opinioni a confronto

Farmaci: faccia a faccia tra i presidenti di Assogenerici e di Farmindustria

Dopo le polemiche sulla norma della spending review, i diretti interessati ci raccontano il loro punto di vista

VS

Giorgio Foresti

Presidente di Assogenerici

Massimo Scaccabarozzi

Presidente di Farmindustria
a cura di marino.petrelli

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Dopo le polemiche sulla norma della spending review, interviste ai diretti interessati

Giorgio Foresti:

"Perché scegliere i farmaci generici"

“Il mondo del farmaco italiano ora è più vicino all’Europa e anche per il nostro paese si apre un cambiamento  epocale. La pratica prescrittiva italiana si avvicina a quella europea e nordamericana, con il giusto risalto dato al principio attivo, lo stesso risalto che gli è dato nei libri di testo su cui si formano i medici”. Esprime grande soddisfazione a Panorama.it Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici , all'indomani della norma inserita nel decreto sulla “spending review” che apre, di fatto, alla prescrizione dei farmaci equivalenti da parte dei medici italiani. Nell'ultima versione del decreto è stato aggiunto un comma che prevede che il professionista ha la facoltà di specificare il nome commerciale del medicinale, giustificando la scelta con una sintetica motivazione scritta.

Presidente Foresti, finalmente una grande novità per i generici in Italia

Sono molto soddisfatto per la scelta fatta dal Governo, ed in particolare dal ministro Balduzzi, di sancire una volta per tutte che è il principio attivo a curare e non la marca. In questo modo sono smentite tutte le paure, espresse da una parte dei medici, che le competenze vengano espropriate: i medici, da sempre studiano il principio attivo e non la marca. Questo avviene in Europa e nel resto del mondo, dove il prodotto è unico. In ogni caso, resta valida la possibilità di chiedere la non sostituibilità del medicinale a fronte di una motivazione. Un meccanismo, ad esempio, che ricalca quello attuato con le note dell'Aifa. Plaudo anche all'iniziativa dell'Agenzia italiana per il farmaco di inserire sul suo portale un dossier sugli equivalenti a conferma del fatto che il farmaco generico è garantito, gestito e certificato da tutti gli enti.

Cosa cambierà per il consumatore?

Il medico scrive sulla ricetta direttamente il principio attivo e il paziente ne avrà un beneficio enorme. Recandosi in farmacia, il farmacista venderà il farmaco con il principio attivo richiesto e non più la marca, che spesso genera confusione. Negli Stati Uniti, ad esempio, se un medico scrive Crestor, una statina usata per l'ipercolesterolemia primaria, o rosuvastatina, che è il principio attivo, in farmacia è uguale. Finalmente questo potrà avvenire anche in Italia.

Per non parlare dei risparmi dal punto di vista economico

Favorire il ricorso ai generici, permettendo alle industrie che li producono di raggiungere volumi di mercato adeguati, è il solo modo di far scendere ulteriormente i prezzi. Gli equivalenti, nel resto d’Europa, costano molto meno che in Italia proprio perché non esiste il monopolio del farmaco di marca. Se la concorrenza generasse una discesa del prezzo degli equivalenti anche solo del 10%, il Servizio sanitario risparmierebbe 400 milioni l’anno. È evidente come questa norma rientri a pieno titolo tra quelle di revisione e razionalizzazione della spesa pubblica.

Ma allora perchè Farmindustria (e altri) sono contrari a questa norma?

Cade un monopolio e Farmindustria prospetta il crollo del comparto, ma non ci sono prodotti nuovi in arrivo, si tratta solo di dare più spazio ai generici. Alla scadenza del brevetto i principi attivi possono essere prodotti e commercializzati da altri. Come dico spesso, non è il Servizio sanitario a dover farsi carico del sostegno dei settori industriali: quello è compito dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo, ai quali deve rivolgersi chi, come Farmindustria, prospetta il crollo, che non avverrà. Il Servizio sanitario ha il solo dovere di garantire al cittadino la migliore prestazione al miglior prezzo. Un maggiore ricorso ai farmaci equivalenti determinerebbe un risparmio consistente anche per i cittadini, che oggi spendono annualmente 770 milioni di euro per coprire la differenza di prezzo tra l’equivalente e il farmaco di marca a brevetto scaduto.

Cosa risponde a chi chiede un tavolo di confronto?

Ben venga, lo chiedo personalmente da anni. È cambiato il mondo di riferimento e va rivisto il sistema nel suo complesso, quindi è necessario un dialogo tra tutte le parti per creare nuovi modelli e aprire il mercato a nuove soluzioni. Il sistema sanitario nazionale deve garantire livelli di stabilità e di rimborsabilità più a misura di cittadino e di fasce economiche. Questa norma aiuterà il Ssn, anche di strada da fare ce ne è ancora tanta per permettere agli equivalenti la definitiva consacrazione sul mercato italiano.

Massimo Scaccabarozzi:

"Perché chiediamo la libertà di scelta"

“Sono molto contrariato dalla vicenda per come è stata posta. Un blitz alle quattro di notte, una impronta ideologica molto forte verso una parte e risparmio zero per le casse dello stato. Anzi, con il forte rischio che almeno 20 mila posti di lavoro vadano persi nell'industria farmaceutica e nell'indotto. È questa la grande rivoluzione del mercato dei farmaci?”. Non le manda a dire Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria , che a Panorama.it parla chiaramente di “compromesso all'italiana”.

Quali sono i motivi del dissenso?

Se ci doveva essere innovazione nel settore sarebbe servito approfondire meglio la vicenda, mentre invece si è fatto un vero e proprio blitz e ci è anche stato detto che la norma non si sarebbe potuta cambiare. Ora, l'emendamento che prevede che un medico possa comunque scrivere il farmaco di marca è un leggerissimo miglioramento, ma la sostanza non cambia. Io devo essere libero di comprare una macchina o scegliere la vacanza che mi piace, lo stesso deve valere per i farmaci. Perchè devo farmi imporre un medicinale di stato, anche se magari non lo voglio? Il cittadino italiano sa benissimo cosa scegliere, non deve essere costretto.

Lei ha fatto riferimento a 20 mila posti di lavoro a rischio. È davvero così?

Certo. La stima è stata fatta dai tecnici su tutto il provvedimento della spending review. E non è una minaccia. Anche i sindacati, tutti allo stesso modo, e la stessa Confindustria, hanno stime del genere. Si vuole affossare l'industria del farmaco, come in passato è avvenuto per la chimica e per la siderurgia. Le aziende, con questa norma, ma anche con i continui tagli a cui la farmaceutica è sottoposta da anni, non ritengono più conveniente investire in Italia. Sono in gioco tantissimi impianti di produzione.

Parliamo dei tagli. In che misura incidono sul settore?

Da tale misura, ripeto, non deriva alcun vantaggio di tipo economico nell’ambito della revisione delle spese dello Stato. Poi la cosa più spiacevole è che nella norma di revisione della spesa ci sono altri tagli che sulla farmaceutica incidono per il 40% e di cui nessuno, o quasi, ne parla. Si è peraltro aggiunto un pesante taglio della spesa territoriale che si rivelerà insostenibile. Con la norma sui generici, abbiamo calcolato che l'impatto sarà su 15 mila stipendi oppure sulla produzione di 20 stabilimenti messi insieme. Aggiungo un'altra cosa: quando si dice: tagliano i finanziamenti ai farmaci la gente pensa che lo stato non finanzia più. Ma non sa una cosa importante: lo stato fissa un tetto al finanziamento, alle aziende viene assegnato un budget e se si sfora il tetto, le aziende devono rimborsare l'eccedente. Un aggravio ulteriore per l'industria del farmaco. Sembra quasi che oggi dare impiego in Italia sia più un danno che un vantaggio.

Eppure il farmaco generico dovrebbe servire a incentivare il mercato. Lei è contrario a questo tipo di farmaci?

No, al contrario. Se un medico mi prescrive un generico, lo prendo senza fare differenza. Sicuramente un farmaco generico viene controllato prima di entrare sul mercato e non è questo il punto. Del resto, tra le prime 15 industrie sul mercato, 5 sono di grossi genericisti che crescono del 26% ogni anno. Io devo poter scegliere, non mi deve essere imposto un farmaco piuttosto che un altro. Non vorrei che, spingendo il medico a prescrivere solo il principio attivo, si finisca per creare un mercato protetto per i prodotti senza marca.

Insomma, lei vede un futuro nero per il farmaco in Italia

Diciamo non roseo, al momento. Se si negozia la norma sulla prescrizione dei farmaci si dovrebbe, come avviene in Europa, ridiscutere anche di prezzi, spesa farmaceutica, tetti. E a chi dice che senza i farmaci equivalenti i prezzi non scenderebbero, dico che senza la ricerca non ci sarebbero i generici. E comunque lo Stato, brand o no, rimborsa la stessa cifra e non risparmia nulla. Se si vuole un mercato favorito per chi vende i generici, questo provvedimento va in questa direzione. Pensavo che dopo le liberalizzazioni, a cui abbiamo saputo reagire con fermezza, non si parlasse più di farmaci. Non so cosa spettarmi per il futuro, magari qualcosa di peggio di questa norma.