ALIMENTAZIONE INTEGRATORI NEL MIRINO
Meglio con il cibo che con le pillole
Gianna Milano 15/11/2004
I benefici degli antiossidanti vengono rimessi in discussione da una vasta ricerca: non proteggono dal cancro e talvolta...
Negli ultimi vent’anni il copione sugli antiossidanti, nome che comprende le vitamine più gettonate, la C, la E, il betacarotene (precursore della A), oltre al selenio, è stato riscritto più volte. E le conclusioni sono state talvolta a lieto fine e altre no. Un vero saliscendi. Ora una nuova indagine sembra dare un giudizio definitivo. Pubblicata su Lancet, ha preso in esame 14 studi «randomizzati» e coinvolto 170.525 persone: la conclusione cui giunge è che non solo gli integratori vitaminici non proteggono dai diversi tipi di cancro, ma sarebbero addirittura dannosi.
«Non ci sono prove convincenti che da soli o in combinazione tra loro questi supplementi prevengano i tumori gastrointestinali... e addirittura potrebbero aumentare la mortalità» scrive Goran Bjelakovic, professore in gastroenterologia ed epatologia, che ha diretto lo studio. Il ricercatore ha eseguito la poderosa metaanalisi di varie ricerche sugli antiossidanti assieme ai colleghi del Cochrane center dell’Università di Copenaghen, in Danimarca, un organismo internazionale di epidemiologi e statistici.
I partecipanti alle varie ricerche hanno preso dosi da 15 a 50 milligrammi di betacarotene, da 1,5 a 15 di vitamina A, da 120 fino a 2 mila di vitamina C, e da 30 a 60 di vitamina E. Quotidianamente o a giorni alterni, per un anno e fino a 12 anni. Per il selenio, un oligoelemento, le dosi giornaliere erano da 50 a 228 milligrammi per 2-4 anni. A seconda degli studi, gli antiossidanti erano presi da soli o in combinazione. In due di essi i partecipanti avevano preso 6 vitamine e 3 minerali, e fino a 14 vitamine e 12 minerali. Ora, coloro che avevano regolarmente assunto supplementi di vitamine e oligoelementi non hanno mostrato di avere ricavato protezione contro cinque tipi di cancro rispetto ai gruppi di controllo che avevano preso un placebo.
Inevitabilmente si sono levate critiche allo studio. Un epidemiologo inglese, David Forman, ha detto al Washington Post che sarebbe riluttante dal trarre conclusioni dalle evidenze presentate dai ricercatori: «Ciò che hanno rilevato è scarsamente significativo dal punto di vista statistico». Una posizione critica ha preso anche il Council for responsible nutrition, negli Usa, sottolineando che le dosi elevate prese dai partecipanti agli studi potrebbero aver influito sui risultati negativi. Critiche comprensibili se si pensa che oltreoceano si spendono oltre 30 miliardi di dollari l’anno in supplementi vitaminici. L’incremento è incessante anche in Europa. Secondo dati Nielsen del 2003, i consumatori di integratori vitaminici in Italia sono 3 milioni e dal 1992 al 2003 il giro d’affari ha superato un miliardo e mezzo di euro l’anno.
Ma che funzione avrebbero gli antiossidanti? A questi composti chimici si riconosce la capacità di proteggere l’organismo dai processi ossidativi provocati da molecole con caratteristiche particolari, i radicali liberi, il cui ruolo in molte patologie è riconosciuto. Siccome hanno un elettrone non appaiato, libero appunto, tendono a raggiungere l’equilibrio strappandone uno alle molecole con cui vengono in contatto. Man mano che l’aggressione dei radicali liberi cresce, le cellule non riescono più a svolgere il loro lavoro e sono modificate in modo irreversibile. I tessuti a lungo andare si degradano e ha inizio la malattia.
Un eccesso di radicali liberi è stato associato allo sviluppo di problemi cardiovascolari, morbo di Alzheimer, Parkinson e cancro. Una dieta ricca di frutta e verdura mantiene un equilibrio tra gli antiossidanti e i radicali liberi, peraltro indispensabili al funzionamento dell’organismo. Che non potrebbe trasformare aria e cibo in energia se non ci fosse la reazione a catena dei radicali liberi. Svariati studi epidemiologici hanno dimostrato, dall’inizio degli anni 80, che se gli antiossidanti scarseggiano non va bene, ed esiste un’associazione tra questi composti instabili e una buona salute. Anche se chiaramente ciò non significa che tutto dipenda solo da essi (hanno un ruolo altri fattori, metabolici o ambientali, e il tipo di dieta) e, tantomeno, che il prenderli in pillole serva a tenere lontano le malattie.
A partire dagli anni 90 i dati a favore di dosi generose di antiossidanti si susseguirono a ritmo incessante. Prove in positivo vennero raccolte sulla vitamina E, tra gli integratori uno dei preferiti, con un ruolo chiave nella salute del cuore. Ricerche epidemiologiche conclusero che alte concentrazioni nel sangue allontanavano il rischio di infarto e tenevano anche a bada il cancro, come quello alla prostata. Nel 1998, però, su Lancet lo studio Gissi prevenzione suggerì che la vitamina E non aveva effetti significativi sull’infarto miocardico.
E la C? Di questa vitamina si è detto molto: che inibiva la formazione di nitrosamine cancerogene della dieta. Poi si sostenne che avesse un effetto preventivo contro il cancro e le malattie cardiovascolari. Per non parlare delle meraviglie del betacarotene, vitamina abbondante in frutta, carote e spinaci. Vari studi ancora mostrarono che chi consumava cibi ricchi di questa vitamina, precursore della A, correva un rischio minore di cancro. Gli studi si contraddicono spesso gli uni con gli altri in un’altalena di indicazioni. Probabilmente la vera soluzione sta in una dieta sana, con alimenti ricchi di queste sostanze.
| LA SALUTE NEL PIATTO Le principali vitamine antiossidanti e gli alimenti che le contengono La vitamina A si trova in prodotti di origine animale (latte, formaggi, uova, fegato) sotto forma di retinolo e in quelli di origine vegetale sotto forma di betacarotene che l'organismo trasforma in vitamina A. Il betacarotene, come altri carotenoidi, è un pigmento che dà ai vegetali la tipica colorazione giallo-arancione. Ne sono ricchi carote, peperoni rossi, zucca, meloni, pomodori, spinaci e broccoli. La vitamina C (acido ascorbico) è contenuta in frutta e verdure crude. Gli esseri umani la devono assumere dai cibi. Le fonti migliori: agrumi, fragole, ribes nero, kiwi, peperoni, broccoli e cavolfiori. La vitamina E raggruppa composti antiossidanti biologicamente attivi, i tocoferoli. Ottime fonti: frutta secca, germe di grano, olio di girasole; meno ortaggi a foglia scura come broccoli e spinaci. |





