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BOLIVIA - LA STRANA SQUADRA DI EVO MORALES

Bolivia - Coloriti compagni di lotta e di governo

Piero Armenti  14/9/2006

Una cantante andina per ambasciatrice, un'ex colf per ministro della Giustizia, un'ex sindacalista che non ha finito gli studia capo della costituente... È la riscossa dell'orgoglio indio

Quando Silvia Lazarte si alza in piedi per pronunciare il discorso d'apertura dei lavori dell'assemblea costituente boliviana, nessuno si meraviglia se usa il quechua, lingua meno orecchiabile dello spagnolo, forgiata nei millenni tra le catene montuose delle Ande. Al vertice dell'assemblea l'ha voluta il presidente Evo Morales, incurante delle critiche di un'opposizione furente contro un governo condizionato dalla troppa inesperienza.

Lazarte ha 42 anni ma ne dimostra 60. Ha il volto rugoso, bruciato dal sole, come quello di tante indigene che chiedono l'elemosina sui marciapiedi di Cochabamba o Santa Cruz. È stata scelta perché, più del compagno Evo, è la sintesi perfetta della Bolivia: indigena e donna, come tale emblema delle discriminazioni.
Le fanno notare di essere inadatta a un ruolo così impegnativo ma lei non arretra di un millimetro, orgogliosa della responsabilità che le forze ancestrali le hanno offerto. Con questo bagaglio d'orgoglio, un cappello bianco e una sciarpa azzurra, il 6 agosto si è presentata al paese a parlare di sé.

Ha raccontato dei genitori umili, emigrati dai monti verso le più fertili terre tropicali, della miseria e del giorno in cui il padre decise che non avrebbe studiato, lei che era ancora una bambina. I genitori lavorano e a Silvia tocca crescere in fretta, perché deve prendersi cura dei fratelli. I maschi di famiglia, invece, hanno continuato gli studi.
Quell'esclusione insopportabile si è rivelata un vantaggio: la scalata come dirigente sindacale, l'amicizia col compagno Evo e la condivisione della lotta per cercare di convincere il mondo che la foglia di coca non è solo la cocaina. È una pianta masticata per anni dalle tribù quechua e aymara, che così sopportano meglio fame e fatica; coltivarla è la fonte d'introito di molti contadini nel paese più povero del Sud America.

I dirigenti dell'opposizione, molti dei quali risiedono nella ricca provincia indipendentista di Santa Cruz, ascoltano stufi questa signora dagli occhi vispi. La considerano un burattino nelle mani di Morales, incapace di garantire l'autonomia dell'assemblea chiamata a riscrivere la legge fondamentale della Bolivia, in un clima che si sta surriscaldando.
Proprio le province dell'est, quelle ricche di gas, hanno indetto uno sciopero la scorsa settimana per protestare contro l'intento di Morales di cambiare la costituzione a maggioranza semplice, eliminando le discriminazioni ai danni degli indios. Questo gli hanno chiesto le masse che lo hanno votato e lui non intende tradirle. L'ha dimostrato da subito.

Quando ha scelto la squadra di governo, dopo la vittoria, Morales ha ripescato dal cilindro tanti sindacalisti indigeni per sistemarli nelle stanze dei bottoni. E il giorno in cui hanno giurato per l'incarico ministeriale i «luchadores sociales» hanno celebrato la rottura con il passato anche simbolicamente: invece di baciare l'indice e il pollice incrociati della mano destra, rappresentazione della croce cristiana, qualcuno ha alzato il pugno, qualcun altro se lo è poggiato sul petto.
Tra loro c'è il ministro del Lavoro Santiago Alvez, operaio; quello delle Miniere Walter Villaroel, minatore; il ministro degli Esteri David Choquehuanca, indigenista. Ma c'è soprattutto Casimira Rodriguez, la donna più odiata dagli avvocati.

La sua è un'altra storia speciale: quella di una domestica con la quarta elementare che è diventata ministro della Giustizia. Un affronto per i tecnici del diritto, abituati a considerare quella poltrona un loro feudo. L'ordine degli avvocati ne ha chiesto a gran voce la rinuncia, Jaime Hurtado, vicepresidente, la considera troppo ignorante per un incarico così specialistico.
Casimira ha risposto piccata: «Conosco tutte le leggi e gli articoli, ma soprattutto conosco l'ingiustizia». Il suo progetto è destinare più risorse alla giustizia minuta delle comunità contro quella dei grandi avvocati, e intanto a La Paz dà prova di frugalità condividendo l'appartamento con le sue colleghe sindacaliste.

In realtà anche Rodriguez ha la sensazione di essere arrivata troppo in alto, se ripensa ai primi anni di scuola, quando non riusciva a capire una parola di spagnolo. Parlava solo quechua. Il primo lavoro, a 13 anni, è quello di serva: solo vitto e alloggio, nessuno stipendio. Quando prova a protestare, viene cacciata via, accusata di essere una ladruncola. E deve restare zitta, perché davanti ai padroni non si può parlare. Ad alzare la voce ha imparato col tempo, nelle tre ore di libertà domenicale, discutendo con altre inservienti.

Da quelle riunioni di ragazzine nasce una forte coscienza sindacale e poi un progetto di legge per ridare dignità al loro lavoro in Bolivia non tutelato. La legge viene approvata nel 2003, cancellando l'amarezza per le tante incomprensioni con molte parlamentari. Donne anche loro, ma incapaci di capire il dramma di chi voleva un salario minimo, orari definiti e ferie.
La vita di Luzmila Carpio, un'altra donna del presidente, più che di lotta è fatta di successi. Luzmila è la stella della musica india, con una voce che richiama le profonde sonorità della Cordigliera andina e sa imitare il canto degli uccelli. È l'ultima delle nomine a sorpresa di Morales: ambasciatrice a Parigi. I francesi già la conoscevano, erano abituati a vederla cantare nei teatri.

L'avevano vista anche in un film di Anne Bramard-Blagny sulle drammatiche condizioni degli agricoltori boliviani. Per convincere la Francia a sostenere la Bolivia nella sua lotta contro le multinazionali degli idrocarburi, più che sull'abilità diplomatica Luzmila punterà sullo charme d'artista.
Ambasciatore a Washington è stato nominato il giornalista Gustavo Guzman. Non ha alcuna esperienza diplomatica, negli Stati Uniti non ha mai messo piede, parla a stento l'inglese.

Carico d'inesperienza, dovrà riuscire a far estradare l'ex presidente Sanchez de Lozada, accusato di aver ordinato di sparare ad altezza uomo durante le manifestazioni dell'ottobre 2003, contro le privatizzazioni. Quando gli fanno notare l'insolita capigliatura risponde divertito: «Indosserò la cravatta, ma i capelli non li taglio».
Si narra che Guzman abbia ricevuto una telefonata alle 6 del mattino, il presidente in persona lo invitava a palazzo. Quando gli chiese di rappresentare la Bolivia nel regno di George Bush, Guzman sgranò gli occhi e si schermì: «Evo, per favore, tu credi che io sia capace?». «E tu mi credevi capace di fare il presidente della Bolivia?» fu la replica di Morales.

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