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Panorama   Archivio   Washington-Addis Abeba, alleanza spregiudicata

SOMALIA

Washington-Addis Abeba, alleanza spregiudicata

Gianandrea Gaiani  10/1/2007

I raid Usa contro le milizie islamiste hanno avuto successo. Ma l'alleanza col regime etiope in funzione anti-jihadista contiene qualche rischio

C'era anche Fazul Abdullah Mohammed, uno degli esponenti di al Qaeda in testa alla lista dei ricercati per terrorismo dagli Stati Uniti, tra le vittime del raid americano dell'altro ieri, cui ha fatto seguito stamani un altro bombardamento sulla Somalia meridionale: smentito da Mogadiscio, e non confermato - nei particolari - nemmeno dal Pentagono.
Sono state proprio le informazioni sulla presenza di Fazul Abdullah Mohammed e delle sue guardie del corpo che hanno provocato l'intervento diretto di un AC-130 Gunship (cannoniera volante) dell'aeronautica statunitense che ha saturato con il fuoco dei suoi cannoni automatici una parte del villaggio poi raggiunto dalle truppe somale ed etiopi che ora lo presidiano.

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    ADDESTRATO DA OSAMA
    Mohammed, considerato il regista dei due attacchi terroristici del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania che provocarono oltre 250 morti è originario delle isole Comore. Il terrorista addestrato in Afghanistan nei campi di Osama Bin Laden era sospettato di aver anche progettato nel 2002 un attentato in Kenya contro un volo di linea israeliano e Washington aveva posto una taglia di 5 milioni di dollari sulla sua testa.

    Il coinvolgimento diretto di forze aeree americane nel conflitto somalo che oppone governativi ed etiopi alle milizie delle Corti Islamiche e di al Qaeda sembra essere legato direttamente alla caccia ai leader terroristi che cercano rifugio dopo il collasso militare delle milizie jihadiste.

    SUPPORTO USA
    Nelle ultime settimane era giunte conferme del supporto americano alle forze etiopiche sul piano delle informazioni e della logistica anche se non erano mancate segnalazioni di velivoli americani su Mogadiscio e Chisimaio e voci circa la presenza di consiglieri militari al fianco delle truppe di Addis Abbeba.
    Dopo la caduta di Chisimaio gli USA hanno aumentato la loro presenza nell'area con navi da guerra incaricate di impedire la fuga dei leaders delle Corti e di al-Qaeda e l'arrivo di fronte alle coste somale della portaerei Eisenhower che aumenterà in modo esponenziale le capacità americane di compiere ricognizioni e raids aerei su tutta la Somalia.

    ALTRI OBIETTIVI
    Morto Fazul Abdullah Mohammed, nel mirino degli americani restano il keniota Saleh Ali Saleh Nabhan, il sudanese Abu Taha al-Sudani, l'uomo che procurava a Khartoum armi e denaro per le Corti Islamiche, ma anche il leader delle Corti Islamiche, Hassan Dahir Aweys, e Hassan Turki, il capo dei miliziani di Chisimaio che ha arruolato molti veterani di al-Qaeda reduci dai conflitti in Afghanistan e Iraq, coinvolto negli attentati compiuti in Kenya negli ultimi anni.
    Washington schiera dal novembre 2002 a Gibuti due mila marines della Task Force Corno d'Africa che fornisce supporto e addestramento ai paesi alleati della regione, soprattutto Kenya ed Etiopia, impegnati a combattere l'estremismo islamico.

    ADDIS ABEBA
    Il regime di Addis Abbeba guidato dal presidente Meles Menawi non brilla certo per spirito democratico, come dimostrano l'arresto di molti oppositori e le brutali repressioni poliziesche delle manifestazioni studentesche. Eppure l'Etiopia, composta per metà da cristiani e per metà da musulmani, rappresenta oggi un bastione indispensabile per gli USA nel contrasto al jihadismo in Africa Orientale.
    Oltre a svolgere un ruolo indispensabile nell'eliminazione delle Corti Islamiche in Somalia, Addis Abbeba mantiene sotto forte pressione un'Eritrea che strizza l'occhio ai gruppi jihadisti e soprattutto il Sudan il cui regime è ai ferri corti con Washington per la crisi nel Darfur.

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