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CANI MALTRATTATI - BILANCIO DI UNA STAGIONE DRAMMATICA
Ancora umiliati e offesi
Nei mesi estivi c'è stata un'impennata di abbandoni di animali domestici. E secondo le associazioni di volontariato il 2005 si avvia a essere l'anno dei record negativi » Forum
di Stella Pende
14/10/2005
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001033089
È il 21 agosto a Peschiera Borromeo (Milano): c'è una Jaguar cobalto nella strada di campagna che scoppia di sole. Improvvisamente dal finestrino dell'auto un cane bianco viene scaraventato nell'aria. Rotola sull'asfalto come un fagotto di ossa. Stringo gli occhi, mi avvicino. Un lamento strangolato gli esce dalla gola. Occhi che non si possono guardare. Traballando si alza come un piccolo fantasma di peli.
Ha una gamba che dondola sanguinante ma non gli importa. Comincia a correre come se avesse dimenticato il corpo. Va dietro a quella macchina e a quel giuda che l'ha abbandonato. Cerca di riconquistare il suo carnefice. Gli corro dietro mentre altre macchine sfrecciano. Solo un cane può rischiare la vita per chi ha appena cercato di spezzargliela.

Una volta erano i farabutti, gli orchi ignoranti o quelli che credevamo tali. Oggi è cambiato: sono tutti. Non solo, molti fra i 15 mila cani abbandonati in Lombardia arrivano oggi dal signore benestante, dalla famiglia borghese e da quello della Jaguar. Speravamo che con gli sos, le campagne, la televisione e gli appelli di conosciuti e sconosciuti, l'abbandono si fermasse, la coscienza umana e civile affiorasse. Invece no.

Un'altra estate da cani. I numeri dell'intero anno arriveranno come schioppettate a fine dicembre. Ma già da ora chi vuole bene agli animali, associazioni, «canili per bene» e volontari, fanno capire che per quanto riguarda l'abbandono il 2005 rischia di toccare una delle cifre più alte d'Europa. «È orribile dirlo, ma rischiamo di arrivare ai 350 mila»: chi parla, Antonio Pauleo di Guida verde-Sos animali, sa cosa dice.

E se potessero dire anche loro? Forse un giorno, quando gli animali del mondo parleranno, saranno gli uomini a diventare d'incanto muti. Per la vergogna. Se così fosse Lima, labrador di un anno, racconterebbe che a Grottarossa di Roma ha giocato pomeriggi interi con i bambini Paolo e Maurizio, che sopportava perfino Macchia il gatto persiano... Ma a fine luglio il suo padrone l'ha caricata in macchina. L'hanno trovata legata dentro un boschetto sulla Flaminia tre giorni dopo. Schiantata dalla sete.

Oscar, vecchietto bastardo dell'isola d'Elba, avrebbe potuto spiegare ai suoi salvatori il terrore che si prova a essere portato lontano da casa. A vagare per giorni assetato per ritrovare da solo la strada. E poi, per questa colpa, essere affondato in un pozzo proprio da chi ha amato teneramente per 11 anni. Non potrà più dire nulla invece Otello, yorkshire di 3 anni troppo riconoscibile nel quartiere per essere lasciato in strada. Allora qualcuno l'ha chiuso in un sacchetto della spazzatura per farlo inghiottire dal camion tritarifiuti.

«La verità è che c'è stato un mutamento, addirittura una sofisticazione nel modo di abbandonare» Giuseppe Bucciarelli, capo del servizio veterinario in Abruzzo, cita come esempio certi finti abbandoni. «Ho trovato una piccola rottweiler davanti alla pompa di benzina di Francavilla», la telefonata è arrivata all'Enpa di Pescara in piena estate, «potreste tenerla voi?». Sembrava un bel gesto, ma è bastato un clic sul microchip del cane per scoprire che il padrone di Alda altro non era che l'autore della telefonata.
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Una drammatica immagine scattata dai carabinieri del Noce (Nucleo operativo ecologico) a Finale Ligure, in uno dei 283 canili perquisiti nei mesi estivi. In molti casi gli animali sono stati trovati in stato di completo abbandono, e i canili sono stati chiusi

«Prima si raccoglievano cani randagi di ogni età. Adesso sono soprattutto cani adulti con padroni. Li comprano perché sono il giocattolo del primo figlio ma poi col terzo che arriva non c'è più tempo. Diventa un peso anche quando marito e moglie si dividono». Insomma, il cane è il primo a pagare. Per qualunque piccola o grande rottura. Per nascite e per morti. Lui che è sempre l'unico innocente.

I più fortunati li lasciano nei pressi dei canili, ma anche di parrocchie e di chiese, spiegando ai bambini disperati che preti e perpetue gli daranno la pappa. Comunque sia, i cani di famiglia abbandonati sono i primi a morire. Non ce la fanno a sopportare il dolore del distacco, né la crudeltà della strada o di qualunque canile.
Una delle spiegazioni che dà Massimo Comparotto dell'Oipa (organizzazione internazionale protezione animali, www.oipaitalia.com) è l'ultima frenesia dell'acquisto. «Si comprano troppi cani di razza, ormai un simbolo e un accessorio di moda. In Italia nell'ultimo anno sono stati comprati almeno 15 mila cuccioli di sangue blu». Un'immensità che nasconde, naturalmente il marcio dell'illegalità e dell'affare facile.

Il 16 luglio la Guardia di finanza fa una strana scoperta su una motonave in viaggio da Napoli a Catania. Deboli lamenti arrivano da un camion partito dall'Ungheria. E quando i finanzieri aprono lo sportellone ecco davanti a loro 40 cuccioli moribondi e traballanti. Nemmeno di un mese. Occhi chiusi e accecati dal buio, nasi, code, orecchie zuppi di sudore. I due importatori, una catanese e un ungherese, hanno falsificato i loro libretti sanitari.

Il traffico dei cuccioli con pedigree che arrivano dall'Est gonfia un giro d'affari intorno ai 4 milioni di euro all'anno. Un cucciolo di cocker o di rottweiler pagato 50 euro a Budapest sarà messo in vetrina nel negozio con le gabbie di cristallo del centro a 1.100, 1.400 euro. Per poi essere scaraventato sulla strada gratis 6 mesi dopo. A quel punto, ammazzato da macchine e camion, rimarrà per terra giorni e giorni. Perché da noi lo smaltimento rifiuti (sì, ancora così si chiama la rimozione del corpo di un povero animale) è poco frequente sulle strade.

L'estate continua a rimanere l'inferno dell'abbandono. Quella appena passata si lascia dietro storie canine di ordinaria follia. Non è mancata l'inquietante normalità della cronaca. Cagnetti asfissiati dentro macchine arroventate (16 solo in Sardegna), cuccioli abbandonati sulle strade del Sud, investiti e lasciati crepare sull'asfalto: 7 sulla Salerno-Reggio Calabria. Non dimenticando che ogni anno sono almeno 250 gli incidenti stradali provocati dall'abbandono sulle strade.
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Una giovane pitbull costretta all'immobilità in un canile troppo piccolo: lo si può capire dalla eccessiva lunghezza delle unghie delle zampe

Una storia per tutte. È un fatale principio di agosto, un cucciolone nero un po' terranova e un po' Pippo, lasciato da chissà chi, comincia a vagare tra le casette di Monte Oro vicino a Sassari. È un cane dolce e solo. Qualcuno gli dà da mangiare, per i bambini è un amico di giochi. Ma un certo giorno Bull sparisce.
Lo trova un automobilista. Gli hanno legato le zampe posteriori con un cavo elettrico per impiccarlo a testa in giù sopra un falò. E poi l'hanno attaccato a una macchina trascinandolo fino al bordo di un bosco. Un orrore che non può avere parole né pensieri.

Intanto la vigliaccheria di uomini e donne continua a esercitarsi sul noto adagio: «Drammatico, ma d'estate non si sa dove metterli!». Alibi misero. Prima di tutto l'Italia pullula di pensioni. Da visitare prima, naturalmente. Per chi viaggia invece con «prole pelosa», quest'estate ha prodotto qualche felice innovazione.
La società Autogrill ha aperto in giugno i Fido park, parchetti verdi attrezzati con veterinari, pasti e volontari per cani in viaggio. In realtà basta cercare per trovare campeggi, alberghi, agriturismi e spiagge (una trentina con il Bau Bau Village di Albisola con tanto di sdraio e campo agility) che accettano e gradiscono animali.

La Confcommercio ha lanciato la campagna «Finalmente entro anche io» che ha coinvolto almeno 150 mila hotel e villaggi turistici, dove invece del solito divieto si espongono benvenuti e menu per i quattrozampe. Contro l'abbandono e le menzogne di chi usa l'estate come paravento, anche due nuove guide: In Italia col cane (Touring Club) e Dove in vacanza col cane (De Vecchi).
Ma c'è un altro flagello che non ha ancora trovato rimedi né aiuto. Il nome ha sapore antico, quasi romantico: la caccia. È un errore infatti pensare che i canili si riempiano di desaparecidos soltanto nei mesi della calda estate. In questi giorni basterebbe una visita nelle prigioni dei cani in Toscana e in Umbria per trovarne a migliaia. Segugi, setter, beagle e bracchetti di ogni taglia. Magari feriti, magari azzoppati... Dunque ormai inutili.

Strage silenziosa, snaturata. Il cane da caccia è un subcane, un oggetto da riporto che, se ferito, viene lasciato morire nel bosco. Se è ancora «aggiustabile» si cuce come un sacco vecchio senza veterinario né anestesia. La realtà me l'ha fatta toccare un volontario che lavora nei canili del Comasco. La Val d'Intelvi è terreno di cacce ricche.
Da una baracca sentiamo arrivare guaiti strazianti. Nel casolare si contorcono di fame strani animali. Perché non sono cani, ma ombre. Mucchi di ossa con orecchie e nasi e code appestati di piaghe. Si scopre che sono lì da due mesi. L'«appassionato» cacciatore li teneva digiuni per allenarli meglio alla ferocia e all'efficienza.

Un'emergenza che anche Elisa D'Alessio e Ciro Troiano della Lav (Lega antivivisezione) hanno lanciato da molto tempo: «Tra settembre e ottobre molti degli arrivi nei canili sono cani da caccia o simili» dice Elisa. «Ci sono in giro oggi almeno 500 mila cani da caccia. Alla fine di ottobre almeno il 30 per cento degli animali viene abbandonato come uno straccio vecchio». Allo scempio si aggiungono le vittime consumate nell'ambiente.
Tra beagle e segugi meticci usati contro i cinghiali i morti sono stati sei solo nell'Anconetano. Tutti di proprietà di due signori della squadra di caccia al cinghiale Berretti rossi. Nei pascoli della Sila, in Calabria, invece è toccato a otto cani pastori. Li hanno trovati con i loro cuccioli stramazzati. Uccisi (forse per sbaglio?) dai soliti cacciatori.
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Un cane morto di stenti sul bordo di una strada

E non dimentichiamo i piccoli cani da tartufo. Vittime innocenti di una guerra umana nata nei boschi e arrivata fin sottoterra. Flash era il miglior amico di Pietro Guida, giornalista che vive a Tagliacozzo (L'Aquila). Ma il suo naso era troppo bravo a scovare tartufi in quella zona affollata di cercatori senza pietà. Una polpetta alla stricnina ha fermato la sua voglia di profumi e di terra.

Davanti alle mattanze e agli orrori, che ne è della famosa e sbandierata Legge 189 che promette a chi abbandona o maltratta galera e multe da 1.000 a 10 mila euro? Pare una stranezza che nessun corpo di polizia né asl né questura possa dare dopo più di un anno (la legge è in vigore dal luglio 2004) informazioni e dati esatti al riguardo. Non si nega collaborazione certo, ma c'è sempre un'incertezza, una qualche voglia di proteggere la privacy, una fuga. A parte Argo. Come il vecchio cane di Ulisse. L'unico che riconobbe il padrone tornato a Itaca.

Argo come l'operazione guidata dal comando dei Carabinieri per la tutela dell'ambiente. Nasce da un numero verde (800-2538608) che raccoglie denunce, sos, notizie di maltrattamenti e di abbandoni. Dall'11 marzo al 3 luglio un gruppo di militari, i Noe, Nuclei operativi ecologici, ha passato al setaccio 283 canili italiani. Nei loro controlli 57 persone sono state segnalate all'autorità giudiziaria, tra cui 11 sindaci toscani.

Sessantatré provvedimenti penali e 15 multe. Infine sei canili sequestrati, da Finale Ligure alla Puglia. «E non molleremo» dice il tenente Fabio Vaccaro: «La Legge 189 non può essere una legge fantasma». Del canile Il Rifugio vicino a Isernia il maresciallo Michele Rosa racconta invece storie di orrore surreale. «Scorribande di topi, animali zeppi di tumori e di piaghe, cani che divoravano cani. E un pozzo per l'acqua. Il padrone è denunciato per maltrattamenti». Ma la storia continua.

(ha collaborato Rossana Campisi)
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