Ma Bossi non farà mai la bella statuina

Mancano pochi giorni al congresso leghista di Assago. Il futuro del Carroccio è in una diarchia con Maroni  

Ma Bossi non farà mai la bella statuina Ma Bossi non farà mai la bella statuina

Roberto Maroni e Umberto Bossi sul palco

Credits: ANSA / DAVIDE BOLZONI
di Paola Sacchi

Nessun "colpo di rivoltella", e soprattutto "la Lega non uscirà separata e distrutta", annuncia Umberto Bossi, in un'intervista a SkyTg24, a pochi giorni dal congresso federale di sabato e domenica prossimi al Forum di Assago. Ma, attenzione, il messaggio del Senatùr va letto tutto soprattutto nella parte in cui Bossi lascia capire che lui non intende il suo ruolo di presidente, che il congresso gli assegnerà, come un ruolo onorifico.

Perché, dice in sostanza: io sono Bossi e in quanto tale un ruolo lo avrò sempre. La conclusione del congresso che si celebrerrà con la partecipazione di 557 delegati, la gran parte maroniani, è già data per scontata: Roberto Maroni sarà il futurto segretario del Carroccio, il secondo dopo il Senatùr che ne è stato il leader incontrastato per oltre trent'anni. Ma l'incognita Bossi è destinata a gravare sulle assise di Assago. Un'incognita sul ruolo formale ma anche una certezza.

La coppia Bossi-Maroni non si separerà, il nuovo segretario continuerà a convivere in qualche  modo con quello che nella Lega è chiamato "Il Capo". Dice testualmente Bossi: "Io sono un
soggetto che non ha bisogno di titoli per poter fare le cose, perché tante cose le so fare. Quindi, è difficile impedire a chi sa fare le cose di farle". Un messaggio che sembrerebbe diretto al maroniano Matteo Salvini, il segretario della Lega Lombarda che solo pochi giorni fa alla domanda se Bossi sarà il presidente ha risposto con un "vedremo" che è parso mandare all'aria quel patto già sottoscritto da Maroni con Bossi.

Oppure il Senatùr ha voluto mandare un messaggio allo stesso Maroni che, secondo quanto riportato dalle croncahe, avrebbe rivendicato la sua totale autonomia come segretario dicendo: nessun ticket nella Lega, deciderò solo io. Se Maroni legittimamente rivendica la necessità di avere pieni poteri nei fatti per poter fare la sua "nuova" Lega, altrettanto legittimamente Bossi non ci sta a fare il presidente inteso come una bella statuina da utilizzare per attrarre voti e consensi. Che lui non si farà da parte in questi mesi e settimane lo ha detto e fatto capire in mille modi, look compreso, con il quale il Senatùr gioca da maestro.

Pochi hanno notato la camicia verde con la quale si è pesentato a sorpresa qualche domenica fa a Verona alla manifestazione con Maroni e Falvio Tosi. Era un evidente messaggio alla Lega delle origini, da lui costruita, a tanti militanti per i quali "il Capo" resta un'incona, nonostante l'affaire Belsito. E poi ci sono i numeri del Veneto anche a impesierire i maroniani: Massimo Bitonci, bossiano, ex sindaco di Cittadella, 46 anni, ha perso la sfida con Tosi per la segreteria nazionale del Veneto portando a casa però oltre il 40 per cento dei consensi. È chiaro che Maroni sarà il futuro segretario. Ma ora l'incognita è come verrà eletto. Per acclamazione come lui vorrebbe? Secondo indiscrezioni si starebbe lavorando a questo ma con un filo di preoccupazione. Sembra che, pur avendo di fatto già il numero suifficiente di firme per presentare la sua candidatura a segretario, lunedì scorso subito dopo il consiglio federale, e quando Bossi se ne era già andato, Roberto Calderoli (triumviro con Maroni e Manuela Dal Lago) avrebbe dato il via alla raccolta di firma anche tra i membri del consiglio federale. La stessa cosa ieri l'avrebbe fatta il capogruppo leghista al Senato Federico Bricolo, ex cerchista ora con Maroni, tra i senatori del Carroccio. Diversi senatori di rito bossiani non hanno firmato. Ma soprattutto allo stato attuale non ha firmato per quella candidatura neppure lo stesso Bossi. E' vero che ci sarebbe un accordo sottoscritto da lui e Maroni, ma la firma ufficiale del Senatùr sotto la candidatura del suo suo successore non c'è ancora. Ma al congresso "nessun colpo di rivoltella".

Conferma a Panorama.it il senatore Giuseppe Leoni, molto vicino a Bossi (insieme a lui e a Manuela Marrone è fondatore della Lega Lombarda e detentore del simbolo): "Il candidato a segretario è
unico con Umberto presidente". E sottolinea: "Se qualcuno pensa che Bossi ha bisogno di questo ruolo per esistere, io ricordo che Bossi è Bossi, che lui nella Lega resta per i militanti "il Capo", lui è come Abramo e Abramo è Abramo, colui che ha iniziato il cammino del suo popolo".

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