Fatima II:il comandante è stato ucciso

E' ricomparso uno dei tre "ammutinati" spariti nel nulla assieme al capobarca: "Gianluca Bianca è stato ucciso"

Fatima II:il comandante è stato ucciso Fatima II:il comandante è stato ucciso
Credits: Foto Anna Bianca

di Nadia Francalacci

Gianluca Bianca, il capobarca siracusano del Fatima II, è morto. I tre protagonisti dell’ammutinamento del peschereccio lo avrebbero attirato nella sua cabina e mentre un egiziano lo distraeva parlando, un altro lo avrebbe colpito alla testa con una spranga di ferro spezzandogli l’osso del collo. Un colpo secco che gli avrebbe provocato immediatamente il decesso. Poi il suo corpo sarebbe stato buttato in mare.

Sono le parole del terzo “ammutinato”, quello scomparso nel nulla per oltre un mese e riapparso altrettanto misteriosamente due giorni fa nella sua casa in Tunisia. L’uomo, ha raccontato come sarebbe morto il comandante Bianca ma non le motivazioni. Dunque, perché è stato ucciso? Perché il peschereccio è stato “dirottato” verso le acque egiziane e lasciato alla deriva davanti al porto di Rashid, a 65 chilometri da Alessandria d’Egitto?

La ricostruzione del tunisino aggiunge al complesso e misterioso puzzle del caso “Fatima II” solamente una certezza: Gianluca Bianca non tornerà mai più a casa. La madre Antonina ha sperato di riabbracciare suo figlio fino al 14 agosto, quando il suo cellulare ha squillato per l’ultima volta.

Se la morte del capobarca siracusano risale al 12 luglio, giorno in cui per l’ultima volta, Gianluca ha parlato con la moglie, chi avrebbe preso i suoi effetti personali? Chi avrebbe continuato ad usare il suo cellulare? I marittimi imbarcati sul peschereccio negano di aver mai preso con sé il telefonino del comandante Bianca.

Ma la versione del tunisino ammutinato e ricomparso dopo oltre un mese di “latitanza”, non collima con le dichiarazioni rilasciate dal resto dei membri siracusani fatti allontanare su una zattera di salvataggio, dal Fatima II. Ed è qui che sul caso Fatima II cala una fitta nebbia, tanto da trasformarlo in un giallo di difficile soluzione.

“I marittimi siracusani che erano a bordo assieme a mio figlio hanno raccontato una versione diversa alla Capitaneria di porto e al magistrato- si sfoga con Panorama.it, la madre Antonina- anzi numerose versione di come si sarebbero svolti i fatti a bordo ma nessuna di queste corrisponde neanche in parte al racconto del tunisino”

E’ distrutta e soprattutto incredula: “Perché i siracusani avrebbero raccontato così tante bugie? Che cosa ha fatto mio figlio di male per essere stato trattato cosi?”. La madre Antonina sembra essere più propensa a credere alla versione del tunisino che non a quella rilasciata dai suoi compaesani: “Il tunisino gli voleva bene a mio figlio….”.

Eppure neanche lui, in oltre un mese ha mai tentato di mettersi in contatto con la famiglia del capobarca per raccontare quanto accaduto a bordo.  
“Quando i tre siracusani sono stati interrogati- prosegue Antonina- avrebbero parlato di un colpo di pistola, quella lancia razzi,  poi di aver visto del sangue nella cabina e ancora di aver visto buttare in mare il materasso ancora intriso di sangue. Questa versione è stata successivamente ancora modificata. Io vorrei sapere il perché.. non era più semplice raccontare la verità?”

Le versioni contraddittorie e imprecise avrebbero per settimane tratto in inganno i genitori e i familiari del capobarca, facendoli sperare in un ritorno a casa. Ad alimentare la speranza anche il cellulare del comandante, acceso e in grado di ricevere telefonate fino al giorno prima di Ferragosto.

“E’ davvero strano tutto questo. Mio figlio non aveva nemici e non era mai stato minacciato- continua nel racconto la mamma aiutata dalla sorella minore di Gianluca, Anna – era di indole tranquilla e soprattutto molto generoso. I marittimi che portava con sé erano tutte persone bisognose con famiglia e in cerca di lavoro. In molte occasioni avevamo consigliato a Gianluca di non prendere gente di strada che gli chiedeva aiuto ma di selezionare il suo personale di bordo ”

“Ma lui era cocciuto e ci rispondeva sempre con un’unica frase sono bisognosi e tengano i picciriddi- ricordano Antonina e Anna- ma anche lui aveva picciriddi e i suoi assassini non ne hanno tenuto conto. Lui trattava il suo equipaggio non come dipendenti o collaboratori ma come fratelli ”

Gianluca Bianca, nonostante avesse solo 35 anni, era  padre di cinque bambini: 3 femmine e due maschi. Il primo di 15 anni, la seconda di 12, 10, 4 e l’ultima nata 2 anni e mezzo fa.

“Mio figlio ha iniziato a lavorare in barca a 8 anni con suo nonno, mio padre- continua Antonina-  salì per la prima volta sul peschereccio d’estate appena si chiuse la scuola e ogni giorno che non studiava, lavorava. E la sua passione per il mare che lo faceva sentire un lupo ma anche libero come una farfalla, lo ha condotto alla morte”

“Adesso in attesa che la giustizia faccia il suo corso e che sia accertato davvero come è stato ucciso mio figlio- conclude la madre- vorrei che qualcuno o il mare mi ridesse il suo corpo. A lui devo almeno un funerale”. Il dolore più grande per i familiari è proprio quello di non riavere un corpo su cui piangere e portare un fiore.

“Se l’equipaggio ha assistito all’omicidio di mio figlio e al lancio del suo corpo in mare perché qualcuno poi non lo ha tirato di nuovo a bordo?"

Una morte che ad oggi non ha ancora una spiegazione. Il Fatima II dopo essere salpato da Siracusa non avrebbe toccato nessun altro porto del Mediterraneo, precisa la sorella Anna. Quindi se alla base dell’omicidio ci fosse anche la consegna o il trasporto di merce illegale caricata all’insaputa del capobarca, questa sarebbe partita dall’Italia, dal porto di Siracusa, per essere consegnata probabilmente proprio in uno dei paesi del nord Africa: Libia o Egitto.

Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha risposto ieri sera alla famiglia Bianca spiegando che neanche la Farnesina è riuscita a salire a bordo del Fatima II, ancora ancorato nel porto egiziano di Rashid, ma sta facendo tutto il possibile per poter accelerare la rogatoria internazionale chiesta dalla procura siracusana. Ma adesso occorre far chiarezza anche su un altro punto dell'intricata vicenda del peschereccio siracusano: dov'è stato per oltre un mese il tunisino "ammutinato"? Forse nella ricostruzione della sua assenza potrebbe trovarsi una spiegazione all'omicidio di Gianluca Bianca.      

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