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L'ANALISI DELLA VITTORIA DEL GURU DEL PRESIDENTE
Rove spiega come Bush ha stra-rivinto
Il "cervello di Bush" come lo chiamano i detrattori del presidente, ha spiegato, domenica 7 novembre in tv, la chiave - o le chiavi - del clamoroso successo dei repubblicani. E la sua analisi č apparsa controcorrente rispetto alla vulgata dominante: Bush ha vinto come "Commander in chief" e non come espressione della fede americana pių profonda. Analizzando il voto, Rove ha confermato che "l'America rimane un paese sostanzialmente diviso, anche se si sta muovendo nella direzione repubblicana" > Scheda
di Pino Buongiorno
8/11/2004
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001027696
Da New York
I detrattori del presidente americano lo chiamano "il cervello di George W. Bush".
Gli estimatori lo hanno invece eretto ad eroe della causa repubblicana in America: "genio", "architetto della Casa Bianca", "mullah dei rossi", dal colore degli stati vinti nelle elezioni del 2004. Certo è che Karl Rove, lo stratega della campagna elettorale che ha ridato il secondo mandato a Bush jr, non si è riposato nemmeno un minuto dopo il trionfo.
Ha passato tutta la mattina di domenica 7 novembre in tv per spiegare nei vari talk show la chiave - o le chiavi - del clamoroso successo.
Come al solito, la sua analisi è apparsa controcorrente rispetto alla vulgata dominante e dunque assai interessante da ascoltare.
Bush ha vinto come "Commander in chief" e non come espressione della fede americana più profonda. Analizzando il voto, Rove ha confermato che "l'America rimane un paese sostanzialmente diviso, anche se si sta muovendo nella direzione repubblicana".


"TORNA

NUOVA AGENDA
Di qui, la decisione di lavorare nei prossimi quattro anni per imporre un'agenda politica che serva per solidificare il dominio del partito dell'elefante negli Stati Uniti. "Le elezioni del 2 novembre" ha ricordato Rove "sono paragonabili a quelle del 1896, quando gli elettori scelsero il repubblicano William McKinley e impressero una svolta alla politica americana da lì in avanti.
Solo dopo la Grande Depressione e la nomina nel 1933 di Franklin Delano Roosevelt i democratici ritornarono a dominare".
Secondo Rove, ciò che ha consentito al presidente di ottenere la rielezione è stata la massiccia offensiva del Gop per dipingere John Kerry come una banderuola.
In particolare, l'elemento-chiave che ha giocato a favore di Bush è stato il voto del senatore democratico del Massachusetts prima a favore e poi contro gli 87 miliardi di dollari di finanziamenti della guerra in Iraq e in Afghanistan.
"E' stato un regalo che è piovuto dal cielo" ha detto Rove.
La rivelazione più importante riguarda comunque il ruolo giocato in queste elezioni dai cosiddetti "valori morali", che i primi exit poll avevano identificato come la principale preoccupazione degli americani. Con la conseguenza di attribuire gran parte dei meriti del successo di Bush II ai cristiani evangelici che spopolano nelle vaste praterie degli Stati centrali.

FATTORE EVANGELICI
Ebbene a Rove, che pure ha puntato sulla mobilitazione di 4 milioni di evangelici in Virginia, Ohio, Colorado e Dakota, tutto questo non risulta. O, meglio, risulta in maniera diversa. Leggendo una tabellina che aveva in mano, il collaboratore numero 1 della Casa Bianca ha spiegato in tv che il 34 per cento dei votanti sono stati motivati dalle questioni che riguardano la guerra in Iraq e quella più in generale contro il terrorismo. Solo il 16 per cento dell'elettorato invece è stato spinto dai valori morali.
"Quello che è essenzialmente accaduto in queste elezioni" ha aggiunto Rove "è che i cittadini avevano tre ordini di priorità: innanzitutto la guerra, poi l'economia, i posti di lavoro e le tasse e solo, al terzo posto, i valori morali. Tutto il resto non era in gioco".

Questa precisazione lascia presagire che il secondo mandato di Bush non dovrebbe essere completamente "sequestrato" dai fondamentalisti religiosi, come pure hanno scritto e sostenuto alcuni commentatori ed esponenti politici di fede democratica.
"Il presidente cercherà di far passare un emendamento alla Costituzione che vieta a livello federale il matrimonio fra i gay" ha rivelato Rove "ma questo non significa che la sua agenda sarà dettata dai reverendi".

EXIT POLL DA PAURA
Nel corso delle interviste domenicali il guru politico di Bush ha raccontato di aver vissuto ore drammatiche il pomeriggio dell'Election Day.
A bordo dell'Air force one, che riportava a Washington il presidente e il suo staff, Rove ha ricevuto alle 2 del pomeriggio i primi dati degli exit poll. "La linea del telefono cadeva in continuazione.
Ma, nonostante questo, ho potuto prendere nota su un pezzo di carta che avevo in mano. Sono letteralmente impazzito quando ho guardato quei numeri. Non poteva essere vero".

Rove si riferisce ai primi exit poll che avevano dato lo sfidante democratico John Kerry avanti di 19 punti in Pennsylvania e di 17 punti nel New Hampshire. "Eravamo in testa di 1 solo punto in Virginia. Roba da pazzi. E infatti era tutta una balla" ha sorriso il consigliere politico.
Rove ha cercato di risolvere anche l'enigma che ha scatenato le peggiori ipotesi dei siti gossip di Internet. Cos'era quella protuberanza che si vedeva nella giacca di Bush durante il primo dibattito televisivo con Kerry, a Miami? Una radio ricetrasmittente?
"Macché" ha sorriso. "E' stata tutta colpa del sarto. Non farò mai il suo nome. Ma, fossi al posto del presidente, lo licenzierei".
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