di posizione. Ma alcuni segnali fanno riflettere. Il principale non sono le prime immagini dei prigionieri di guerra trasmesse in tv, ma il trasferimento dall'accesso turco (che si è rivelato impraticabile) a quello giordano e kuwaitiano di oltre 30.000 militari americani. Un ridispiegamento che comporterà alcune settimane e che rischia di indebolire la tenaglia intorno a Baghdad. Se il conflitto si prolungherà fino alla fine di aprile, si ragiona a Roma, restiamo tutto sommato nei tempi previsti. Ma se fosse necessario arrivare alla vigilia dell'estate, molti temono che gli Usa sarebbero costretti a sospendere le operazioni a causa del grande caldo, per consolidare le posizioni, logorare e far crollare Saddam e sferrare ad autunno l'offensiva decisiva. Uno scenario che Roma, come molte altre capitali europee, giudica il più nefasto. Nel semestre italiano dell'Ue sarebbe ancora la guerra, e non la pace e la ricostruzione, a tenere banco. La guerra, con le divisioni ancora più aspre con la Francia e la Germania. Di fatto uno stallo gravissimo per la politica estera. FATTORE VATICANO Mentre all'interno crescerebbe la pressione dell'opposizione, del Vaticano e dei movimenti pacifisti. Senza contare il ritardo nella ripresa economica e dei mercati. «Ma tutto questo resta la più remota delle ipotesi» sdrammatizzano a palazzo Chigi. Dove l'opinione, o la speranza prevalente, è che invece si concretizzerà lo scenario virtuoso, quella della vittoria militare in Iraq in tempi ragionevoli (cioè entro l'inizio di maggio), e della ricostruzione politica ed economica a tutti i livelli, alla quale l'Italia è fortemente interessata. PARTNER ECONOMICO L'Italia è già oggi il quinto partner economico dell'Iraq, con 340 milioni di euro di esportazioni; mentre Baghdad è all'ottavo posto nelle forniture di greggio al nostro paese. Ma soprattutto l'Italia ha già cospicui interessi in tutta l'area del Golfo Persico, valutati 9 miliardi di euro. Una stabilizzazione con il contributo del nostro paese è considerata come un'assoluta priorità. Anche perché sia negli Usa sia in Europa (in particolare in Francia e Germania) è già iniziata la caccia agli appalti del dopo Saddam. Questo è il processo nel quale Roma vorrebbe avere voce in capitolo anche come presidente dell'Unione Europea nel secondo semestre 2003. Ma tutto è appeso ad una domanda: quando inizierà il dopo Saddam? |
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