CLONAZIONE PER RICERCA - VIA LIBERA DA LONDRA
Sì agli embrioni clonati per fini terapeutici
12/8/2004
Il via libera è stato dato dalla Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) britannica, spiega l'università. Ai ricercatori della Università di Newcastle, nel nord dell'Inghilterra, sarà permesso creare embrioni come fonte di cellule staminali per curare alcune malattie dopo aver ottenuto l'autorizzazione dall'autorità governativa, ha detto una portavoce dell'università. Decisione destinata a riaccendere le polemiche > Scheda > Sondaggio
Londra ha vinto la sua battaglia per ottenere il disco verde alla clonazione umana a fini terapeutici nonostante la forte opposizione dei gruppi che si battono per la tutela del diritto alla vita. L'Autorità per l'embriologia e la fecondazione umana ha concesso la prima licenza di questo genere nel Regno Unito a un team di scienziati dell'Università di Newcastle, che conta di applicarla inizialmente per trovare una cura contro il diabete.
SVOLTA EPOCALE
Si tratta di una svolta epocale per la ricerca medica, destinata ad spalancare nuovi orizzonti agli scienziati da tempo a caccia di soluzioni innovative e potenzialmente più efficaci contro mali incurabili come il morbo di Parkinson e l'Alzheimer.
La Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) ha autorizzato l'International Centre for Life di Newcastle a sperimentare la tecnica, alla quale lavoreranno gli esperti dell'Institute of Human Genetics dell'ateneo cittadino oltre a quelli del Newcastle Fertility Centre.
"C'è voluto un anno di lavoro - ha affermato il dottor Miodrag Stojkovic, responsabile dell'Institute of Human Genetics - sono felice che la Hfea abbia riconosciuto il potenziale di questa tecnologia nella medicina moderna".
MENO DI SETTE MESI
Il disco verde dell'Autorità è giunto meno di sette mesi dopo la richiesta di Stojkovic, il quale è deciso a cominciare il lavoro il più presto possibile. "Siamo pronti per partire non appena tutta la documentazione sarà pronta", ha commentato oggi alla stampa britannica.
Infatti, già l'anno scorso il gruppo di Newcastle era diventato uno dei primi nel Regno Unito a derivare cellule staminali da embrioni rimasti inutilizzati presso le cliniche specializzate nella fecondazione in vitro (Ivf).
RIGIDI PALETTI
data la complessità dell'argomento - con implicazioni etiche, politiche ed economiche - L'Autorità, però, ha stabilito precise direttive per l'applicazione di questa tecnica. Anzitutto, prima di affidare il lavoro all'International Centre for Life ha eseguito un'ispezione accurata dei laboratori del centro, ma soprattutto ha posto una serie di rigide condizioni al team di Stojkovic.
Secondo le disposizioni, infatti, gli embrioni dovranno essere distrutti prima che compiano il 14/mo giorno di età e comunque non potranno svilupparsi oltre un minuscolo grappolo di cellule delle dimensioni della testa di uno spillo.
Gli embrioni clonati possono essere creati sostituendo i nuclei contenuti negli ovuli umani con altri prelevati dal tessuto della pelle di donatori adulti. Gli ovuli vengono poi stimolati in modo che si dividano, come se fossero stati fecondati.
I ricercatori di Newcastle useranno gli ovuli inutilizzati dalle procedure di Ivf e quelli donati dalle coppie, che altrimenti verrebbero distrutti.
CELLULE "MAGICHE"
L'impiego delle cellule staminali costituisce un grosso vantaggio per la ricerca medica poichè questo tipo di cellule può svilupparsi in qualsiasi tipo di tessuto umano, come quello osseo, nervoso o muscolare.
Per questo, i ricercatori sperano di usare queste cellule nella lotta alle malattie incurabili, con un primo esperimento per cercare di produrre cellule che producano insulina da trapiantare nei malati di diabete. "Vogliamo vedere se queste cellule staminali embrioniche sono in grado di differenziarsi in cellule produttrici di insulina", ha commentato Stojkovic.
"Siamo assolutamente elettrizzati - ha aggiunto Alison Murdoch, responsabile del Fertility Centre dell'università. Il potenziale offerto da quest'area di ricerca è immenso e vogliamo portare il lavoro fatto finora al prossimo livello".
Tuttavia, ha sottolineato Murdoch, potrebbero essere necessari fino a 5 anni prima di arrivare ai test clinici.
LE PROTESTE
Nel frattempo, i gruppi di pressione per la tutela del diritto alla vita non si arrendono. "Ci aspettavamo questa decisione visti i precedenti deplorevoli della Hfea - ha dichiarato il professor Jack Scarisbrick, presidente nazionale del gruppo Life. Noi condanniamo questo ulteriore passo verso questa strada scivolosa".
La clonazione terapeutica, ha proseguito Scarisbrick, "richiede la produzione di un nuovo tipo di essere umano, generato senza i genitori nel senso normale della parola, con lo scopo specifico di distruggere quella vita una volta prelevate le cellule staminali. Si tratta della specie più spaventosa di manipolazione, di sfruttamento e di banalizzazione della vita umana".
| CLONAZIONE BRITANNICA, REAZIONE ITALIANA Il primo via alla clonazione terapeutica in Gran Bretagna fa scattare l'alzata di scudi fra gli schieramenti. FAVOREVOLI E CONTRARI Dalla parte dei contrari c'è il mondo cattolico, il presidente del comitato nazionale di Bioetica, Francesco D'Agostino, quello della federazione dell'ordine dei medici Giuseppe Del Barone e il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Favorevoli i radicali e i Ds così come una parte del mondo scientifico che guarda con speranza ai possibili risultati della ricerca. "Se si ritiene che gli embrioni siano esseri umani a pieno titolo non è possibile giustificare in nessun modo questa decisione - ha spiegato D'Agostino - se non con quei criteri molto in voga nel mondo anglosassone secondo i quali la speranza di ottenere ricadute scientifiche positive, anche in termini finanziari, induce a mettere fra parentesi remore bioetiche anche di grande rilievo". E per D'Agostino esiste un altro aspetto da sottolineare: quello dei tempi per ottenere risultati. In Italia la clonazione è vietata per legge ed il ministro della salute, Girolamo Sirchia, già a febbraio aveva espresso il suo no alla clonazione degli embrioni umani per questo fine. Ma dalla sinistra laica arriva il plauso. Barbara Pollastrini, coordinatrice delle Donne Ds e componente della segreteria nazionale ha spiegato di "essere fiduciosa nel progresso e nella scienza e nell'uso delle cellule staminali per trovare cure a malattie oggi inguaribili. Limiti e garanzie dovrebbero essere frutto di norme europee, avanzate, condivise e costantemente aggiornate". Anche Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani, esprime soddisfazione per il via libera in Gran Bretagna alla clonazione di embrioni umani per fini terapeutici e rinnova l'appello a firmare subito, nelle segreterie comunali o presso i tavoli, il referendum radicale. "Oggi è un altro grande giorno per l'umanità - ha affermato Capezzone - l'esperimento autorizzato in Inghilterra (di clonazione terapeutica: da non confondere con la clonazione volta a produrre sosia, duplicati di uomini!) può ridare una speranza a donne e uomini colpiti da malattie terribili, da quelle neurodegenerative a quelle cardiovascolari, passando per cancro e diabete". SCIENZIATI DIVISI Anche il mondo scientifico si spacca. "Dare il via libera alla clonazione terapeutica solo a pochissimi progetti, condotti da scienziati di provata esperienza e con limiti ferrei" è l'indicazione che arriva dal genetista dell'università di Roma Tor Vergata Giuseppe Novelli, la strada che alcuni Stati come il Regno Unito stanno percorrendo in merito alla ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. "Non si può chiudere la porta della ricerca a 360 gradi - ha detto Novelli - ma occorre lasciare aperte alcune finestre dando regole precise e affidandole a scienziati di provata esperienza". Contraria del tutto invece il premio Nobel Rita Levi Montalcini che afferma: "Non sono favorevole alla creazione di embrioni umani per ricavare cellule staminali a fini terapeutici". No anche all'uso degli embrioni congelati in sovrannumero prodotti per la procreazione assistita. A definirla una sperimentazione disumana è stato invece il professor Roberto Colombo, genetista dell'università cattolica di Milano. Il ginecologo Carlo Flamigni invece non si dice stupito della decisione inglese. "Quasi tutti i paesi europei - ha spiegato - accettano di importare linee cellulari embrionali a fini di ricerca. Ho la sensazione che anche noi faremo lo stesso perchè nel dicembre scorso tra i ministri della ricerca Ue non si trovò un accordo comune". (ANSA) |





