Una terapia per superare la paralisi efficace su topi con lesioni al midollo

Grazie a un cocktail di farmaci e all'elettrostimolazione mirata, un team di ricercatori svizzeri è riuscito a far tornare a camminare topi paralizzati, che avevano subito gravi lesioni al midollo spinale. Il prossimo anno inizia la seconda fase di sperimentazione sull'uomo.

Una terapia per superare la paralisi efficace su topi con lesioni al midollo Una terapia per superare la paralisi efficace su topi con lesioni al midollo

Uno dei topi dell'esperimento di Losanna, cammina assistito da un'imbracatura robotica.

Credits: Credit: Ansa
di Marta Buonadonna

Vi sono lesioni al midollo spinale che interrompono le connessioni tra il cervello e gli arti, impedendo di fatto a chi le ha subite il movimento volontario delle gambe. Un gruppo di ricerca dell'Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna, in Svizzera, guidato da Grégoire Courtine è riuscito a invertire questo processo in topi che presentavano lesioni di questo tipo. Ridando una speranza a quanti si trovano in sedia a rotelle.

Lo studio, pubblicato oggi sulla rivista Science, ha preso le mosse addirittura cinque anni fa all'Università di Zurigo e si è felicemente concluso in un laboratorio di Losanna modificando in maniera radicale le convinzioni dei neuroscienziati sul funzionamento del sistema nervoso centrale. I topi paralizzati utilizzati nell'esperimento hanno letteralmente imparato da capo a camminare e lo hanno fatto talmente bene da riuscire, una volta riacquistata sicurezza, perfino a superare ostacoli, salire le scale, correre.  

Quello che ha tutto il sapore del miracolo è in realtà il risultato di una terapia basata su un cocktail di sostanze chimiche ed elettrostimolazione, coadiuvata dall'uso di un cablaggio robotizzato che serviva a fornire equilibrio ai topi nelle loro camminate, ma non ad aiutarli a muoversi. Sappiamo che il cervello e il midollo spinale, grazie alla neuroplasticità, sono in grado di guarire da lesioni di modesta entità. I problemi veri si incontrano in presenza di lesioni gravi, in seguito alle quali la plasticità del midollo spinale non è sufficiente a consentire un recupero di funzionalità.

Ma la ricerca di Courtine e colleghi dimostra che in certe circostanze la plasticità e il recupero possono avvenire anche in caso di lesioni gravi, ma solo se la colonna spinale dormiente è stata prima risvegliata, iniettando una soluzione chimica di monoamine che scatenano una risposta cellulare unendosi a specifici recettori di dopanima, adrenalina e serotonina che si trovano nei neuroni spinali. Queste sostanze prendono il posto dei neurotrasmettitori in azione nei soggetti sani ed eccitano i neuroni preparandoli a coordinare i movimenti della parte bassa del corpo quando sarà il momento.

Dieci minuti dopo l'iniezione i ricercatori stimolano i topi con elettrodi inseriti nello spazio epidurale della colonna vertebrale. Mandano segnali elettrici continui attraverso le fibre nervose ai neuroni, risvegliati dal trattamento chimico, che controllano i movimenti delle gambe. Nuove fibre nervose superano la lesione originaria e consentono nuovamente lo scambio di messaggi tra il cervello e la spina dorsale. Così si ristabilisce il movimento volontario nei topi. "I nostri topi sono diventati atleti quando solo poche settimane prima erano completamente paralizzati", spiega entusiasta Courtine. "Sto parlando di un recupero del 100% del movimento volontario".

Dall'entusiasmo per i risultati ottenuti si passa all'ottimismo per le prospettive di applicazione. Entro un anno inizierà a seconda fase di sperimentazione, sull'uomo, al Centro Lesioni Spinali dell'Ospedale dell'Università di Balgrist, a Zurigo. E l'EPFL coordinerà un proprio studio "NeuWalk" da nove milioni di euro che ha lo scopo di mettere a punto neuroprotesi per gli umani simili a quelle usate nei topi.

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