Il Papa a Milano per dimenticare i veleni

Dopo la visita di Benedetto XVI a Milano, la Chiesa può ripartire dalle famiglie e dai giovani per trovare la forza di voltare pagina

Il Papa a Milano per dimenticare i veleni Il Papa a Milano per dimenticare i veleni
Benedetto XVI allo stadio Meazza (Ansa)

di Ignazio Ingrao

Ironia della sorte: Benedetto XVI aveva fortemente voluto l’appuntamento di Milano per festeggiare tutte le famiglie del mondo. Ma ci arriva accompagnato dalle preoccupazioni e dai veleni della sua stessa famiglia, “la famiglia pontificia” dove uno dei suoi membri, “l’aiutante di camera” Paolo Gabriele, lo ha tradito trafugando, fotocopiando e facendo arrivare all’esterno, lettere, appunti e documenti riservati.

Un’accoglienza calorosa, anche se per il momento non oceanica, ha dato il benvenuto a Ratzinger a Milano in piazza Duomo. Affettuoso il saluto del Papa ai due arcivescovi emeriti della città, Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi. Con l’attuale arcivescovo, Angelo Scola, lo lega una lunga amicizia, sin dai tempi in cui Ratzinger era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e il cardinale era rettore alla Pontificia Università Lateranense. Si ritrovavano insieme a cena presso la sede di Comunione e liberazione a un passo dalla Basilica di santa Maria Maggiore. Sembra passato un secolo da allora. Ora le polemiche scuotono il palazzo apostolico mentre la gendarmeria vaticana è costretta a setacciare gli uffici della Santa sede a caccia dei “corvi”. Mentre Cl in Lombardia è nella bufera per le rivelazioni su Roberto Formigoni e su alcuni membri della Compagnia delle Opere, e lo stesso arcivescovo ha preso le distanze dal movimento fondato da don Luigi Giussani.

A Milano il Papa, attorniato dai suoi più stretti collaboratori (il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il segretario particolare monsignor Georg Gaenswein e il nuovo “maggiordomo”, Sandro Mariotti) lancia un messaggio forte alle famiglie, ai giovani, ai religiosi contro l’individualismo, l’egoismo, il desiderio smodato di affermazione di sé. Chiede di aprirsi agli altri, di costruire una società fondata sulla famiglia, capace di saper contemperare il lavoro e la festa, senza che il primo diventi spasmodica ricerca del successo e della carriera e la seconda sia ridotta a consumismo sfrenato. Il pensiero del Papa va anche all’Europa, alle difficoltà di quanti hanno perso il lavoro e alle vittime del terremoto. A Roma lo attende una Curia divisa dalle polemiche e dai sospetti. Ma forse è proprio ripartendo dal basso, dall’entusiasmo dei giovani, delle famiglie, dei movimenti che stanno animando la manifestazione di Milano, che la Chiesa potrà trovare la forza per voltare pagina.

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