 |  A Stresa, quando faceva la strada per tornare dall'asilo Junior sentiva già le gambe pesanti. «Come due lame dentro le ginocchia». Eppure, era un bambino vivace. Ma d'improvviso si stancava sempre. E sudava. L'idea che nel suo paesello in Calabria ci fosse il mare ad aspettarlo lo consolava. Ma i dolori aumentavano. Cominciarono le analisi e i dottori. E pochi giorni prima di compiere cinque anni il verdetto: «È un tumore sopra il cervelletto» dissero al Besta, ospedale di Milano, i grandi professori. «Se lo operate, rimarrà paralizzato a vita. Se non lo operate, muore». Decidere tra due condanne: una alla vita, l'altra alla morte. Ma Maria ed Enzo, i suoi genitori, volevano che lui vivesse. A tutti i costi. «Perché la vita di un figlio la devi difendere fino alla morte, anche se dura solo un attimo di più. Perché è anche la tua vita».
Fu così che dopo quell'operazione di 20 ore si ritrovò dentro un letto col corpo leggerissimo, ma il cervello e il cuore erano diventati mattoni. Un corpo estraneo che non conosceva e non rispondeva, senza mani e senza gambe: un corpo senza corpo. A parte la bocca niente poteva più muoversi. I suoi genitori c'erano sempre, con amore. Avevano rinunciato al lavoro, venduto tutto. Ma Junior avrebbe voluto smetterla con quella tortura, chiudere gli occhi. Invece lo aspettavano due anni di ospedale. In rianimazione. Due anni dove bambini come lui morivano tutti i giorni: forse questa vicinanza con la morte, forse la voglia di vita dei suoi genitori hanno reso infrangibile la volontà di vivere di questo figlio straordinario.
Poi un giorno il bambino del letto accanto gioca con un computer. Ha un caschetto in testa con un bastoncino che fa muovere i tasti. «Lo voglio anch'io» dice. E quella macchina lo rimette al mondo per la seconda volta. Fino a oggi, quando a 20 anni Enzo Sacco, detto Junior, diventa il leader di uno dei siti web più sofisticati: Aiutoooo.com. Qui qualunque dubbio, qualunque domanda o problema tecnologico viene risolto. Qui ogni bizza del computer viene placata. «Da qualche tempo ormai uso Dragon, un software che risponde a comandi vocali. L'unico per quelli come me. Quest'estate facevo un giretto su siti e vari territori della rete quando cado dentro Aiutoooo. Non l'ho più mollato: mi divertiva troppo. È il Bengodi della Rete, ci arriva dentro qualunque storia: dal mouse inceppato all'inghippo più irrisolvibile».  Enzo fa una pausa. Da lontano suo padre lo accarezza con gli occhi. «Così ho cominciato a chattare con i suoi esperti. Un mito, pensavo che lavorare lì dentro sarebbe stato il mio sogno. E la mia salvezza. Essere finalmente come gli altri dentro una grande stanza dove tutti sono uguali. Perché dentro il computer non ci sono differenze. Perché tutti ti immaginano, ti pensano, ti vedono con gli occhi delle parole. E poi chi più di me era un esperto di problemi cattivi e irrisolvibili? Ma non avrei mai avuto il coraggio di confessare, di dirlo».
Enzo sorride. È immobile, scolpito sulla sua carrozzella. Una cannula nella gola porta l'aria ai suoi polmoni fermi. Soltanto la bocca e gli occhi si muovono, ma quelli soli bastano a spiegare tutto. Due occhi che rimbalzano nella stanza. Che corrono. «Il coraggio lo ha avuto il mio tutore. Di nascosto ha chiesto a Francesca, il mio attuale capo, cosa ne pensava. Lei ha deciso che potevo cominciare dai primi di ottobre». Una sfida grande e affascinante. Un ragazzo senza corpo che deve domare con il solo soffio del cervello i peccati e le magie di una macchina elettronica.
Francesca Di Dario, il suo capo, è qui, davanti a lui. Grande manager della tecnologia, ma soprattutto madrina di Aiutoooo, confessa che in principio ha avuto qualche dubbio: «Pensavo al rischio di rallentare il lavoro». Poi ride visibilmente fiera: «Oggi posso dire che Junior è il migliore. Un vero asso. In poco tempo si è conquistato il titolo di grande esperto. Un'onorificenza non da poco. Ho avuto ragazzi più forti di lui tecnologicamente. Junior dentro Internet ha fatto passi da gigante, ma è nella comunicazione con la gente che diventa insuperabile. Nel capire, spiegare e sciogliere i problemi. Come se la sua umanità e il suo dolore potessero più di qualunque cosa piegare la macchina e renderla umana».  Un corpo imperfetto dunque può rendere perfetto il computer? Lui non mi ascolta, o fa finta. E la seconda domanda rimane nella mia testa. È lui che domina e possiede la macchina o è la macchina che possiede Junior? Guarda per aria. Vuole solo spiegare come funziona e come è potuto avvenire il miracolo. La sua madre virtuale ascolta. Il padre appoggiato al quadro dei fiori non dice una parola. «Purtroppo il Dragon non era sufficiente per il mio nuovo lavoro. Col respiratore in gola la voce diventava metallica e il computer non la riconosceva. Aiutoooo allora mi ha fatto avere un mitico Dragon naturally speaking della Questar: a quel punto tutto è filato liscio come l'olio».
Come? Mi risulta che i vostri problemi siano fitti e aggrovigliati. «Dipende. Certi giorni va bene, certe volte c'è il coprifuoco: sto davanti al computer 13 ore. Arrivano 50 domande e più in poco tempo. Oggi abbiamo 3 milioni di utenti al mese. Dopo un anno abbiamo messo tutte le domande e il resto nel motore umano». Nel motore umano? «Sì, è un motore costruito dagli stessi chattanti. Oggi contiene oltre 20 mila risposte. E un dizionario di termini». Poi parte per la tangente: «Vedi, Francesca, a me piacerebbe bufferizzare le attività... Sarebbe un mito...».
Alt: questo è ostrogoto tecnologese. Piuttosto, ci sarà pur stato un qualche sos irrisolvibile, che vi ha impantanato... «Impantanato no. Ma una volta l'ho vista brutta» dice. «Ho dovuto guidare una ragazza attraverso il bios, cioè il cuore del computer. Un percorso minato. Pancia a terra al buio in mezzo ai ventricoli e alle vene della rete. Se non vedi un ostacolo, se metti il piede su una mina, salta tutto. Come le Twin Towers: però ce l'abbiamo fatta». Si gira verso Francesca Di Dario. «Del resto chattare con le fanciulle è più facile. Sono una razza superiore» ride e si diverte come un pazzo. «Tecnologicamente, è ovvio».
Che emozioni, che pensieri dà l'incontro con una donna? Per la prima volta diventa serio. E scopro che i suoi occhi possono essere tristi. Perduti. «Mi piacciono le ragazze, ma non ci penso. Non ho speranze: non potrò mai averne una tutta per me». Guarda in alto e d'un tratto sembra aver voglia di alzarsi. Forse la mia è una proiezione. Penso a quando stai in macchina per cinque, sei ore e alla fine non vedi l'ora di scattare in piedi. Di allungarti. E lui? Quanto pensa alle sue gambe perdute? Alle corse di bambino? Quanto gli manca l'aria che gli andava in faccia, il sole, il suo mare? Mi legge nel pensiero. «Mi piace prendere il sole. Devo stare attento perché il mio corpo ruba tutto il calore del cielo. Vado in ebollizione: arrivo anche a 40 gradi e poi... La verità è che capisci quanto il tuo corpo è perfetto solo quando sei imperfetto. D'inverno però mi metto sotto i miei alberi in giardino. Lo facevo anche da bambino. Certo il lago di Stresa non è come il mare della Calabria. È comunque meraviglioso». Si accorge che la nostalgia gli ha preso la mano. E non vuole concedersi debolezze. «D'estate corro con la carrozzella». Come, corre con la carrozzella? «Sì, dal bar al museo. Dalla piazza alla chiesa. Dalla chiesa al cinema. Sono curioso, famelico di nuovo. L'unico problemaccio sono le ruote. Costano un patrimonio, ma le fanno solo per gli interni. Così quest'anno abbiamo dovuto cambiarle. Erano stracciate a forza di chilometri per strade e stradine. Vuole sapere altro?».
Avrei voluto chiedergli della nuova scoperta del Centro comune di ricerca di Ispra. Cioè di quel computer magico che legge il pensiero: l'Adaptive brain interface. Ma forse a Junior non serve nemmeno. Non è lui che deve leggere il pensiero e gli errori del computer?
D'improvviso una confessione inaspettata: «Senza il mio computer non sarei niente. Un vegetale senza linfa. Ormai lui è il mio vestito. Certe volte mi chiedo se siamo due cose separate». Mi torna in mente Stanley Kubrick. Prima di morire ha lasciato nel cassetto la storia di un ragazzo handicappato che, a forza di parlare col computer, ci entra dentro. E sparisce. Tutti i ragazzi e i bambini che lo usano possono parlargli via Rete. Ma alla fine non potendo diventare veramente un uomo quel computer si spacca. Ride Junior, non si commuove neanche un po'. Non può più spaccarsi, lui. E se il suo pc si romperà vorrà dire che deve comprarne un altro. Più bello, più potente. «Un mostro da 75 giga. Un dinosauro di Internet. Vuol vedere come funziona?». Voglio vedere. Punta il naso su una specie di pallina attaccata alla sua carrozzella spider. E va.
Non c'è un anormale più normale di lui. Il padre come un'ombra fedele gli infila una cuffia. Parla nel suo microfonino. Comanda: «Clic su connetti», la freccina del mouse si impenna. E ancora: «Al lavoro», la freccina ubbidisce. «Clic su preferiti», la freccina disubbidisce. La voce diventa di pietra: «Clic su preferiti», il computer vola. Enzo anche. «Apri Aiutoooo», la freccina galoppa sull'autostrada di Internet. Mistero chiarito: è lui che possiede questa macchina. E non la macchina che possiede Junior. Suo padre, ancora una volta, gli toglie le cuffie. «Senza i miei genitori e mio fratello non sarei qui. È solo il loro amore, la loro presenza che mi fanno cominciare tutti i giorni». |  |