STUDIO SCOZZESE SULLA POSTURA CORRETTA
Tieni la schiena meno dritta
Roberto Verrastro 30/11/2006
È da riscrivere la vecchia raccomandazione delle mamme: lo dice una ricerca scientifica. Motivo: non siamo stati creati per stare seduti a lungo, la vita moderna richiede di lavorare in questo modo, perciò bisogna stare in una posizione ottimale. » Eccola nel grafico inglese
L'esercito dei carrieristi dispone ora del migliore alibi scientifico per evitare di tenere la schiena dritta: piegarla nella giusta direzione fa bene anche alla salute.
Il suggerimento giunge dal convegno annuale della Società radiologica del Nord America, in corso a Chicago, nell'Illinois, dove è stato presentato uno studio condotto presso il Woodend Hospital di Aberdeen, in Scozia, da un gruppo di ricercatori guidati da Waseem Amir Bashir, radiologo della canadese Università dell'Alberta.
ASSENZA DAL LAVORO
Bashir ha ricordato una verità spesso trascurata, benché il mal di schiena sia una delle principali cause di assenza dal lavoro: "Non siamo stati creati per stare seduti a lungo, ma in qualche modo la vita moderna richiede a una vasta maggioranza della popolazione di lavorare in questo modo, così si spiega l'importanza di una ricerca sulla posizione ottimale in cui rimanere seduti".
IMAGING E RISONANZA MAGNETICA
Il gruppo di studiosi si è quindi servito di una nuova forma di imaging a risonanza magnetica, tecnica che serve a produrre immagini dell'interno del corpo umano, utilizzando per la prima volta un'apparecchiatura che dava libertà di movimento ai soggetti studiati, dal momento che le apparecchiature tradizionali avrebbero imposto la posizione sdraiata, impedendo così di rilevare le cause del dolore prodotte da differenti movimenti e posture.
TRE POSIZIONI
Sono stati poi selezionati 22 volontari che non avevano mai sofferto di mal di schiena, ai quali sono state fatte assumere tre posizioni da seduti.La prima è quella con la schiena protesa in avanti, tipica di chi è abituato a lavorare avvicinando il volto al monitor, creando un angolo di meno di 70 gradi tra la schiena e il sedile della poltrona; la seconda è la tanto celebrata schiena dritta, cioè incollata a uno schienale che le consente di formare un angolo di 90 gradi con le gambe.
La terza è quella di chi se la prende comoda sdraiandosi leggermente, cioè ponendosi con la schiena reclinata secondo un'angolatura di circa 135 gradi con il sedile, quanto basta per non staccare i piedi da terra correndo il rischio del ribaltone o del colpo di sonno.
SPIEGAZIONE SCIENTIFICA
Per ogni posizione i ricercatori hanno effettuato misurazioni relative alla colonna vertebrale e ai dischi intervertebrali.
Questi ultimi sono le fibrocartilagini a forma di lente biconvessa che uniscono i corpi vertebrali delle vertebre contigue, svolgendo quindi il ruolo di cuscinetti che smorzano le pressioni esercitate sulla colonna vertebrale; essi sono composti da una parte centrale, detta nucleo polposo, e da una periferica, l'anello fibroso, costituito da un tessuto molto resistente e leggermente elastico.
Il team di ricercatori ha così rilevato che il movimento dei dischi intervertebrali è più evidente con la postura a 90 gradi, e lo è meno con quella reclinata, a dimostrazione del fatto che quest'ultima comporta un minor sforzo di sopportazione del peso corporeo per la colonna vertebrale, lungo la quale il peso stesso risulta distribuito più uniformemente.
La posizione protesa in avanti si accompagna a una riduzione dell'altezza dei dischi intervertebrali, che indica un alto tasso di deterioramento dei due livelli più bassi della colonna vertebrale.
SEDENTARIETA'
Per limitare i danni della sedentarietà, Bashir suggerisce quindi di procurarsi poltrone che permettano di assumere la posizione reclinata e, soprattutto, di farvi l'abitudine, visto che pur essendo la postura più salutare non sembra essere quella più naturale tra chi lavora a una scrivania: "Questo è tutto quanto può essere necessario per prevenire il mal di schiena, invece di dover curare il dolore provocato dalle troppo ore trascorse in una postura sbagliata", avverte.
"Le aziende potrebbero ridurre i problemi fornendo al personale sedie e poltrone che permettano di stare seduti in modo appropriato, evitando così il danno economico delle ore di lavoro perdute", conclude il radiologo, facendo riferimento anche al rischio di malattie croniche.
PARERI CONTRARI
Di fronte a questo suggerimento non è mancato però chi ha minimizzato i risultati delle ricerca, come Gordon Waddell, chirurgo ortopedico del Glasgow Nuffield Hospital, che ha dichiarato al Times, incoraggiando le aziende che vogliono risparmiare sul ricambio delle poltrone, che il mal di schiena fa parte della natura umana:"Come il mal di testa o il raffreddore, sembra che tutti ne soffriamo, e l'evidenza per lo più indica che la posizione in cui si sta seduti non fa la differenza".





