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Panorama   Archivio   Safari in Kenya, la preda è il turista

NAIROBI CAPITALE DI MALAVITA

Safari in Kenya, la preda è il turista

Silvia Benedetti  14/11/2005

E' l'altra faccia del paese, una realtà che contrasta violentemente con le immagini dei meravigliosi parchi nazionali, delle spiagge incontaminate, delle sconfinate piantagioni di tè e caffè che vengono diffuse per sedurre i viaggiatori

A Nairobi, uno dei grandi scali aeroportuali dell'Africa, dove molti turisti occidentali finiscono con il passare almeno una notte, la tecnica del carjacking, è ormai collaudata.
I turisti possono essere seguiti in macchina fin dal loro arrivo all'aeroporto, Jomo Kenyatta, fino all'albergo. Dopo aver provocato un lieve incidente, i ladri aspettano che il conducente scenda dall'auto per derubarlo o rubare il veicolo. Ogni giorno, nella città, in media 15-20 attacchi del genere hanno successo.

SCEGLIERE IL TASSISTA
Ed è in questo modo che, appena atterrati, ci si confronta con l'altra faccia del Kenya, una realtà che contrasta violentemente con le immagini dei meravigliosi parchi nazionali, delle spiagge incontaminate, delle sconfinate piantagioni di tè e caffè che vengono diffuse per sedurre i viaggiatori. Nairobi soffre infatti di uno dei tassi di criminalità più elevati al mondo.
Le guide turistiche ne fanno solo qualche allarmato accenno, consigliando di scegliere bene il tassista, scoraggiando passeggiate serali, l'uso dei mezzi pubblici e qualsiasi tentativo di reazione in caso di assalto.
Colpisce in Kenya la contraddizione tra la pericolosità delle città e l'apparente tranquillità che caratterizza le riserve naturali e i loro lussuosi complessi alberghieri.
Il paese non può in effetti rischiare di perdere una delle sue principali fonti di guadagno, il turismo, ma il dilagare della criminalità potrebbe scoraggiare i turisti che, anche se per poche ore, sono costretti a fermarsi nelle sue metropoli.

60% DELLA POPOLAZIONE IN BIDONVILLE
Nairobi, importante snodo commerciale e finanziario dell'intera regione dei Grandi Laghi, non è solo una città che sfoggia moderni grattacieli, le sedi di numerose organizzazioni internazionali: ha innumerevoli baraccopoli, dove si concentra il 60% della popolazione urbana. La più estesa e pericolosa del paese è Kibera, dove vivono ammassate circa 800 mila persone, vicine al cuore commerciale della capitale e ai quartieri residenziali.

SICCITÀ
Una delle spiegazioni del recente incremento esponenziale della criminalità è l'esplosione demografica urbana. Per la siccità e per il reddito infimo i contadini emigrano.
A Nairobi l'insicurezza è strettamente legata all'aumento del numero degli abitanti, che cresce al ritmo del 5% all'anno.
"Oggi non possiamo più sottovalutare il circolo vizioso che collega la graduale dilapidazione delle risorse naturali del continente nelle zone rurali, l'aumento della povertà e il massiccio movimento migratorio verso le aree urbane, spiega a Panorama Cyril Enweze, vicepresidente dell'Ifad, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo delle Nazioni Unite, che ha investito, negli ultimi 27 anni, 3,5 miliardi di dollari per la valorizzazione delle terre aride, come quelle che circondano la capitale kenyota.

SGOMBERO
Per eliminare i focolai di criminalità il governo del presidente kenyota Mwai Kibaki ha avviato lo sgombero di alcune periferie pericolose di Nairobi. Obbiettivo ufficiale: regolarizzare, urbanizzare e risanare gli slum.
Una promessa elettorale non mantenuta. L'anno scorso circa 7 mila persone sono state "sfrattate" da Kibera, le loro case sono state distrutte ma poi il progetto è stato sospeso a metà.
La polizia cerca oggi di ridurre al massimo le sue incursioni in queste zone senza legge e le milizie armate, come quella legata al movimento Mungiki, pericolosa formazione religiosa bandita dal governo del Kenya, imperversano.
Come sottolinea una corposa ricerca dell'Unodoc (l'agenzia delle Nazioni Unite per la droga e il crimine), pubblicata nell'estate 2005, l'Africa rimane il continente dove il rapporto numerico tra i poliziotti e i giudici, da un lato, e il resto della popolazione dall'altro è il più basso al mondo, e dove le risorse umane e finanziarie investite nel sistema giudiziario sono tuttora estremamente limitate.
Queste carenze del sistema giudiziario spiegano perché, ancora oggi, in Africa la polizia riesce a scoprire i colpevoli di solo 1 omicidio su 10, contro i 7 su 10 in Europa.
Kenya, Nigeria, Ghana e Camerun sono i paesi dove, secondo l'Unodoc, la situazione è ulteriormente peggiorata negli ultimi anni.

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