CERVELLO: PER RITROVARE EQUILIBRIO E FACILITÀ DI LINGUAGGIO
Terapia a ritmo di musica
Claudia Boselli 1/4/2005
Canzoni ed esercizi con strumenti si sono dimostrati efficaci nel combattere alcuni dei sintomi del morbo di Parkinson.
Due donne e quattro uomini stanno ascoltando le Quattro stagioni di Vivaldi. A riunirle non è la passione per la musica classica bensì una malattia: il Parkinson. Al suono delle note del concerto dedicato all'estate, Emma, Margherita, Giovanni, Mario, Federico e Luigi fanno un insolito esercizio di stretching: spostano dolcemente il collo verso sinistra e verso destra e ruotano le spalle. È solo uno degli esercizi previsti dal programma di logopedia (terapia del linguaggio) presso il centro di riabilitazione del Centro Parkinson degli Istituti clinici di perfezionamento (Icp) di Milano.
Una decina di minuti più tardi il gruppetto si concentra nel leggere a voce alta, a turno, un articolo di giornale e nel risentire la propria voce registrata. Poi, al suono di vari strumenti musicali, alcuni fantasiosi (come, per esempio, una zucca contenente semi essiccati), i sei si muovono al ritmo impostato dalla terapista. Un quarto d'ora dopo, la scena cambia di nuovo: è il momento degli esercizi specifici per labbra, lingua, mandibola e palato da eseguirsi davanti allo specchio. L'incontro si conclude con un coro: prima una melodia anni Sessanta e poi una canzone degli alpini.
Il morbo di Parkinson, che in Italia colpisce oltre 220 mila persone con circa 1.200 nuovi casi l'anno, è causato dalla degenerazione di alcuni neuroni situati in una zona profonda del cervello, chiamata sostanza nera. I sintomi sono tremore, lentezza dei movimenti, rigidità, disturbo del cammino e dell'equilibrio, postura curva, difficoltà di linguaggio e nella deglutizione, eccessiva presenza di saliva in bocca. In che modo e in quale misura la musica può aiutare un malato di Parkinson, dal punto di vista sia fisico sia emotivo?
«La musicoterapia contribuisce a migliorare tono, modulazione e volume della voce» spiega Gianni Pezzoli, direttore del Centro Parkinson. «Il canto permette di controllare i muscoli per l'emissione della voce, la pronuncia, l'intonazione e la velocità dell'eloquio». Aggiunge Alessandra Basili, logopedista del Centro: «Nel malato di Parkinson le corde vocali non si chiudono adeguatamente, quindi l'aria che arriva dai polmoni e mette in vibrazione le corde vocali per produrre i suoni sfugge, e dà origine a ipofonia, cioè voce a basso volume, rauca, afona».
Per quanto riguarda il problema della chiusura delle corde vocali, il programma utilizza la tecnica del «pushing» (spinta energica dei palmi delle mani uno contro l'altro) e dei vocalizzi. «Si lavora inoltre sulle qualità acustiche della voce per migliorarne il ritmo, anche con l'uso del metronomo» precisa Basili. «Così il paziente impara a riconoscere quando il tono si sta affievolendo, a tirare un lungo respiro e a rendere la voce di nuovo udibile».
Muoversi a tempo di musica può essere efficace per affrontare il blocco dei movimenti di cui soffre oltre la metà dei parkinsoniani. «Suggerire al paziente di darsi un ritmo può risolvere la sua incapacità a riprendere il cammino. Questo tipo di malati infatti non hanno più quella sorta di pacemaker interno che una persona sana possiede» precisa Pezzoli.
Due gruppi di studiosi delle università americane del Colorado e del Michigan hanno dimostrato che persone con Parkinson camminano a passi più veloci e lunghi e hanno un maggior equilibrio se nel frattempo ascoltano musica. Risultati promettenti che la newsletter Health & Nutrition dell'università Tufts di Boston ha riferito in questi termini: «Alcuni ricercatori propongono che nel trattamento del morbo di Parkinson la musicoterapia, in associazione con la fisioterapia, dovrebbe essere la regola piuttosto che l'eccezione».
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