| FERRARI 575 GTZ | ||
| Ferrari 575 GTZ, attrazione fatale | ||
| In una simbiosi perfetta la tradizione del Cavallino e l'originalità dello stile Zagato. Basata sulla 575 M, è una fuoriserie che affascina fin dal primo sguardo... » Immagini | ||
| 12/10/2006 | ||
| URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001038288 | ||
| Yoshiyuki Hayashi può certamente ritenersi un uomo fortunato, ogni volta che fa visita al suo box può infatti ammirare gioielli come la Ferrari 166 MM, la 250 Spider California, le Daytona Coupé e Spider e una Enzo. A quanto pare, però, questo, diciamo... benestante signore giapponese sembrava non ritenere perfetta la sua fortuna. E dato che gli rimaneva ancora qualche spicciolo ha fatto fare mezzo giro del mondo a due Ferrari 575 Maranello F1 (dodici cilindri, 515 CV, prezzo di circa 200.000 euro). Le ha spedite all'aeroporto di Malpensa, ha contattato l'atelier milanese Zagato e gli ha detto in tono colloquiale: «Tiratene fuori qualcosa». Due sole le direttive che ha dato: una carrozzeria che si ispirasse alla Ferrari Zagato 250 GTZ del 1956, che proprio nel 2006 festeggia i 50 anni, e qualcosa che facesse aumentare il valore della vettura: per lui le auto sono un investimento. Andrea Zagato, presidente di SZ Design e nipote di Ugo, il fondatore della società, ama questi lavori. Perché un incarico del genere permette di mettere in pratica la filosofia dell'azienda nata nel 1919: un design fatto di eleganza e sportività, nessun prodotto per la massa e uno stretto contatto con il cliente. Come una volta. In passato, infatti, chi possedeva un'appariscente auto firmata Zagato voleva, da una parte, una vettura sportiva, leggera e aerodinamica da poter lanciare sul circuito durante i weekend e, dall'altra, un'auto elegante con cui accompagnare la "signora" durante i giorni della settimana. Ora sono gli uomini d'affari che contano a essere i padroni di questo mercato ma il gusto per le belle auto è rimasto, come dimostra la 575 GTZ di Zagato, un'interpretazione neoclassica della Ferrari 575. Chi guarda quest'auto negli occhi riconosce le luci anteriori della 612 Scaglietti, l'unico elemento preso a prestito da un modello esistente. «Da una parte, questo ha a che vedere con l'omologazione», spiega Andrea Zagato, «dall'altra, però, la buona vecchia tradizione GT italiana è quella di iniziare con gli occhi di un'auto e progettarvi intorno tutto il resto. Le luci posteriori, create appositamente, riprendono poi il tema». Risaltano particolarmente le gobbe sul tetto: le due rotondità, molto affascinanti e quasi sensuali, sono una specialità Zagato ed erano già presenti nella 250 GTZ. Non hanno solo una funzione estetica, in quanto fanno apparire l'auto più piatta, ma migliorano anche l'aerodinamica e la rigidità della struttura. La 575 GTZ sembra – e sotto un certo punto di vista lo è – una scultura monolitica: «Lavoriamo alla carrozzeria come a un tutto e non ci preoccupiamo troppo dei dettagli», rivela Andrea Zagato. «Per questo motivo noi non abbiamo accessori cromati o cose del genere. Alla carrozzeria non aggiungiamo artefatti: è un'opera d'arte in sé». Per realizzare questo capolavoro bastano più o meno sei mesi: «Progettiamo il design al computer e poi creiamo subito a mano la carrozzeria in alluminio, senza costruire alcun modello. L'automobile nasce completamente dall'istinto». La Ferrari ha dato la propria benedizione alla 575 GTZ dato che Zagato non ha effettuato modifiche né al telaio né al motore. Tuttavia la Casa di Maranello si è opposta al lancio dell'auto allo scorso Salone di Ginevra per non compromettere il debutto della 599 GTB Fiorano. Infatti l'unica stella che brillava allo stand Zagato era una 250 GTZ. Andrea Zagato ha invece modificato i rivestimenti dell'abitacolo, utilizzando una qualità di pelle morbidissima. Alla scelta dei colori ha collaborato anche la moglie Marella Rivolta (discendente della famiglia dello storico produttore di auto d'élite Iso-Rivolta). Per la verniciatura esterna i riferimenti al passato si sprecano: già la prima 250 GTZ era bicolore. Su strada la 575 GTZ è senza dubbio un'attrazione per eccellenza. Le sue forme perfette affascinano tutti senza distinzione di sesso, età o nazionalità. Eppure la praticità è rimasta, il classico rombo del Cavallino è rimasto inalterato così come la sicurezza, garantita. La GTZ potrebbe addirittura essere utilizzata come una Punto, se solo qualcuno avesse il coraggio di provare nell'impresa. Molto probabilmente Andrea Zagato verserà qualche lacrima quando i due esemplari realizzati se ne andranno. Uno dei due, infatti, è destinato a un museo privato. Tuttavia esiste ancora la possibilità che mettano le gomme sull'asfalto altre tre 575 GTZ. Zagato ha in previsione un massimo di cinque esemplari, proprio come la sua antenata. MAI PIÙ DI CENTO Ugo Zagato fonda la sua carrozzeria a Milano nel 1919 con l'obiettivo di trasferire alle automobili le tecniche di produzione del settore aeronautico, come la costruzione leggera e l'aerodinamica. Ha progettato le prime nuove carrozzerie per la Itala e la Fiat; presto sono seguite la Alfa Romeo e la Lancia. È stato nel 1950 che ha realizzato la prima carrozzeria per la Casa di Maranello, con la benedizione dell'amico personale Enzo Ferrari. Dopo la Seconda guerra mondiale i figli di Zagato, Elio e Gianni, hanno assunto la direzione della società, facendone una carrozzeria riservata a pochi eletti. Oggi l'azienda è diretta da Andrea, nipote di Ugo. Considera la società come un atelier che si occupa di vetture esclusive in tiratura estremamente limitata. Il numero massimo di esemplari di un modello Zagato è stato 99: tanti sono stati quelli realizzati l'ultima volta per la Aston Martin DB AR1 del 2003. |
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