Archivio Panorama

DIPENDENZE GASTRONOMICHE - I CONSUMATORI DI TRIFOLA E I LORO PUSHER
E tu ce l'hai il fornitore di tartufi?
Si prenotano per tempo, si comprano da ristoratori fidati. Mappa del ricco mercato dei bianchi funghi delle Langhe. Che scatenano l'asta di Depardieu, Giovanardi & C.
di Giacomo Amadori
21/10/2005
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001033265
Quando sono arrivati, domenica 16 ottobre, a Pollenzo (Cuneo), sembrava un corteo reale. La loro tavola quella del castello di Racconigi. Per il rendez-vous culinario con la terra degli avi si sono presentati in 14 che più coronati non si può e hanno scelto un ristorante dal nome familiare: La corte albertina.
Volevano passare inosservati, non ci sono riusciti. Alla fine si sono fatti grattare 2 etti di tartufo (circa 600 euro) su fonduta ai cardi gobbi e agnolotti del plin. Quindi, Vittorio Emanuele di Savoia, la moglie Marina Doria e il loro seguito (tra cui una principessa di Borbone) hanno salutato e se ne sono andati, non prima di aver fatto acquisti alla Fiera di Alba.

È iniziata così ufficialmente la stagione del tartufo bianco, in cui aristocratici e borghesi fanno a gara per avere il prezioso fungo sotterraneo sulle proprie tavole. Possibilmente a domicilio. Come sa bene il titolare della Corte albertina Gianni Bertolini, che da tre anni organizza lo scintillante ricevimento di Natale di casa Savoia a Ginevra.
Una festa esclusiva per 20 scelti invitati che alla fine spazzolano almeno 1 chilo di prezioso «tuber». Un rapporto d'odorosi sensi che ha consacrato Bertolini come «pusher» di tartufi tra le teste coronate di mezza Europa: «Recentemente sono andato a Monte-Carlo per preparare i miei piatti al principe Alberto».

È raro vedere i personaggi più in vista alle prese con la loro passione: preferiscono grattare trifola lontano da occhi indiscreti. Per approvvigionarsi si affidano a fornitori personali, magari l'amico ristoratore che diventa il contatto con il cercatore locale.
Per esempio, alla recente festa romana di Bulgari il carico di tuber (2,5 chili) è partito dal ristorante Ciau del Tornavento di Treiso (Cuneo). Insomma, il tartufo deve arrivare sulle tavole importanti in modo anonimo. Lo conferma Mario Aprile, presidente dei trifolau (i cercatori) di Alba, con una stima approssimativa: «In questo periodo sul mercato ufficiale, cioè in negozi e ristoranti, finiscono ogni settimana 30-40 chilogrammi di prodotto. Circa la stessa quantità viene ceduta dai trifolau ai clienti personali».
Quasi sempre bei nomi, imprenditori e maghi della finanza, per i quali l'understatement è d'obbligo. «Chi acquista da noi fa inviare le preziose confezioni agli indirizzi di segretarie e collaboratori, per non essere smascherato» afferma Gianmaria Bonino, titolare di uno storico negozio di Alba, Tartufi Morra. Il nome di un cliente importante? «Diciamo che un intenditore a cui spedisco bei pezzi è Paolo Di Canio, attaccante della Lazio».

ISTRUZIONI PER L'USO
Come si fa ad acquistare tartufi senza imbrogli e a conservarli?

1) Il periodo migliore per mangiarli e comprarli è il mese di novembre.
2) Al momento dell'acquisto attenzione alla terra: anche quella si paga.
3) Devono avere una bella pelle gialla tendente al verdolino. Se unti e spugnosi, sono poco freschi.
4) Devono essere sodi e senza macchie.
5) Vanno conservati in frigo a una temperatura tra i 2 e i 4 gradi.
6) Per conservarli, avvolgerli in carta assorbente (o in tovaglioli di tessuto) e riporli in confezioni non chiuse ermeticamente.
7) Vanno puliti con uno spazzolino alcune ore prima di consumarli.
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Conferma la passionaccia del giocatore Andrea Alciati, titolare del ristorante da Guido di Costigliole (tra i clienti, Francesco Cossiga e Charlotte Casiraghi), sulle colline di Santo Stefano Belbo: «I tartufi glieli mandavamo anche quando giocava in Inghilterra». E il fungo bianco sembra far impazzire più di un calciatore. Come quelli della Juventus, da Gianluigi Buffon a Gianluca Zambrotta. Eppure, lo scudetto del più spendaccione lo vince il loro allenatore, Fabio Capello.

«Ha la bocca larga» scherza il suo fornitore, Stelvio Casetta, produttore di vino e trifolau a tempo perso. «Gli invio solo pezzi importanti, come per le cene della famiglia Missoni». Che alla Juve regina del campionato portino bene i tartufi (più bianchi che neri) lo confermano le ordinazioni per le cene sociali. Per esempio Luciano Moggi e Antonio Giraudo amano annusarlo pure a fine partita. L'anno scorso, dopo la sfida contro il Milan, Casetta recapitò un chilo di fungo inebriante per una tavolata di 35 persone.

Non è meno sostanziosa la fornitura richiesta per il suo ristorante parigino dal bonvivant Gérard Depardieu. Il sabato, non di rado, Casetta prende l'aereo diretto in Francia per appagare l'attore e i suoi ospiti (tra cui il maestro Riccardo Muti) con almeno 1 chilo di pepite.
Un altro sistema per avere in casa sempre un po' di trifola è quello di riceverla in dono. Come sanno bene i reali d'Olanda, Adriano Galliani ed Enrico Mentana, oltre ai soliti Moggi e Giraudo. «L'ultima volta glieli ho consegnati personalmente: io cuore granata nella sede dei bianconeri» sorride Gianfranco Curti, titolare della Tartufi Ponzio d'Alba, che tra i suoi habitué conta il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, che sabato scorso non ha mancato l'appuntamento con lo shopping.

Ma non ci sono solo negozianti, cercatori e ristoratori tra i pusher dei vip. Anzi. Il nome più coccolato è forse quello di Andrea Rossano, con la sua Tartufingros il maggior esportatore di pepite d'Alba del mondo. Rifornisce locali prestigiosi come quelli di Wolfgang Puck, il ristoratore della notte degli Oscar, che con i gioielli di Rossano ammansisce i bizzosi divi di Hollywood, da Sharon Stone a Denzel Washington, a Sylvester Stallone.
L'imprenditore piemontese ha anche molti clienti privati sull'agendina. Ad Alba e dintorni qualcuno trapela: da Luciano Benetton a Flavio Briatore, neocampione del mondo di formula uno con la Renault: la sua ex fiamma Naomi Campbell, un giorno, ne ha messi 2 chili in valigia. Il fiore all'occhiello nella rubrica di Rossano è forse il re delle guide enogastronomiche: Edouard Michelin.
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La lista di chi si fa spedire a casa il tartufo non termina qui. Per indovinare chi si nasconda dietro ad alcune importanti ordinazioni basta un viaggio tra i ristoranti più quotati di Langhe e Monferrato. Con qualche sorpresa. Per esempio frequentano il Cascinale nuovo di Isola d'Asti uomini di Chiesa come il cardinale Angelo Sodano (e famiglia) e icone sexy come l'ex pornostar Eva Henger (e famiglia). Di casa anche un piemontese doc come lo scrittore noir Giorgio Faletti.
Walter Ferretto, chef e titolare, svela un altro modo di gustare il tartufo evitando la pubblicità: un noto banchiere, quando arriva, fa chiudere l'intero ristorante. Il nome? «In questi mesi è stato sulle prime pagine dei giornali ed è lombardo». Come Gianpiero Fiorani.

Ma la voglia di fungo bianco sta conquistando nuovi mercati, un tempo inimmaginabili, come i paesi dell'ex blocco socialista. Ormai nei ristoranti i conti più pesanti li pagano i nuovi ricchi russi e cinesi. «Stappano bottiglie di Barolo e Barbaresco di etichette importanti e divorano moltissima trifola» spiffera Maurilio Garola, chef e titolare della Ciau del Tornavento. Resta da capire quanto questi parvenu dell'haute cuisine apprezzino davvero: «I loro piatti preferiti? Cappuccino, zabaglione e panna cotta con molto tartufo» storce il naso Garola.
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