| MEDICINA E POLEMICHE: TORNA LA SOMATOSTATINA | ||
| Una terapia che fa ancora rumore | ||
| Ricominciare la verifica sulla cura anticancro di Luigi Di Bella: lo chiede un gruppo di parlamentari | ||
| di Anna Leogrande | ||
| 20/6/2003 | ||
| URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001019642 | ||
| Sotto la cenere continua a covare la somatostatina. E una nuova sperimentazione clinica sulla controversa terapia del fisiologo modenese Luigi Di Bella. A cinque anni dalla bocciatura dei test decretati dal ministro della Sanità Rosy Bindi,il caso torna in Parlamento. Sono ben 55 i provvedimenti in materia che aspettano di essere discussi in aula. Il primo è appena stato approvato dalla Camera ed è stato recepito dal governo sotto forma di raccomandazione: una commissione d'inchiesta per verificare una serie di presunte irregolarità nel corso della sperimentazione ministeriale. Irregolarità che, secondo i firmatari, un gruppo di deputati capeggiati da Fabio Garagnani di Forza Italia, dovrebbero fare invalidare i vecchi test e lanciare una nuova sperimentazione. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, potrebbe decidere l'istituzione della commissione con un provvedimento amministrativo. «È un atto doveroso» sostiene Garagnani. Secondo il deputato, molti pazienti sono stati obbligati a seguire le cure tradizionali nonostante ne fosse documentata l'insofferenza. E ricorda che gli stessi fautori della sperimentazione del 1998 ammisero l'esistenza di irregolarità. «Una commissione di verifica è la conseguenza naturale di quelle ammissioni» dice Garagnani. «La sperimentazione è costata allo Stato oltre 50 miliardi di lire. Se ci fossero davvero motivi di invalidazione, sarebbe grave fare finta di nulla». La richiesta al governo, insomma, è precisa. Anche se, per ora, non entra nel merito dell'efficacia della terapia. Il terreno di battaglia è tutto politico. «Noi non sappiamo se il metodo sia efficace» continua Garagnani «ma crediamo esistano gli estremi per una nuova sperimentazione». Sempre alla Camera è pronta un'altra risoluzione di Cesare Ercole, della Lega nord. La commissione Affari sociali dovrà discuterla nel prossimo trimestre. «Abbiamo ravvisato almeno 11 motivi invalidanti della sperimentazione Bindi del 1998» dichiara Ercole. Mentre la polemica politica cresce, da Modena, il figlio Giuseppe sta portando avanti la battaglia del novantunenne Luigi Di Bella. «Gli elementi per ristabilire la verità ci sono tutti» spiega a Panorama Di Bella. «Ci pare che adesso ci sia anche una certa volontà politica. Il decreto Bindi definì la terapia inefficace su una base di falsi clamorosi». La sequenza di irregolarità lamentate è lunga. Gli stessi organismi che si occuparono della preparazione dei farmaci, poi somministrati durante la sperimentazione, ammisero che i cocktail contenevano metà dei principi attivi indicati dal professore modenese, c'erano farmaci scaduti e i preparati contenevano sostanze cancerogene, come l'acetone. Cinque anni di silenzio forzato, comunque, non hanno affatto bloccato l'attività del medico. «La terapia Di Bella è la migliore soluzione esistente oggi, in base al rapporto tra risultati terapeutici ed effetti tossici» dice Di Bella. «Malgrado la disinformazione, moltissimi pazienti sanno di non avere alternative. La cura funziona. E, a differenza di cinque anni fa, oggi lo dimostra anche la documentazione scientifica». Dalla sua, Di Bella ha una notevole mole di studi. Sono oltre 34 mila ricerche mondiali che testimoniano la validità di somatostatina, melatonina, retinoidi e vitamina D nella cura dei tumori. «La dimostrazione scientifica della cura oggi esiste» insiste Di Bella «e questo confuta che si tratti di una terapia alternativa. Il nostro metodo è farmacologico e fa rispondere tumori che non hanno trovato soluzione con le terapie tradizionali». Cresce anche il numero di pazienti pronti a ricorrere al magistrato pur di poter seguire la cura a spese del Servizio sanitario nazionale. Il numero esatto è impossibile da stabilire: oltre un migliaio di sentenze emanate dalle procure italiane condannano le asl a concedere la cura ai pazienti. Denunce che hanno già portato quattro regioni d'Italia (Lazio, Puglia e, in maniera più restrittiva, Emilia Romagna e Toscana) a decidere di erogare la cura a spese dello Stato. «Non è un caso» sostiene Giuseppe Di Bella. «Le decisioni dei tribunali si basano su minuziose perizie mediche. Alcune delle persone che abbiamo in cura hanno dovuto vendere la propria casa per acquistare i medicinali. Altri, che pur avevano dimostrato una regressione delle neoplasie grazie alla cura Di Bella, hanno dovuto interrompere la terapia: sono peggiorati e deceduti». Le denunce dei pazienti hanno costituito la base di indagini penali che, però, non hanno prodotto risultati di rilievo. La principale era stata aperta dal procuratore di Torino, Raffaele Guariniello. L'inchiesta era poi stata trasferita a Firenze, ma qui era stata archiviata. Pur convinti della validità scientifica del proprio preparato, i Di Bella non nascondono scetticismo di fronte alla possibilità di un riconoscimento ufficiale della terapia. «Questa volontà politica dovrà scontrarsi con poteri immensi» dice Giuseppe Di Bella. I due medici confidano anche nell'attenzione della scienza internazionale: «L'aumento delle pubblicazioni scientifiche è sintomatico del crescente interesse» conclude Luigi Di Bella. «La mia terapia è talmente complessa da aver richiesto 20 anni di ricerche, per iniziare a comprenderne la portata delle possibilità aperte, con un'autentica rivoluzione strategica nella terapia anticancro».
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