GUERRE CALCISTICHE IN VISTA DEI MONDIALI 2006
Elmetti nazisti per tifosi olandesi ai Mondiali
Matteo Durante 12/1/2006
In vendita su internet per i supporters degli orange i copricapi usati dall'esercito tedesco, che dal '40 al '45 occupò i Paesi Bassi. Gli inventori: "Solo una goliardata". La federcalcio olandese: "Cattivo gusto". La polemica è scoppiata, mentre dal fronte britannico, attaccano niente meno che con Churchill
Alla fine, ovviamente, è scoppiata la polemica.
Come intorno al saluto romano di Paolo Di Canio in Italia, anche in Olanda si discute di calcio e simboli, di sport e storia, di stadi e politica.
Il pretesto, anzi l'oggetto della contesa è reclamizzato come "il prodotto più carino ed economico per i mondiali di calcio del 2006".
Si tratta di una fedele riproduzione, in plastica, dell'elmetto in dotazione all'esercito del Terzo Reich durante la seconda Guerra Mondiale. Però rivisto e corretto nel colore: arancione come impone appunto la divisia degli Orange, allenati da Marco Van Basten.
Si trova in vendita su internet al prezzo di 4 euro e 95 centesimi e porta sul fianco la scritta "Hup Holland Hup: Vai Olanda, vai".
È pensato quindi per i supporters dell'Olanda, paese invaso dalle truppe di Hitler nel maggio del 1940 e rimasto sotto il giogo nazista fino al maggio del 1945.
La compagnia che ha realizzato questo prodotto ne ha già venduti più di 15 mila in meno di due settimane.
Gli autori parlano di un oggetto divertente, nato "per stimolare i giocatori olandesi e provocare i tedeschi". "La seconda Guerra Mondiale è finita 60 anni fa - hanno spiegato - e la maggior parte dei tedeschi di oggi non ha nulla a che vedere con la generazione dei tempi di Hitler. Il casco è solamente un giocattolo e non ha alcun significato politico".
Solo una goliardata, quindi, sembrano giustificarsi gli inventori del prodotto e benficiari del relativo business: un gioco, uno scherzo, per ridere e, si spera, brindare in qualche birreria tedesca.
A riprova dello spirito burlesco della trovata, va detto che i chiassosi tifosi olandesi sono conosciuti perché si muovono, portandosi al seguito, oltre alle botti di birra, la banda musicale (con trombe, tromboni e grancassa) e bellissime olandesine, agghindate con camicie biance, gonne a fiori e zoccoli ai piedi.
In effetti, affiancare a quest'immagine da carosello il nefando elmetto del Reich stona un po'.
Dello stesso parere la federcalcio olandese, che ha giudicato tutt'altro che divertente il frutto di questa iniziativa commerciale. "Dicono di non voler ricordare la guerra - ha fatto osservare un portavoce federale al quotidiano olandese Telegraaf - ma ottengono l'effetto contrario. Una festa di calcio, ovviamente, non può andare in questa direzione".
Anche il club ufficiale dei tifosi olandesi ha preso le distanze da questa iniziativa: "È una cosa davvero di cattivo gusto - ha spiegato un portavoce del club - non vogliamo in alcun modo rievocare gli anni foschi della guerra".
Ma siccome spot chiama spot, la "guerra calcistica" alla Germania si gioca su più fronti. Da oltre Manica, gli inglesi hanno già preparato la contromossa.
Un giovane artista di Manchester, Michael Brown, ha preso pennello e colori e ha buttato giù un quadro che, per dirla con l'aplomb britannico, potrebbe avere effetti "imbarazzanti": tra Wayne Rooney e Rio Ferdinand, un attaccante e un difensore della nazionale allenata da Sven Goran Eriksson, il 34enne pittore ha piazzato niente meno che Winston Churchill, uno che tralasciava la sua proverbiale ironia per dire, senza giri di parole, la fine che avrebbe fatto fare ad Adolf Hitler: passato per le armi, nel caso in cui fosse finito nelle mani dell'esercito britannico o delle truppe di liberazioneuno.
Quindi, Churchill è la risposta inglese all'elmetto nazista degli olandesi.
Aspettando altre inziative curiose e fantasiose da parte di francesi, italiani, polacchi, cechi e ucraini, la Germania del 2006 potrebbe insomma trovarsi "accerchiata".
E allora potrebbero essere dolori: nelle difficoltà, il carattere teutonico viene sempre fuori e potremmo trovarci la mediocre nazionale di Jurgen Klinsmann addiritura in finale, a cantare quell'inno che ha sempre fatto paura a molti: "Deutschland, Deutschland über alles..."





