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TENDENZE - CRESCE IL MOVIMENTO DEI «CHILDFREE»

Libertà di non volere figli

Monica Vignale  28/11/2006

Dopo gli Stati Uniti, anche in Italia arrivano i non genitori per scelta. Realizzati e sicuri di una cosa: la maternità non è più un obbligo. E l'Università di Padova organizza un convegno.

Una rivendicazione echeggia sul web: «Io madre? Mai. E sapete perché? Perché non li voglio i figli. Non sono malata, è che non voglio sacrificarmi per nessuno. Ognuno ha le proprie attitudini. La mia non è la maternità».
Viviana, 42 anni, romana. Avvocato lei, avvocato il marito: «Felicemente sposati. Felicemente non genitori. Chiamatelo egoismo, ma riflettete sul fatto che le madri a tutti i costi fanno tristezza. Essere fisicamente predisposte a generare non significa dover generare per forza».

Messaggi così si possono leggere sui tanti forum di discussione online che ospitano l'ultima battaglia femminile: il diritto a non riprodursi. Centinaia di non-madri anticipano su internet il movimento italiano del Childfree, letteralmente liberi dai figli.

Il termine, coniato in America negli anni Settanta, ha smitizzato la maternità come valore assoluto.
Prima di allora c'erano i childless, semplicemente senza figli. «Childfree implica la decisione, non la rinuncia» è l'interpretazione di Catherine Hakim, sociologa della London school of economics, che si è chiesta se dietro le tante coppie no-kid (senza prole) ci fossero soltanto problemi di infertilità, scelte continuamente rinviate e sistemi sociali inospitali verso i più piccoli. La risposta? «No, c'è anche la precisa volontà di non mettere al mondo bambini».
Dacia Maraini, che nei suoi libri ha raccontato le donne e le problematiche femminili, non raccoglie la provocazione inglese: «Credo che quasi tutte le donne desiderino i figli.
Ma nel momento in cui viene loro chiesto di rinunciare a una professione che amano, a quel punto si sacrifica la maternità.
Non è un atto egoistico, al contrario: è un atto di responsabilità». La scrittrice non ha dubbi sul fatto che oggi non avere bambini sia «una scelta obbligata dal contesto sociale, che non fa assolutamente nulla per agevolare le madri che lavorano».

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"Non avere figli può anche essere una decisione, non una rinuncia. Credevo che tutto nascesse da problemi sociali e di fertilità, invece c'è la volontà di non procreare"
Catherine Hakim,
sociologa


Scelta obbligata? In realtà molte la rivendicano come «scelta di libertà» anche in Italia, dove la media è di 1,33 figli per donna, uno dei tassi di natalità più bassi del mondo, mentre la Francia col suo indice 1,90 è ormai la ex patria del figlio unico.
Non è un caso perciò se il Childfree approda nelle aule universitarie italiane.
L'ateneo di Padova ha organizzato per il 26 gennaio il primo seminario nazionale sul tema: «Childfree: libertà da... libertà per...», al quale parteciperanno sociologi, antropologi, psicologi e demografi che hanno condotto fior di studi sulle coppie italiane.

«Essere senza figli e non volere figli sono posizioni simili solo in apparenza: rispecchiano invece modi antitetici di affrontare la vita» spiega la psicologa Mariselda Tessarolo, direttore scientifico del convegno.
«Il primo stato porta un rimpianto per i bambini che non sono venuti, talvolta la richiesta di soluzioni alternative alla scienza e alla politica.
Il secondo è uno stile di vita in nome di priorità ritenute altrettanto nobili come la carriera, la complicità della coppia, il desiderio di viaggiare, coltivare hobby, avere più disponibilità economica. Così il non desiderio dei figli diventa motivo di orgoglio, riconoscimento e affiliazione».
Non genitori per scelta quindi, non per forza. Come spiega Simona sulle pagine del suo diario online: «Non sono una madre e sono stufa di sentirmi giudicata per questo. Ho 35 anni, un fidanzato, un lavoro che mi piace.
I bambini non rientrano nei miei programmi e credo che il vero problema ce l'abbiano la mia famiglia e i miei amici che continuano a premere su questo tasto, come se l'unica realizzazione per una donna fosse la culla».
Molti lo pensano, pochi lo dicono. «Anche perché» sostiene la demografa Fausta Ongaro che ha curato il volume Scelte riproduttive. Costi, valori e opportunità «queste donne senza spirito materno sono colpevolizzate da parenti e amici che continuano a domandare quando arriveranno i benedetti bambini.
Se l'identità delle donne sta cambiando notevolmente, la società italiana è ancora molto agganciata alla tradizione».
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"Credo che quasi tutte le donne desiderino i figli. Ma nel momento in cui viene loro chiesto di rinunciare a una professione che amano, a quel punto si sacrifica la maternità. Non è un atto egoistico, al contrario: è un atto di responsabilità"
Dacia Maraini,
scrittrice

Gli esperti provano a tracciare l'identikit delle donne «sollevate dall'ingombro di un neonato»: fra i 35 e i 45 anni, innamorate della loro professione, reddito medio-alto, relazione di coppia soddisfacente. Spesso vittime della sindrome dell'eterno rinvio: oggi no, domani nemmeno, dopodomani è troppo tardi.
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"Volevo sposarmi e avere dei figli, ma la vita mi ha portato a decidere che, anche se amo veramente i bambini, non ero fatto per essere un genitore"
Jerry Steimberg,
fondatore No kidding
«Se il momento giusto non arriva mai, vuol dire che la maternità non è un'urgenza» è l'opinione di Letizia Mencarini, docente di statistica a Firenze, autrice con Maria Letizia Tanturri di un interessante ritratto delle non-madri.
Il 17 per cento delle 45enni italiane non ha bambini, e neppure il rammarico di aver perso il treno biologico. Come conferma uno studio che proprio Mencarini ha condotto su mille donne fertili tra 40 e 45 anni residenti a Firenze, Messina, Padova, Pesaro e Udine.
«Una intervistata su tre non ha mai provato a fare un figlio, nonostante un compagno fisso e nessun problema economico».

Secondo l'Istat un quinto delle donne nate alla metà degli anni Sessanta rinuncerà alle gioie materne, mentre l'Eurobarometro mostra l'aumento delle giovanissime che considerano «ideale» la famiglia senza figli.
Prende piede il modello di una coppia a due autosufficiente, che restituisce il vantaggio di potersi dedicare al successo sociale.
«Non necessariamente le Childfree manifestano un'avversione per i bambini» prosegue Tessarolo.
«In America, per esempio, molte donne felici di essere senza figli sono insegnanti che dichiarano di sentirsi gratificate dall'accudire ed educare i figli degli altri».
Negli Usa il movimento è ben strutturato. Le militanti si incontrano, chattano su internet (sono ormai decine i siti specializzati), scendono in piazza, hanno scelto un logo (segnale di divieto su un bimbo stilizzato) e hanno proclamato addirittura la giornata mondiale dei Liberi da figli, che si festeggia la prima domenica di giugno in ricordo di quando, nel 1992, Leslie Lafayette pubblicò in California un libro dal titolo eversivo: Perché non avete bambini? Una vita piena senza diventare genitori.

Una sfida? «Macché, un movimento ampio, che si ricollega a quello femminista» afferma Rocco Quaglia, decente dell'Università di Torino, un'autorità in materia che sta ultimando un'analisi su 500 coppie italiane senza prole, i cui risultati verranno presentati a Padova. Lo psicologo sostiene che il fenomeno sia indicativo di un tempo di grandi trasformazioni concentrate negli ultimi 30 anni: «Io stesso» aggiunge «conosco diverse colleghe, docenti universitarie, che hanno scelto di non procreare. Le ragioni? Un figlio limita la crescita professionale e quella della coppia».

Un grido d'orgoglio che rimbalza anche sulla rete, dove il rischio di venire bollate come «egoiste drogate di lavoro» è minimo. Così le ex ragazze del baby boom, arrivate agli sgoccioli dell'età fertile senza conoscere pannolini e biberon, insorgono: «Dove sta scritto che l'istinto materno è naturale?».
E ancora: «Sfatiamo un mito: le donne che non vogliono figli non sono per forza egocentriche. Una donna che non si sente in grado di garantire la felicità a un figlio merita rispetto, spesso è molto più altruista di una "mamma per convenzione sociale"».

In qualche caso le ragioni sono planetarie e raggiungono toni estremi: «La cosa peggiore è mettere al mondo essere umani irresponsabilmente: non procreare è un impegno sociale». Ma il vero tabù da scardinare lo rivela Daniela, 33 anni: «Mi piace la mia vita e non mi piacciono i bambini. Non sopporto l'idea che una personcina completamente dipendente da me mi cambi le abitudini e i sogni. Sono un mostro di donna o invece riconosco i miei limiti?».
Intanto il National bureau of statistics stima che negli Stati Uniti il numero delle coppie senza figli raddoppierà nei prossimi 10 anni.
Mentre l'Onu pronostica che il calo demografico dell'Italia nei decenni a venire sarà il più vistoso d'Europa.

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