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FUTURO SCENARI DI RISCHIO

Il Cuore della Terra perde colpi

Luigi Bignami  11/4/2003

Succede nel film «The Core», dove il campo magnetico terrestre si spegne. Con effetti devastanti. Ma anche nella realtà c'è qualcosa di strano: il nucleo del nostro pianeta si sta indebolendo. E quindi...

Come se non fossero pochi i problemi che ci complicano la vita, un film di fantascienza americano, The Core (Il nucleo, in Italia il 17 aprile), aggiunge un potenziale allarme: un improvviso blocco del campo magnetico terrestre, che per insondabili motivi si è deteriorato.
Conseguenze? Tante e nessuna positiva: tempeste magnetiche devastanti; persone con pace-maker che muoiono folgorate; stormi di uccelli che perdono l'orientamento e sono destinati a morte sicura...

La soluzione sarà inviare una missione di «terranauti» che con uno shuttle dotato di rotore laser giungono nel cuore della Terra. Lì dovranno innescare una bomba atomica che ridarà il via alla rotazione del nucleo terrestre, motore del campo magnetico.
È davvero tutta fantasia? In gran parte sì, come in ogni film catastrofista, ma qualcosa di vero c'è: alcuni indizi suggeriscono che il campo magnetico della Terra si sta indebolendo, scenario confermato anche dall'ipotesi di un geofisico americano, J. Marvin Herndon, che l'ha pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Science.

Per inquadrare ciò che sta succedendo, bisogna ricordare che la Terra è una sorta di enorme calamita, con un polo positivo (il Nord) e uno negativo (il Sud). Il campo magnetico generato dal nucleo terrestre è quello che fa puntare l'ago della bussola verso il Nord e che, come uno scudo invisibile, ci protegge dalle radiazioni cosmiche. Ogni 600 mila anni circa, però, la Terra inverte i poli magnetici, e ad annunciarlo è in genere un lento ma costante affievolirsi del campo magnetico.
L'ultima volta è stato 780 mila anni fa, ma nessuno sa con quali conseguenze. E ora sembra stia avvenendo la stessa cosa. Dati raccolti negli ultimi 100 anni mostrerebbero, nel nucleo superiore liquido della Terra, zone di inversione del campo magnetico. Non solo: al largo dell'Argentina, a 2 mila km a sud-est della costa, c'è una polarità invertita rispetto a quella normale: in quel luogo la bussola non funziona più bene e il suo ago indica il Nord con un'intensità ridotta.

Herndon, che lavora alla Transdyne Corporation di San Diego (centro di ricerche geofisiche), sostiene che il cuore del pianeta è composto non di ferro e nichel, come si pensa, bensì di uranio.
Questa diversa composizione spiegherebbe nei dettagli perché il campo magnetico si sta indebolendo: la causa sarebbe la reazione nucleare al suo interno, che sta perdendo forza.
«Non so in quanto tempo avverrà il processo una volta innescato» dice Herndon. «Potrebbe essere da domani a centinaia di anni. Ciò che notiamo sono i primi segnali».

La tesi del cuore di uranio, del diametro di 8 km, si basa sullo studio delle onde sismiche prodotte da migliaia di terremoti: dopo aver percorso l'interno della Terra sono state elaborate dai geofisici. A fornire alla Terra l'uranio sarebbero stati, 5 miliardi di anni fa, asteroidi che si scontrarono e si fusero dando origine al nostro pianeta. L'uranio è un elemento molto pesante: dopo essersi ritrovato a galleggiare nella massa fusa primordiale, sprofondò verso il centro della Terra. Nel momento in cui fu abbastanza concentrato si «accese», dando inizio alla fissione nucleare.

Sarebbe questo supercuore di uranio la sorgente dell'energia termica che muove il ferro fluido del nucleo esterno, dando così vita al campo magnetico terrestre. La cui vita è legata a cicli: in alcuni periodi è molto intenso, in altri cala fin quasi a scomparire, a volte inverte polarità. Quando ciò accade, il Polo Nord magnetico diventa il Polo Sud e viceversa. «La presenza di un reattore nucleare nel nucleo terrestre spiegherebbe senza difficoltà la diminuzione d'intensità del campo magnetico, il suo spegnersi e la ripartenza a pieno regime» sostiene Herndon.
Lo ribadisce un altro ricercatore, Daniel Hollenback dell'Oak Ridge national laboratory del Tennessee (Usa): «La fissione nucleare produce scorie che si accumulano e impediscono all'uranio di continuare la reazione. Così il campo magnetico si indebolisce fino a spegnersi. Ma poiché le scorie sono più leggere dell'uranio, tendono a lasciare il nucleo e a un certo punto l'uranio torna a essere molto concentrato, al punto da reinnescare la reazione nucleare, a volte invertendo la polarità magnetica terrestre».

Herndon ha lavorato per 25 anni all'ipotesi della Terra come «pianeta nucleare», con centinaia di simulazioni al computer. Risultato: nel suo cuore dovrebbe esserci abbastanza uranio da alimentare il meccanismo per 4-5 miliardi di anni. Poiché la Terra si è formata circa 4,5 miliardi di anni fa, Herndon conclude che il reattore nucleare sta per spegnersi, almeno temporaneamente. Un periodo di «interregno», prima che il campo magnetico riappaia con i poli invertiti.

Se ciò dovesse accadere in un arco di tempo breve in termini umani, non si potrebbe certo far esplodere una bomba nel cuore della Terra. Privata dello scudo protettivo, l'umanità dovrebbe fare i conti con le radiazioni provenienti dallo spazio, prime tra tutte il vento solare, le particelle cariche che raggiungono costantemente la Terra.
Lo scenario non sarebbe molto diverso da quello del film: tempeste distruttive, gigantesche scariche elettriche in atmosfera, radiazioni e flussi di correnti anche in suolo e acque.
In ogni caso, che il nucleo sia o no di uranio, un campo magnetico indebolito finirà per invertire polarità, come già successo in passato. E
in tal caso? «Non si sa con certezza, anche perché non si hanno evidenze di catastrofi naturali in concomitanza con tali fenomeni» risponde Herndon. «Ciò però potrebbe essere un guaio per gli animali che usano il campo magnetico per migrare, come uccelli e tartarughe».

Non tutti gli scienziati comunque sono d'accordo. La maggior parte crede all'ipotesi classica del nucleo terrestre, che lo vuole costituito da un globo simile al nocciolo di un avocado, molto grosso rispetto al frutto (la Terra). Il calore non verrebbe da una reazione nucleare bensì sarebbe quello generatosi durante la fusione dei pianetini che, scontrandosi tra loro, originarono il nostro.
Se così fosse, ci sarebbe sì un'inversione dei poli, ma senza blocco del campo magnetico.
Insomma: un cuore tradizionale di ferro e nichel darebbe alla Terra ritmi più regolari e un destino meno imprevedibile.

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