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MANIE RISCHIOSE - I POTENZIALI PERICOLI DI UNA MODA SEMPRE PIŲ DIFFUSA
Istruzioni per il non uso del Piercing
Avete intenzione di farvi bucare la pelle per bellezza (o ci sta pensando vostro figlio)? In tal caso vi conviene leggere prima questo articolo. Scoprirete che le complicazioni per la salute, spesso sottovalutate, possono essere molte: dolori, reazioni allergiche, nevralgie, infezioni, epatite. E persino shock elettrici, come raccontano due medici italiani » Scheda: dove č megio evitare
di Luca Sciortino
27/11/2006
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001039002
Se il piercing possa considerarsi un mezzo di autoespressione, se incarni in un certo senso l'impulso giovanile o abbia un valore estetico, non è il punto. La questione è semmai un'altra: è pericoloso per la salute? La risposta è nei fatti documentati, e in numero sempre maggiore, sulle principali riviste mediche internazionali.
Solo per citare gli ultimi: in un numero recente dell'autorevole Journal of american medical association (Jama), due medici italiani, Roberto Gazzeri del reparto di neurochirurgia dell'Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma e Marcello Galarza dell'ospedale Villa Maria Cecilia di Ravenna, riportano il singolare caso di una ragazza italiana di 18 anni colpita da una forma atipica di nevralgia del trigemino: «Un mese dopo l'inserzione del piercing, la paziente ha iniziato ad avere un dolore lancinante sul lato destro del viso, nella regione mandibolare e mascellare» racconta Gazzeri.

«Al dolore si aggiungevano, circa venti o trenta volte al giorno, shock elettrici che provocavano una diminuzione di sensibilità della durata di circa trenta secondi». Era chiaro che si trattava di una nevralgia del trigemino, l'irritazione di un nervo composto da tre rami che attraversano la regione frontale, quella del naso e della lingua e quella mandibolare.
Questo tipo di dolore è probabilmente il più intenso e insopportabile che si conosca, e non a caso la nevralgia del trigemino è anche definita «sindrome del suicidio» perché spinge perfino a gesti estremi pur di far cessare il dolore. «La somministrazione di un farmaco ben collaudato, la carbamazepina, non aveva dato alcun miglioramento, a parte un primo lieve effetto. L'esame del cavo orale rivelava invece la presenza di un piercing e, a seguito delle nostre pressioni, dolore solo in una piccola regione della lingua. Quarantotto ore dopo la rimozione del piercing, ogni sintomo era cessato e a un anno di distanza non abbiamo registrato nessuna novità» conclude Gazzeri.
In che modo il piercing sia stato la causa dei dolori non è chiaro. «Potrebbe aver provocato la lesione di un rametto del trigemino» ipotizza Gazzeri «oppure aver provocato correnti elettriche che possono aver irritato il nervo. Altra ipotesi è quella di un'irritazione chimica da parte dell'impianto».

Questo strano disturbo sarebbe il primo caso mai registrato in letteratura. Ciò non esclude che non sia capitato ad altri. Ma se tutti i problemi del piercing finissero qui, questo ornamento non potrebbe certo definirsi pericoloso. Invece bucarsi la pelle per bellezza espone al pericolo di infiammazioni, reazioni allergiche, infezioni come epatite, aids e altro.
Anche perché il piercing è una moda sempre più diffusa tra i giovanissimi: secondo un'indagine Eurispes su 44 scuole italiane, appena conclusa, il 23 per cento dei ragazzi fra 12 e 19 anni ammette di avere fatto ricorso al piercing. E il 14 per cento dei bambini fra 7 e 11 anni dice che, da grande, gli piacerebbe farlo. Ma solo il 14 per cento dei ragazzi lo considera un rischio.
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Eppure la pelle rappresenta una barriera tra l'organismo e i potenziali agenti patogeni presenti nell'ambiente; se introduciamo un pezzo di metallo nel nostro corpo, violando questa barriera, ci esponiamo a possibili guai. Un altro esempio: qualche settimana fa, una ragazzina americana che aveva applicato il piercing a un capezzolo ha dovuto subire un intervento di mastectomia e l'asportazione dei linfonodi a causa di un'infezione potenzialmente letale.
«Nei fori del piercing finisce sporcizia, polvere, sapone, soprattutto batteri e virus. Questi prolificano in quei punti e possono passare facilmente nel sangue, specie se la zona è ricca di vasi sanguigni» spiega Marcello Monti, responsabile dell'Unità operativa di dermatologia dell'Istituto clinico Humanitas di Milano-Rozzano.

«Una volta nel sangue, i batteri possono migrare fino al cuore, colonizzare le valvole cardiache e provocare disfunzioni, come endocarditi». Spesso, inoltre, i piercing vengono impiantati nelle zone genitali, ricche di tessuto nervoso, e i danni possono a volte causare dolore in punti lontani. Tra le zone più bucate c'è poi l'ombelico, che la moda impone di mettere in mostra ma è anche una delle aree facilmente colonizzate dai batteri.
I punti più pericolosi sono comunque bocca (labbra e lingua), naso e organi genitali. «Farsi un piercing significa creare un ponte tra cute, mucose e muscoli. In altri termini, la flora batterica specifica di una zona migra in altre aree, dove non vi sono difese» precisa Monti.
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«I muscoli non si difendono bene dai batteri, così se pratico un piercing sulla lingua metto in comunicazione mucosa con muscolo, e ancora muscolo con mucosa. I germi del cavo orale passano nel muscolo. Anche il piercing al naso connette l'esterno con la mucosa interna del naso. Ed espone a infezioni». Che si manifestano a volte con arrossamenti e dolore.
«Sono molti i casi di questo genere. Io invito a togliere il piercing, spesso senza essere ascoltato. E così devo somministrare antibiotici» dice Monti. Anche le allergie sono frequenti. Questi ornamenti dovrebbero essere in acciaio, ma in vendita si trovano piercing di qualità differenti: se in Europa il livello di nichel, che provoca allergie, non può superare un certo valore, altrove, come la Cina, gli standard sono diversi.

Quando si dà un'occhiata alla letteratura medico-scientifica su internet, si resta sbalorditi. Non mancano i casi di tetano, che se non presi in tempo possono essere fatali, o quelli di ascessi cerebrali, la formazione di cavità, ricche di batteri, localizzate nel cervello o nel cervelletto che nell'eventualità più grave possono portare a problemi motori o del linguaggio, encefaliti e meningiti. In agguato, infine, tutte le volte che introduciamo sotto cute un metallo, c'è l'epatite.
Massimo Colombo, direttore della divisione di epatologia medica all'ospedale Maggiore di Milano, dice: «Uno studio canadese sui rischi di epatite pubblicato nel 1999 su Gastroenterology ha dimostrato un alto rischio in coloro che si sottopongono a interventi per piercing e tatuaggi. Un ago non ben sterilizzato può trasmettere l'epatite. Anche pungersi per caso, se la carica virale del donatore è alta, può essere fatale».
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Un altro caso in letteratura riporta di eritemi nodosi nella parte superiore dei lobi dell'orecchio di una paziente 68enne, dieci anni dopo l'installazione del piercing. Gli esami mostravano infiltrazioni granulose di macrofagi, linfociti e cellule plasmatiche.
La zona cartilaginea dell'orecchio rende inoltre difficile la cicatrizzazione della ferita perché è poco irrorata dal sangue. In Italia, il ministero della Salute ha trasmesso agli assessorati di sanità delle regioni le linee guida per eseguire tatuaggi e piercing in condizioni di sicurezza.

In esse si legge che le aziende sanitarie locali competenti rilasciano autorizzazioni solo dopo avere verificato che vi siano le necessarie condizioni igieniche e che gli operatori abbiano seguito corsi non inferiori a 30 ore e siano maggiorenni. Gli strumenti devono essere sottoposti a procedure molto accurate di sterilizzazione e l'operatore deve indossare guanti in lattice monouso e valutare prima lo stato della cute per accertarne l'integrità.
In genere poi si procede con pistole che «sparano» capsule d'argento e oro, per evitare allergie, così da preparare il foro. Poi, una volta impiantato il piercing, non resta che sperare per il meglio. Sempre che ci si sia posti prima la domanda: ne vale davvero la pena?

TRA RAGAZZI
I dati vengono da una ricerca Eurispes, appena conclusa, in 44 scuole, su 1.274 bambini tra 7 e 11 anni e 1.242 fra i 12 e i 19.
- Tra gli adolescenti intervistati, il 23,1% dichiara di avere il piercing (30,5% le ragazze, 12,3% i ragazzi).
- Le aree «bucate»: orecchio (79,6%), naso (20,4%), pancia (14,9%), sopracciglio (7%), labbro (6,4%), lingua (4,3%).
- Per il 33,7% il piercing è una moda, solo il 14,3 lo considera rischioso.
- Tra i bambini il 14,4% pensa che si farà un piercing da grande.
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