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MEDIO ORIENTE

Guerra, primi dubbi in Israele

  4/8/2006

Non si placa la pioggia di missili sui villaggi della Galilea. E comincia a incrinarsi, sui giornali israeliani, l'ottimismo delle prime fasi delle operazioni: «Olmert ci racconti la verità». »Immagini » Ultimora " Forum: eccesso di difesa?

Non si placa la pioggia di missili sui villaggi della Galilea. La morte di tre persone a Tarhisha ed altre quattro ad Acre, in Galilea, comincia a incriminare l'ottimismo che ha accompagnato le prime fasi dell'operazione in Libano. Sui giornali israeliani, moderati o di orientamento progressista, appaiono i primi malumori sulla conduzione della guerra, assai più difficile di quanto era stato fatto credere dai vertici militari.

L'AFFONDO DI HAARETZ
«Ehud Olmert racconti la verità: dopo tre settimane, il potenziale missilistico di Hezbollah non è affatto stato ridimensionato» - attacca Haaretz, storico quotidiano della sinistra liberale.
L'esercito israeliano - contrariamente a quanto sostenuto dalle fonti vicine al primo ministro - non riesce ad avere la meglio sui guerriglieri sciiti che stanno dimostrando una capacità di resistenza superiore alle previsioni. La pioggia di missili che bersaglia le città di confine continua imperterrita nonostante i bombardamenti dell'aviazione e la mobilitazione di oltre diecimila fanti in territorio libanese.

Anche l'ipotesi di una bonifica del territorio di confine entro la fine della prossima settimana, su cui confida Tsahal per lasciare poi il campo ai caschi blu, appare eccessivamente ottimistica: «Quello che non possono fare è continuare a coprire il fallimento di Tsahal nel porre fine o per lo meno ridurre le capacità di lancio degli Hezbollah», continua Haaretz secondo il quale il tentativo di Olmert di rinsaldare lo spirito della Nazione raccontando di successi militari che non ci sono «non ha alcuna base concreta».
Il fatto, conclude l'editoriale, è che bisogna raccontare la verità alla popolazione, specie a quella che si trova nei villaggi di confine col Libano: «Ciò significa dire con onestà quali obiettivi sono stati raggiunti, quali devono ancora essere raggiunti, e quali non saranno mai raggiunti».

CAPACITA' DI RESISTENZA
Altro fronte, altro giornale, di orientamento moderato. «Hezbollah ha migliaia di di Sagger di fabbricazione sovietica, migliaia di missili anticarro, come il francese MILAN e l'americano TOW, riforniti da Iran e Siria. Per lanciarli è sufficiente una squadre di tre uomini» scrive il Gerusalem Post. Il fatto è che gli Hezbollah stanno cercando di evitare in tutti i modi i combattimenti frontali, si nascondono in montagna, utilizzano cunicololi e zone sotterranee dove circolano armi. Se è vero quanto sosteneva Henri Kissinger, cioé che, per un esercito guerrigliero, vincere la guerra significa resistere, va detto che Hezbollah si sta dimostrando un osso assai duro, anche per quello che era ritenuto il più efficiente esercito del mondo: Tsahal.
Racconta il colonnello Ofek Buchris, un veterano della guerra nel Golan attualmente impegnato sul fronte nord: «Gli Hezbollah non sono buoni soldati nel senso tradizionale del termine. Nei combattimenti faccia a faccia non c'è storia. Il fatto è che hanno ottime armi anti-carro e le sanno usare. Sono specializzati negli agguati. Del resto: sono stati istruiti dalle Guardie rivoluzionarie iraniane».

DIFFICOLTA' OPERATIVE
Mentre continuano i bombardamenti su Beirut, e Hassan Nasrallah rilancia la guerra della propaganda, minacciando di colpire Tel Aviv, con nuovi missili a lunga gittata che gli sarebbero stati riforniti da Damasco, i numeri della pioggia di Katyuscia che ieri ha bersagliato la Galilea la dice lunga sulle difficoltà di Tsahal a distruggere l'arsenale di Hezbollah: 130 in soli 90 minuti. «I nuovi missili sono più snelli di un lampione, simili ai Kassam di Gaza, difficilmente localizzabili», deve riconoscere un alto ufficiale di Tsahal. «Inutile dunque negarlo: ci aspetta un lungo lavoro. Nessun esercito può distruggere tutte le basi, questa è la verità. Ed è probabile che i cittadini del Nord debbano abituarsi a un certo livello di terrore anche nei prossimi anni».

SULL'ECONOMIST
Cerca di tirare le somme The Economist , autorevole settimanale inglese: «Una cosa è certa: questa guerra si concluderà confusamente come è cominciata, senza vincitori né vinti da una parte e dall'altra. Un esito di questo tipo può avere dei vantaggi. Per esempio nella guerra del 1973 tra Israele ed Egitto, entrambi gli eserciti si dichiararono alla fine vittoriosi e questo portò a un accordo più o meno vantaggioso, e con poche code velenose, per entrambe le parti». Risulta infatti difficile pensare che possa essere una forza multinazionale guidata dall'Onu, che abbia al proprio interno anche alcuni Paesi musulmani, a pacificare stabilmente - armi in pugno - l'area di confine.

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