• Profeta di ventura
Marco Ventura

Beppe Grillo, la violenza dietro la maschera

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Leggerezza e terrore. Beppe Grillo somiglia sempre di più al protagonista di un thriller politico che fa ridere con le sue battute da comico anziano, la voce stridula, il fisico da giullare o arruffapopolo e il volto arcigno che si rilassa soltanto nel candore dell’invettiva.

Capace di dire le cose più tremende con la frenesia allegra del bambino che si diverte a bruciare le formiche, il guru del movimento 5 Stelle aveva già evocato una Norimberga dei partiti, cioè (se le citazioni storiche hanno un senso) un processo mediatico di risonanza mondiale dei vincitori contro i vinti, che si concluderà con la messa a morte degli imputati. I crimini di guerra e la corruzione sullo stesso piano. Alla sbarra gli ex leader sconfitti, balbettanti e con le stigmate di criminali nazisti. Un bis dei processi alla Di Pietro, né più né meno. Con la prospettiva di una democrazia senza partiti. “Puntiamo al 100 per cento”.

Ma l’intervista di Gian Antonio Stella a Grillo su Sette, induce a qualche riflessione in più. Anzitutto, dalla Norimberga dei partiti siamo passati ai processi nelle piazze, con cittadini estratti a sorte, incensurati, che diranno “quali lavori socialmente utili far fare a questa gente che ha derubato il paese”. Qui naturalmente scatta l’applauso e la risata dei lettori e naviganti di twitter che rileggono l’intervista irradiata nel web dai professionisti del movimento. Grillo non si accontenta dell’esilio (alle Seychelles) dei leader riconosciuti colpevoli dalla piazza. Vuole che restituiscano il maltolto.

Probabile che abbia già i nomi dei condannati e il testo della condanna da far digitare e diffondere ai digital pr da lui assoldati. Grillo ha molto del Robespierre. “Non sono anti-politico, sono contro i partiti”. Il programma? Da anni lo declina, dice, con monotonia. “L’ambiente. La differenziata. I pannelli solari. Le macchine a idrogeno. Il risparmio energetico. Sono anni che faccio politica così”. Un po’ poco, a dire il vero.

Ora si aggiungono i processi pubblici, i cittadini che vanno allo show del giudizio collettivo (a pagamento anche quello?) ad ascoltare gli editti di un folle che pretende di sottoporre alla gogna e a una sentenza illegale i politici al tramonto. Grillo è trasparente nello svelare gli espedienti della sua rivoluzione, confessa per esempio che quando ripete a mitraglia le parolacce “è teatro, teatro!”, e nei comizi in realtà recita, “assolutamente sì, è il mio lavoro da quarant’anni, in una piazza aperta per arrivare alla gente devi gridare”. Figuriamoci una piazza infinita e vergine come la rete. Ma dentro tanta leggerezza e dietro i volti giovani e puliti dei grillini, “che hanno dietro i più bravi consulenti della rete”, rischia di annidarsi una componente di violenza autentica. E dietro la maschera, l’intolleranza fisica e il desiderio di rivalsa. Grillo parla di Norimberga e processi in piazza, rivoluzione e nuova democrazia, poi scopri che i suoi sindaci si limitano a fare la battaglia all’inceneritore. E pensi che in fondo la politica in Italia è la commedia di sempre. Con un più di frustrazione, follia e violenza. Un più di leggerezza e terrore.

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