Memoria: se non si riesce a dimenticare niente

HK è un ragazzo di 20 anni che ricorda tutti i dettagli della sua vita dall’età di 11 anni in poi. Si trova in una condizione rara, chiamata ipertimesia, in cui l’individuo possiede una memoria autobiografica superiore, tale da permettere il ricordo di gran parte degli eventi vissuti nella propria vita.

Memoria: se non si riesce a dimenticare niente Memoria: se non si riesce a dimenticare niente
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di Marino Petrelli

Per molti di noi, ricordare particolari della nostra vita di qualche settimana, mese o anno prima diventa difficile. Per altri non è così. Non stiamo parlando di “Unforgettable”, la fortunata serie tv in onda su Fox Crime in cui un ex poliziotta rivive ogni istante del suo passato. Qui siamo nella realtà, ovvero di un ragazzo di 20 anni, non vedente, conosciuto in letteratura con il nome di HK, che ricorda i dettagli, tutti i dettagli, della sua vita dall’età di 11 anni in poi. Si trova in una condizione rara, chiamata ipertimesia, in cui l’individuo possiede una memoria autobiografica superiore, tale da permettere il ricordo di gran parte degli eventi vissuti nella propria vita.

Il termine deriva dal parole greche iper (eccessivo) e thymesis (ricordare). “L’ipertimesia o sindrome dei “super ricordi” è una rarissima condizione per cui un individuo possiede una memoria autobiografica eccezionale, tale da permettergli il ricordo dettagliato di quasi ogni giorno della propria vita – spiega a Panorama.it Stefano Signoretti, neurochirurgo e referente di neurotraumatologia cranica dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma -. Questa condizione viene considerata patologica, e pertanto malattia, anche se è difficile identificarla in un vero e proprio “stato morboso” in quanto ancora poco conosciuta e con un quadro clinico caratterizzato da un insieme di sintomi non sempre tutti presenti”.

Da quando, nel 2006, è stato evidenziato il primo caso, esistono ad oggi circa venti situazioni accertate di ipertimesia. Per HK, l’equipe di neurologia, psichiatria e psicologia della Vanderbilt University ha stabilito che è la sua memoria autobiografica ad essere eccezionale. Il ventenne, infatti, individua quattro date fondamentali di ogni anno della sua vita e da quelle ricostruisce cosa è successo, chi c’era con lui, particolari del suo quartiere a Nashville. Il ricordo di HK della sua vita fra i 9 e i 12 anni è stato notevolmente più preciso e dettagliato, raggiungendo quasi il 90 per cento di precisione per le memorie risalenti all’età di 11 anni. Per alcune date, HK è stato interrogato di nuovo in una seconda sessione e la coerenza delle sue risposte è stata del 100 per cento. “Queste persone descrivono i propri ricordi come associazioni “incontrollabili” e vivide rappresentazioni, viste e rivissute nel minimo dettaglio nella testa, del giorno in questione. Tali ricordi emergono inconsapevolmente e senza esitazione – dice Signoretti -. L’individuo ipertimesico riesce a ricordare, anche gli eventi pubblici che abbiano per lui un significato personale ma è importante distinguere l’ipertimesia dalle altre forme di memoria eccezionale, caratterizzate generalmente da strategie mnestiche finalizzate al ricordo di lunghe serie di informazioni”.

In termini di struttura del cervello, il cervello di HK appare più piccolo rispetto alla media (probabilmente legato al suo essere nato prematuro a 27 settimane). Al contrario, la parte destra dell’amigdala è più grande, di circa il 20 per cento, rispetto ai soggetti di controllo. L’amigdala è una piccola struttura sottocorticale e fa parte del sistema limbico, coinvolto nei processi emozionali. I ricercatori pensano che l’amigdala dilatata di HK crei una profonda rilevanza personale alle sue esperienze, più di quanto non sia normale, rendendole così indimenticabili. I loro risultati forniscono ulteriori prove sul ruolo dell’amigdala nella memoria autobiografica. Inoltre, i risultati ottenuti potrebbero in futuro essere utilizzati per migliorare la funzione della memoria.

La stimolazione cerebrale profonda delle strutture sottocorticali, legate alla memoria, ha mostrato risultati promettenti nei pazienti con malattia di Alzheimer. Signoretti è chiaro: “Per l’Alzheimer è difficile fare previsioni. Sicuramente l’aumento dell’età media di sopravvivenza incide sulle capacità cerebrali di memoria. Nei caso di ipertimesia possono essere osservate alcune similitudini con l’autismo, ad esempio l’inusuale ed ossessivo interesse per i dati mnestici, cioè i ricordi. L’ipertimesico dunque adopera grande impiego del suo tempo nel ricordare eventi del proprio passato ma appare scarso nella memorizzazione volontaria dei dati, potendo solo ricordare le informazioni autobiografiche e gli eventi a cui ha personalmente assistito”.

Gli ipertimesici sono inclini a perdersi nei loro ricordi, e spesso manifestano palese difficoltà a partecipare alla vita presente e a programmare quella futura.

I ricordi vengono descritti come “estenuanti” ed “incontrollabili”. Nei casi più estremi sono stati identificati anche deficit delle cosiddette funzioni esecutive, cioè il complesso sistema di moduli (programmi) del nostro cervello che regolano i processi di pianificazione, controllo e coordinazione delle attività cognitive. Individui ipertimesici sono generalmente caratterizzati da una personalità ossessivo compulsiva, che può facilitare il consolidamento della memoria e spiegare l’involontario richiamo di ricordi organizzati.

Ma allora cosa è la memoria e come la usiamo?

La memoria è la capacità degli esseri viventi di ricordare ciò che si è appreso. Da uno stimolo esterno parte la percezione e i dati vengono registrati dai sensi. Avviene poi la codificazione dei dati, da parte del cervello, cioè l’apprendimento. A questo punto i dati vengono riposti nella memoria a breve termine, che dura pochi secondi, 30 circa. Per durare nel tempo devono poi essere messi nella memoria a lungo termine.

Cosa ricordiamo e cosa dimentichiamo più facilmente?

Ricordiamo ciò che è piacevole, ciò che è spiacevole, ma soprattutto quello che facciamo più spesso. Dimentichiamo certamente quello che non ci interessa, quello che non ci accorgiamo di fare, quindi ciò a cui non poniamo attenzione.

Quali sono dunque le fasi del processo mnesico?

La prima fase è quella sensoriale: tutte le nostre conoscenze passano dai sensi e vanno al cervello. C’è poi la fase della codificazione in cui solo poche informazioni vanno alla memoria breve. Se si vuole mantenere in vita l’informazione per più tempo bisogna ripeterla, sottovoce o mentalmente, altrimenti svanisce. Per “ricordare”, i concetti fondamentali vanno riposti nella memoria a lungo termine. L’ultima fase è il recupero (ricordo), volontario o involontario. Ricordiamo le cose che ci servono o ci interessano, alle quali prestiamo maggiore attenzione. Del resto di input ne arrivano moltissimi, in continuazione. Noi cogliamo solo quelli a cui prestiamo attenzione, non possiamo far passare tutto nella memoria.

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