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Panorama   Archivio   Cassazione: l'obeso è come un invalido

SOVRAPPESO MALATTIA GRAVE

Cassazione: l'obeso è come un invalido

  15/9/2004

Sentenza storica della Suprema Corte: può essere dato assegno a casi gravissimi. I giudici dichiarano inadeguate le tabelle usate finora per calcolare chi avesse diritto al sostegno ministeriale > Scheda

L'obesità grave può considerarsi a tutti gli effetti una malattia invalidante.
A sostenerlo è la Cassazione, che con una sentenza che farà giurisprudenza, ha stabilito che non sono più vincolanti le tabelle - fissate da un decreto ministeriale del 1992 - usate per misurare il punteggio di invalidità e che attribuiscono una percentuale di handicap agli obesi che in nessun caso supera il 40% (per avere l'assegno di invalidità serve il 74%).

LA SENTENZA
Ad avviso dei magistrati della Suprema Corte, invece, specie nelle forme gravi di accumulo adiposo, occorre valutare questa disfunzione in "maniera svincolata dai limiti tabellari" e dare punti più elevati, superiori al 40%, a chi ha un rapporto molto squilibrato tra altezza e peso corporeo.
A questa decisione - sentenza 16251 della Prima sezione civile - ha portato la vicenda di una donna, un metro e mezzo di altezza per 130 chili, concentrati soprattutto sulle cosce.
Proprio per le sue dimensioni, la signora aveva chiesto di essere dichiarata invalida al 74%, ma il ministero aveva bocciato la sua richiesta. Così la donna si è rivolta (senza successo) alla magistratura che per due volte - prima il Tribunale e poi la Corte di Appello torinese - le rispose che, nonostante la mole, non raggiungeva il punteggio necessario.

IL RICORSO
Contro il "no" la donna si è rivolta alla Cassazione e il suo ricorso ha fatto breccia tra i giudici che lo hanno accolto, nonostante il parere contrario espresso dalla Procura che aveva, addirittura, chiesto l'"inammissibilità " del reclamo.
In particolare, i supremi giudici hanno affermato che è vero che le tabelle "includono l'obesità nella fascia di invalidità dal 31% al 40%", ma tale percentuale è calcolata in riferimento a persone che hanno un "indice di massa corporea compreso tra 35 e 40", che non tiene conto delle nuove forme di obesità o di quelle più gravi.

La donna in questione, ad esempio, ha un indice di massa corporea - calcola la Suprema Corte - del 57,7 che "si ottiene, in base alle indicazioni ministeriali, dividendo il peso del soggetto per il quadrato della sua statura espresso in metri".
Deve quindi concludersi - afferma la Cassazione - che una "situazione" come quella della ricorrente "richiede una indagine diretta ad acclarare il grado di invalidità, svincolata dai limiti specificati dalle tabelle".

In pratica, adesso, alle persone gravemente obese, potrà essere riconosciuto un punteggio di handicap maggiore del 40% dato che - per effetto di questa decisione della Suprema Corte - i periti chiamati a valutare il livello di obesità dovranno tenere presente non più solo le tabelle, ormai inadeguate per misurare le nuove obesità, bensì la reale situazione "invalidante" di chi è afflitto da questa malattia.

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