| NUOVE DIPENDENZE UN SITO CURA I VOYEUR DI INTERNET | ||
| Aiuto web per pornotossici | ||
| Sono un popolo occulto ma numeroso. Si isolano dalla realtà e non si staccano mai dal pc. Sono i malati del sesso virtuale. | ||
| di Angelo Sica | ||
| 22/2/2006 | ||
| URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001029433 | ||
| Da sei mesi ho ripreso a frequentare le donne»: Vincenzo Punzi, 60 anni, libero professionista, è un ex pornodipendente. «Ho iniziato nel 1996» confessa a Panorama «il mio unico scopo era guardare pornografia su internet. Quattro, cinque, persino otto ore di seguito. Trascuravo il lavoro e mi isolavo socialmente. Con le donne un disastro: ero spesso impotente». Riconosciuta negli Stati Uniti dalle assicurazioni sanitarie, anche in Italia la pornodipendenza tiene accesi molti pc. Se ne è reso conto Punzi quando, il 23 aprile 2003, su consiglio dello psicologo che lo aveva in cura, ha fondato l'unico gruppo italiano di autoaiuto. La prima risposta il 25 aprile, alle 5.40 del mattino: «Ce ne sono altri. Non sono da solo» scrive Guido. Con il passare del tempo, una pioggia di messaggi. Oggi gli iscritti al gruppo, seguiti da quattro psicologi, sono 880. Il sito noallapornodipendenza.it ha avuto 40 mila contatti in pochi mesi. «Il pornodipendente» spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta e presidente del Centro italiano sviluppo psicologia di Roma «soffre di una patologia ossessivo-compulsiva. Non può fare a meno della pornografia ed è posseduto da essa. Perde l'integrità personale e la libertà: si rifugia in un mondo di fantasie sessuali, lontano spesso dalla normale vita amorosa e dal rapporto con gli altri». Internet non solo ha amplificato la quantità del materiale pornografico, ma lo ha reso facilmente accessibile. Come i fruitori della rete, anche i pornodipendenti sono di entrambi i sessi e di tutte le età. I giovani sono i soggetti più deboli. Andrea ha 17 anni: «Da quattro anni, quando torno da scuola, il mio primo pensiero è quello di masturbarmi dopo aver navigato. Ho smesso di uscire con gli amici per restare a casa con il mio adorato pc. La cosa più brutta è che non ho una ragazza, e vi posso assicurare che fanno la fila per me... ma io non riesco a trovare la forza di rientrare nella realtà». Silvia ha 22 anni: «Tre anni fa ho fatto il primo collegamento a internet ed è iniziata la mia lenta rovina. Scarico foto e video, l'ultimo questo pomeriggio. Poi mi tocco. Non mi riconosco nella brava ragazza che mia madre crede che io sia». Negli adulti la patologia è più grave. Modifica spesso il sistema della veglia: «Io e il mio fidanzato stiamo assieme da tre anni» scrive pesca148 «ma non posso fare a meno di masturbarmi anche per sei ore di fila davanti al computer. Passo tutta la notte su internet e durante il giorno dormo». Questo tipo di dipendenza, inoltre, non è ristretta a chi ha poche relazioni sociali o problemi con l'altro sesso: «Riguarda sempre di più i ceti medio-alti» dice lo psicoterapeuta Lanari «così come fedeli osservanti che vanno in chiesa la domenica». «Sono cattolico praticante» confessa un 33enne sposato con due figli piccoli «mi sento un perdente. Ho perfino incolpato mia moglie di non soddisfarmi sessualmente. Non riesco a smettere anche se sto rischiando molto, perché non mi collego alla porcheria a casa come molti di voi, ma al lavoro». Per molti pornodipendenti l'ufficio non è un impedimento. «Sono peggiorato da quando sono stato assunto nell'attuale lavoro» scrive Fabio, 29enne sposato, «ho scoperto la facilità di scaricare foto e filmati. Finora nessuno si è accorto. Non potete immaginare l'angoscia che si prova a navigare per ore, scaricare il desiderio nel bagno dell'ufficio e tornare a lavorare con i colleghi come se niente fosse». Le email più drammatiche arrivano dalle compagne dei pornodipendenti. «È cominciato durante la gravidanza» racconta una moglie arrabbiata «è diventato cattivo con le parole e con gli atteggiamenti e sempre di più ha passato le sue serate con il pc». Ogni giorno una nuova storia si aggiunge: «Dalla pornodipendenza si può uscire» ritiene Punzi «ma bisogna approfondire la conoscenza di noi stessi. Nel gruppo ognuno vince la vergogna e può raccontarsi senza censure». |
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