Rifiuti: se non a Malagrotta dove?

L'Europa: "Chiudetela". Ma è guerra sul sito alternativo.

Inizia oggi una settimana decisiva per sapere dove finiranno i rifiuti della Capitale dopo che la Ue, per l'ennesima volta, ha intimato all'Italia di chiudere entro due mesi Malagrotta, la più grande discarica fuorilegge d'Europa. Nel pomeriggio il neo commissario all'emergenza Goffredo Sottile dovrebbe svelare le carte nel corso di un vertice con gli Enti locali e il ministro dell'Ambiente Corrado Clini.

In arrivo sanzioni che peseranno sulle tasche dei cittadini romani. Si parla di mezzo miliardo di euro al mese. Ma già da un anno a Roma è guerra, soprattutto a livello istituzionale, sia locale che nazionale, su dove dovranno finire le 5mila tonnellate di spazzatura prodotte ogni giorno. Tra le vittime più illustri dello scontro in atto il commissario straordinario all'emergenza rifiuti, il prefetto Giuseppe Pecoraro, costretto nei giorni scorsi alle dimissioni.

Da parte loro, i cittadini protestano a colpi di perizie contro l'ipotesi che il loro territorio possa trasformarsi in un nuovo immondezzaio. Temono per la loro salute, per il peggioramento della qualità dell'aria che respirano, per l'inquinamento delle falde acquifere da cui arriva l'acqua nelle loro case, ma anche per la svalutazione del valore delle loro abitazioni.

Tra le località a rischio fino ai giorni scorsi anche quella di Corcolle, a due passi da Villa Adriana, sito archeologico tutelato dall'Unesco. Adesso, tuttavia, chi deve preoccuparsi di più sono i residenti di Pian dell'Olmo, ai confini con il comune di Riano, e quelli di Monte Carnevale, zona all'interno della stessa Valle Galeria dove si trova anche Malagrotta. Panorama.it ha incontrato questi ultimi ed è andata a vedere la cava che presto potrebbe riempirsi di spazzatura.