CERIMONIA IN TONO MINORE
Passaggio di consegne a Baghdad
28/6/2004
Con due giorni di anticipo rispetto alla data uffuciale, oggi l'Iraq riacquista la propria sovranità, Bremer: «Una giornata storica». Saddam passa sotto la custodia del nuovo governo iracheno, ma non c'è nessun accordo formale sullo status delle forze straniere che resteranno nel paese. Intanto ridda di voci e di smentite sulla cattura di al-Zarqawi.
Qualcosa è cambiato da questa mattina a Baghdad. È una bandiera irachena quella che sventola sul tetto della sede della Cpa, la coalizione provvisoria, sede che da oggi sarà ufficialmente smantellata.
Dopo più di 13 mesi di occupazione, l'Iraq ha recuperato oggi la sua sovranità formale. Il passaggio di consegne è avvenuto in mattinata e subito dopo il governatore statunitense, Paul Bremer, è ripartito alla volta di Washington. A sorpresa, si è deciso di anticipare l'evento di due giorni rispetto alla fatidica data del 30 giugno e di optare per una cerimonia essenziale che si è svolta nella "zona verde" di Baghdad, l'area superprotetta sede degli uffici della coalizione e dell'amministrazione provvisoria irachena.
La transizione pone fine all'occupazione dell'Iraq da parte delle forze americane e della coalizione, durata 456 giorni, dal 9 aprile 2003, data della presa di Baghdad, del rovesciamento del regime e dell'abbattimento delle statue di Saddam Hussein.
Le voci su una possibile anticipazione del passaggio di poteri, rispetto alla data ufficiale del 30 giugno, erano cominciate a circolare sin dalla prima mattina a Baghdad ed erano immediatamente rimbalzate al vertice Nato di Istanbul, dove si trovavano anche il ministro degli esteri e della difesa iracheni. Una fonte del primo ministro Allawi aveva poi rivelato che la cerimonia si sarebbe svolta probabilmente oggi.
L'anticipo è stato suggerito da considerazioni d'opportunità e di sicurezza, nel caso guerriglieri e terroristi avessero piani per turbare l'avvenimento. Il ministro degli esteri iracheno, Hoshiyar Zebari ha però negato che la mossa sia frutto di paura: «Ci opporremo in Iraq agli elementi anti-democratici dando un segnale che siamo pronti a questo», ha detto. L'anticipo della transizione doveva definitivamente spegnere le voci, che circolavano fino a ieri, di una puntata di Bush a Baghdad da Istanbul, per marcare con la sua presenza la restituzione della sovranità agli iracheni. Un'alta fonte della Casa Bianca ha poi ribadito che Bush rientrerà, domani, a Washington. Ma questo non è stato sufficiente a spegnere voci contrastanti.
Verso le 10:00 ora locale, in un salottino dalle pareti bianche, divani foderati di stoffa giallo ocra, sono arrivati alla spicciolata il governatore statunitense Paul Bremer, il primo ministro iracheno Iyad Allawi, il presidente iracheno Ghazi al-Yaouar, il vice primo ministro, Borham Saleh, il presidente della Corte Suprema irachena, e altri due o tre notabili. Tutti i presenti erano vestiti in abiti occidentali, tranne il presidente al-Yaouar, che indossava una tradizionale veste araba, color oro, e in testa portava una kefiah bianca.
La cerimonia è stata molto breve. Il piccolo gruppo è rimasto in piedi, mentre Bremer ha letto un discorso di pochi minuti. «Oggi - ha detto - è una giornata storica, da cui non si tornerà indietro». «Rimaniamo impegnati - ha aggiunto - a fare dell'Iraq un paese democratico e stabile, che possa svolgere un importante ruolo nella comunità internazionale».
Un accenno di applauso ha sancito, alle 10:26 esatte, la consegna ad Allawi del documento che sancisce il passaggio di poteri al governo iracheno.
«È un giorno, questo, che ogni iracheno aspettava da tanto tempo», ha commentato il presidente al-Yaouar. «Oggi abbiamo riottenuto la nostra sovranità», gli ha fatto eco il premier Allawi. Quanto alla sicurezza, il primo ministro iracheno, parlando subito dopo la cerimonia, ha detto che i compiti di polizia spetteranno esclusivamente agli iracheni, e in una conferenza stampa che dovrebbe tenere tra breve a Baghdad spiegherà con ogni probabilità quali misure intende prendere per fronteggiare la situazione di violenza e caos in cui versa il Paese.
Allawi ha anche ribadito che rispetterà la data del 2 gennaio 2005 per le prossime elezioni politiche. Il suo governo giurerà formalmente entro due giorni.
Non è stato, invece firmato alcun accordo formale tra la coalizione e l'esecutivo iracheno sullo status delle forze straniere che resteranno nel paese. «Non c'è un documento ufficiale sullo status delle forze» ha detto il generale americano Mark Kimmitt, vice capo delle operazioni militari della coalizione. «Prima abbiamo operavamo secondo la risoluzione 1511 (del 16 ottobre 2003 ndr) del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ora sotto la risoluzione 1546 dell'8 giugno del 2004» ha precisato Kimmit. I comandi militari non americani in Iraq continuano a rispondere ai comandi americani, che agiscono - sottolineano le fonti dell'Amministrazione americana - in stretto contatto, come previsto, con le autorità irachene.
Kimmitt ha anche reso noto il passaggio di Saddam Hussein sotto la custodia del nuovo governo iracheno. In una dichiarazione alla tv araba via satellite al-Jazira, Kimmitt ha tuttavia precisato che l'ex dittatore si troverebbe «sotto la protezione dei soldati statunitensi». Kimmitt non ha spiegato se il cambio di status di Saddam è stato accompagnato anche da un trasferimento di prigione.
Ieri il premier Allawi, aveva dichiarato alla televisione libanese Lbc la possibilità della reintroduzione da parte del suo governo della pena di morte e la sua disponibilità a firmare la condanna capitale per Saddam, qualora questa fosse decisa dal tribunale. Allawi sarà tra i testimoni dell'accusa nel processo all'ex rais, perchè oggetto di un fallito attentato compiuto a Londra da agenti al soldo dell'ex presidente iracheno.
Intanto questa mattina, ridda di voci sulla possibile cattura di Abu Mussab al-Zarqawi, il terrorista considerato il luogotenente di al-Qaeda in Iraq. A dare la notizia erano state le tv Al Arabiya e Al Jazira, secondo le quali Zarqawi era stato catturato a Hilla, 100 km a sud di Baghdad, in una zona sotto la giurisdizione dei militari polacchi. Al Arabiya citava come fonte il generale Kimmitt, che però, interpellato telefonicamente dalla Reuters, ha smentito. Nemmeno i militari polacchi hanno confermato la notizia.
| COSA PREVEDE LA RISOLUZIONE 1546 La risoluzione dell'Onu 1546 è stata approvata all'unanimità dal Consiglio di sicurezza l'8 giugno scorso dopo essere passata attraverso la stesura di cinque bozze. Ecco i punti principali del testo della quinta bozza che disegna il futuro dell'Iraq: - IRAQ SOVRANO E INDIPENDENTE: L'Onu saluta "l'inizio di una nuova fase nella transizione dell'Iraq verso un governo eletto democraticamente e guarda avanti alla fine dell'occupazione e all'assunzione della piena responsabilità e autorità da parte di un governo ad interim pienamente sovrano e indipendente". - FUTURO E RISORSE: In due punti diversi, la risoluzione riafferma "il diritto del popolo iracheno a determinare liberamente il proprio futuro politico e il controllo sulle proprie risorse naturali". - STABILITà: L'Onu sottolinea la necessità del sostegno internazionale al processo in corso in Iraq, notando che "l' attuazione con successo di questa risoluzione contribuirà alla stabilità regionale". - IRAQ FEDERALE E DEMOCRATICO: Viene salutato l'impegno del governo ad interim a lavorare "verso un Iraq federale, democratico, pluralista e unificato, nel quale ci sia pieno rispetto per i diritti politici e umani". - STORIA E DIRITTI: Va rispettata e protetta "l'eredità archeologica, storica, culturale e religiosa" dell'Iraq e viene affermata l'importanza "del ruolo della legge e il rispetto per i diritti umani inclusi i diritti delle donne". - MANDATO MNF: La forza multinazionale (MNF) di 160 mila uomini sotto il comando americano resta nel Paese su richiesta del governo iracheno e la risoluzione sottolinea l'importanza "del consenso del governo sovrano" e la necessità del coordinamento tra MNF e governo. La MNF avrà "l'autorità di prendere tutte le misure necessarie per contribuire a mantenere la sicurezza e la stabilità in Iraq" e il proprio mandato sarà rivisto "a richiesta del governo iracheno o 12 mesi dalla data di questa risoluzione", ma terminerà comunque entro la fine del processo politico in Iraq, fissata nel 31 dicembre 2005 "o in anticipo, se richiesto dal governo sovrano dell'Iraq". - LE LETTERE: Due lettere del primo ministro iracheno Iyad Allawi e del segretario di Stato Colin Powell spiegano nel dettaglio gli accordi militari tra i due Paesi e fanno parte integrante della risoluzione, come allegati. - L'ASPETTO MILITARE: Il governo iracheno assolverà progressivamente al compito di mantenere la sicurezza, fino ad "assumere piena responsabilità per il mantenimento di sicurezza e stabilita"'. Le forze militari irachene "sono sotto la responsabilità degli appropriati ministri iracheni". Il governo di Baghdad "ha l'autorità di assegnare le forze della sicurezza irachene alla forza multinazionale per prender parte a operazioni con essa". I meccanismi di coordinamento delle operazioni militari sono dettagliati nelle due lettere. La risoluzione non indica una possibilità esplicita per Baghdad di esprimere un veto a operazioni della MNF di vasta portata, ma evidenzia la necessità di un accordo sui temi della sicurezza e di una "piena partnership tra le forze della sicurezza irachena e la forza multinazionale, attraverso lo stretto coordinamento e la consultazione". - CONFERENZA INTERNAZIONALE: Il governo iracheno viene invitato a valutare se la convocazione di una conferenza internazionale "possa aiutare" il processo politico e dà il benvenuto in tal caso alla conferenza. - IL RUOLO DELL'ONU E LE SCADENZE: L'UNAMI, la missione dell' Onu a Baghdad per le elezioni, avrà il compito di accompagnare il Paese nei prossimi passaggi. Nel mese di luglio 2004 sarà convocata "una conferenza nazionale per selezionare un Consiglio Consultivo". Le elezioni avverranno, se possibile, entro il 31 dicembre 2004 e comunque non oltre il 31 gennaio 2005, per scegliere una Assemblea nazionale di transizione che formerà un governo di transizione. L'Assemblea dovrà anche stendere la Costituzione che condurrà a un governo eletto costituzionalmente entro il 31 dicembre 2005. La sicurezza del personale dell'Onu viene garantita nella risoluzione e negli accordi militari. - VETERANI E MILIZIE: La comunità internazionale si impegna ad assistere gli sforzi di Baghdad per integrare nella società veterani delle forze militari del regime di Saddam Hussein e membri delle milizie. - PETROLIO E DEBITO: La risoluzione delinea le modalità per la futura gestione, da parte del governo iracheno, delle risorse petrolifere e indica cone l'Iraq darà fronte ai propri obblighi internazionali su contratti e debiti. - AGGIORNAMENTI: Il segretario generale dell'Onu dovrà riferire al consiglio di sicurezza tra tre mesi sull'andamento delle operazioni in Iraq e fornire aggiornamenti ogni tre mesi. (ANSA) |





