Archivio Panorama

LATO OSCURO DI INTERNET LE INSIDIE DELLO SPAMMING
Catene di Sant'Antonio e truffe telematiche
Richieste di aiuto per bimbi malati, cuccioli da salvare, cure miracolose. Tra i tanti appelli disperati lanciati ogni giorno via email, solo pochi sono veri. Gli altri nascondono raggiri.
di Guido Castellano e Elena Porcelli
16/4/2003
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001018681
Invia questo messaggio a tutti quelli che puoi, perché Samantha ha veramente bisogno d'aiuto. Oggetto: leucemia. Se cestinerete questa posta elettronica non avete cuore". Su 20 email scaricate ogni mattina, almeno 13 sono catene di Sant'Antonio. Consigli miracolosi per dimagrire o potenziare le performance sessuali, ma più spesso richieste disperate d'aiuto. La maggior parte arrivano da perfetti sconosciuti, ma molte, quelle che fanno leva sul senso umanitario delle persone, arrivano da amici che, impietositi dal testo del messaggio girano il contenuto a tutti quelli che conoscono.
Ma chi sono queste persone che hanno bisogno d'aiuto? Esistono davvero o sono storie inventate, le cosiddette "bufale"? Un appello diffuso su internet come una catena di Sant'Antonio può davvero aiutare qualcuno?Una storia vera e a lieto fine è quella di Rocco Raniti, ragazzo di 16 anni della provincia di Vibo Valentia, affetto dalla sindrome di Escobar, una rara malattia genetica. All'inizio di gennaio 2002 era in fin di vita.
I genitori hanno lanciato un appello attraverso i mass media, il sito www.escobar.it e una catena di e-mail. Grazie all'abbraccio collettivo dell'opinione pubblica, Rocco è stato ricoverato nella Clinica Maugeri di Pavia, all'avanguardia nelle terapie per il suo male. "Ora sto molto meglio" dice il ragazzo, "ho ripreso la scuola e torno a Pavia ogni tanto per i controlli". La catena di email però non si è fermata, anche se ormai non serve più. "Ricevo ancora" racconta "tante lettere, che mi fanno molto piacere".

Ma non sempre le cose vanno così bene. Daniele Brandani il 3 marzo 2000 ha diffuso su internet una richiesta d'informazioni mediche per la figlia Lucia, due anni, un cancro e poche settimane di vita. Il messaggio continua a circolare, malgrado la bambina sia morta il 30 aprile dello stesso anno. Negli ultimi due anni gli sono arrivate 12 mila risposte, in tutte le lingue, ma ormai, purtroppo, servono solo a rinnovare il suo dolore. "Qualcuno, prima di inoltrare, ha cancellato la data che avevo scritto nel testo, chissà perché" si chiede Brandani.
"Quando Lucia è morta ho scritto una seconda lettera, per fermare la catena, però non è stata diffusa con lo stesso entusiasmo". Se potesse tornare indietro, scriverebbe di nuovo l'appello? "I medici avevano detto che non c'era più niente da fare. Mia moglie e io abbiamo voluto tentare di tutto, con lo stesso stato d'animo di chi va a Lourdes. L'appello per Lucia è stato il nostro viaggio della speranza".
Non sempre chi sembra firmare un'email ne è davvero l'autore. Sabrina Lozzo di Roma, per esempio, si è commossa per le foto di sette cagnolini arrivate via internet. "Adottate questi cuccioli di golden retriever" diceva il testo che le accompagnava "o saranno soppressi entro due settimane".
Per abbreviare la catena, nel caso di una risposta positiva, la signora ha aggiunto al messaggio il proprio nome e numero di telefono. È stata tempestata di centinaia di chiamate. "C'era chi voleva adottare i cuccioli" racconta "e chi mi insultava pensando che fossi io a volerli uccidere". Altri devono aver fatto lo stesso errore, perché foto identiche circolano in rete con vari recapiti. "Tanto amore per gli animali" continua Lozzo "fa piacere, però io ho proposto a quelli che telefonavano di adottare dei bastardini e nessuno li ha voluti". Per forza, un golden retriever costa circa 900 euro. È inverosimile che qualcuno ne regali sette o li sopprima, buttando via più di 6 mila euro. Nei siti animalisti sono infatti apparse delle smentite. "I golden retriever" si legge "sono nati il 6 ottobre del 2001, stanno tutti bene e non sono più cuccioli da un pezzo".

Il professor Giorgio Lambertenghi Deliliers del Policlinico di Milano cura la leucemia. La sua firma, con l'indirizzo dell'ospedale, circola in un messaggio che prega di diffondere il poetico testamento spirituale di Sara, una bambina malata proprio di leucemia. "Io non ho mai sottoscritto quella lettera" dice il medico "l'ho ricevuta e inoltrata solo a tre persone, verso la fine di marzo 2001 per chiedere chiarimenti, dato che mi lasciava molto perplesso. Non ho idea di chi e perché abbia aggiunto il miei dati personali". Dietro tutte queste catene di Sant'Antonio c'è qualcosa di sporco. Qualcuno punta a raccogliere gli indirizzi di posta elettronica per inviare spam, approfittando del nome autorevole di medici come Lambertenghi Deliliers o sfruttando lo slancio umanitario di chi riceve richieste d'aiuto o la semplice voglia di fare uno scherzo di qualche buontempone.
Il reparto del professor Lambertenghi è stato inondato di lettere, pacchi regalo e telefonate, perché molti hanno pensato che la piccola Sara fosse ricoverata lì. "Tanta solidarietà, molto male incanalata" racconta il medico "verso una bambina immaginaria. Chi vuole aiutare davvero i miei pazienti può farlo attraverso le associazioni Ail (064403763), Admo (0239000855) e la Lega italiana per la lotta contro i tumori (800-422412)". La bufala è stata smentita da alcuni giornali e per qualche tempo le risposte sono diminuite. "Ma di recente" continua il professore "hanno preso ad arrivare lettere rivolte a Sara Lambertenghi. L'immaginazione della gente è infinita, ora pensano che Sara sia mia figlia".
"Se non inoltrate questa mail siete veramente senza cuore" cominciava così il messaggio ricevuto da Sara Varano nell'aprile 2002. Si tratta di un'altra bufala per raccogliere indirizzi elettronici, partita dall'America e firmata da George Arlington, un personaggio inesistente. La dottoressa Varano ha commesso un errore: l'ha inoltrato dall'Istituto superiore di sanità a Roma, dove era appena stata assunta. Non sapeva che il suo computer avrebbe inserito automaticamente il nome e il telefono dell'Istituto in tutte le email. Per giorni il centralino è stato intasato dalle richieste di chiarimento e la Varano ha rischiato il posto di lavoro.
Come fare quindi a capire se i messaggi che riceviamo sono veri o prese per i fondelli? "Magari non finirete nei guai" dice l'esperto di informatica Paolo Attivissimo, ma inoltrare tutto quel che vi passa per il computer può provocare disagi a altri e una pessima figura".
Sul suo sito www.attivissimo.net questo "certificatore di bufale" elenca le istruzioni per riconoscere le email vere da quelle fasulle. In più elenca tutte, ma proprio tutte quelle che sono in circolazione dividendole per categoria. Altro sito dove si possono trovare moltissime informazioni interessanti su quelle che gli esperti chiamano "hoax" (ossia burle) è www.hoax.it
E se qualche conoscente continua a intasare la posta elettronica con appelli infondati? Se siete buoni potete spedirgli l'esilarante parodia di una catena di Sant'Antonio che trovate inserendo le parole "Arild Ovesen" in qualsiasi motore di ricerca.

GLI SHERLOCK DEL WEB
Per scoprire se la catena di Sant’Antonio ricevuta via e-mail è una bufala basta collegarsi a uno dei seguenti siti che classificano questi messaggi.

  • www.attivissimo.net
  • www.hoax.it
  • www.voicebuster.it
  • http://leggende.clab.it
  • http://urbanlegends. miningco.com
  • www.museumofhoaxes.com
  • www.vmyths.com
  • www.chainletters.net
  • www.chainletter.org
  • www.hoaxbuster.com
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