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Panorama   Archivio   Caro Diario: i rampolli radical vanno tutti alla scuola privata

EFFETTO MORETTI - PERCHÉ LA SINISTRA SNOBBA GLI ISTITUTI PUBBLICI

Caro Diario: i rampolli radical vanno tutti alla scuola privata

Mariella Boerci  23/9/2003

Asili sperimentali, medie e licei anglofoni: la gauche non si ferma nemmeno di fronte alle rette milionarie. Per studiare meglio.

Lui, leader duro e puro di Rifondazione comunista, aveva sostenuto per anni che i fondi alla scuola privata erano peggio dell'allargamento alla Nato.
Ma, come insegna la piccola storia delle cose quotidiane, «nemo propheta in familia»: così, a dispetto delle sue idee fortemente stataliste, oggi Fausto Bertinotti va e viene senza imbarazzi dalla scuola materna privata più chic di Roma per accompagnare e prelevare i due nipotini. Compagni d'asilo e di giochi di altri due rampolli che discendono da una coppia dell'estrema sinistra: i nipoti di Luciana Castellina e Alfredo Reichlin.
Spiega con un sorriso disarmante il segretario di Rc: «Troverei discutibile una scelta che riguardasse la scuola dell'obbligo. Ma quando si parla di asilo devo ammettere, purtroppo, che il servizio pubblico ha delle carenze e non è all'altezza di quello privato». Passi. E passi pure per l'ex ministro diessino delle Pari opportunità Giovanna Melandri, che ha iscritto la figlia in un'altra selezionata scuola materna.

Ma come la mettiamo con l'ultimo, icastico leader dei girotondini, quel Nanni Moretti che, fra pubbliche invocazioni a D'Alema & Co. perché facciano «qualcosa di sinistra», ha iscritto il proprio pargolo di 6 anni in una esclusiva scuola angloamericana frequentata, per lo più, da aristocratici e ricchi rampolli dell'alta borghesia romana? Un fatto di mutazione genetica o, piuttosto, una freudiana, crescente attrazione fatale del cineasta per la cultura anglofona? Impensabile una risposta: «Ecce Nanni», si sa, interloquisce soltanto con i segretari di partito. Ulivisti naturalmente. Così l'opinione pubblica è costretta a rimanere con il dubbio irrisolto.

E Moretti non rappresenta un caso isolato: Piero Fassino ha studiato dai Gesuiti, come il segretario della Margherita, Francesco Rutelli, e l'attrazione della sinistra verso la scuola privata è una consuetudine consolidata. Non ci si deve quindi stupire se anche il figlio del leader degli Indignati, Pietro frequenta una scuola angloamericana... Dove, al di là delle alte rette (intorno ai 10 mila euro all'anno) e delle lunghissime file per entrare, si trova peraltro in affollata compagnia. Radical, si intende: dai rampolli di Marcello Sorgi, direttore della Stampa, a quelli dell'imprenditore Alfio Marchini e dell'ex senatore ulivista Vittorio Cecchi Gori (iscritti all'istituto privato più costoso di Roma: 150 mila euro l'intero curriculum di studi); dal figlio di Antonio Polito, direttore del quotidiano Il Riformista, alla figlia del presidente Rai, Lucia Annunziata, unica americana per vincolo parentale: il padre è infatti Daniel Williams, giornalista del Washington Post.

Mentre Claudio Velardi, ex maître-à-penser di Massimo D'Alema e marito di un'insegnante di greco e latino in un liceo pubblico, spiega così la sua scelta: «Come genitore ho cercato per mio figlio la soluzione migliore ben sapendo che, proprio in quanto migliore, non poteva essere né ideologica né astratta». Oggi, forte di una esperienza lunga dieci anni, quello che Velardi apprezza maggiormente nella scuola americana è, al di là della padronanza dell'inglese, «che educa i ragazzi a diventare dei cittadini. Cosa che non fa la scuola italiana».

Per Barbara Palombelli, editorialista di punta del Corriere della sera, «l'istruzione ormai non può che essere mista, visto che oggi la scuola pubblica, dalle lingue straniere allo sport, non offre livelli d'insegnamento sufficientemente adeguati».
È la ragione per cui il primogenito, Giorgio, ha fatto gli ultimi due anni di liceo dai Gesuiti, «e sono stati preziosissimi» sottolinea.
Mentre il figlio adottivo Francisco, «che è nato a Quito e ha nel dna tutte le passioni degli americani, dopo le medie in una scuola pubblica sperimentale frequenta con profitto un istituto anglofono».

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Il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, con la moglie Gabriella: i due nipotini sono iscritti a una scuola materna privata della capitale.


Insomma, a dispetto di quanto da sempre predica la sinistra iscrive felicemente i suoi figli alle scuole private della capitale e di tutta la Penisola. Angloamericane per lo più (in questo momento, in cima ai desideri più ambiti di molti genitori radicalchic), ma non solo.

Adesso che il confronto con l'Europa è più serrato, risultano richiestissimi anche altri istituti che assicurano l'apprendimento non meramente scolastico di una o più lingue straniere. A cominciare dalla scuola francese che, a Roma, conta molti illustri estimatori: dall'aristocratica giornalista del Tg3, Bianca Berlinguer, nipote del ministro della Pubblica istruzione, ai tempi del governo Prodi e che l'ha scelta per la bambina avuta dal sociologo Luigi Manconi, fino a Giovanni Negri, ex segretario del Partito radicale, che vi ha iscritto la figlia.
Mentre, fuori dalle stanze del Palazzo, la frequentano anche le educate rampolle di Mariolina Sattanino, volto del Tg2, e delle registe radical Lina Wertmüller e Francesca Comencini.
E sempre tra le scuole internazionali, in forte ascesa (non soltanto a Roma), la rigorosissima Deutsche Schule: sono iscritte la figlia di Maria Latella, penna del Corriere della sera, e di Giancarlo Bosetti, ex vicedirettore dell'Unità; i due figli del supermanager Chicco Testa e la piccola Giulia Verdone. Mentre l'ex presidente della commissione Giustizia, Angela Finocchiaro, ha scelto per le due figlie un istituto privato di Catania attento agli insegnamenti di Wilhelm Reich.

E le scuole cattoliche? Scomparse dall'universo del privato o solo da quello radicalchic? Niente affatto. Per i suoi figli, ad esempio, ha compiuto questa scelta l'ex golden boy del calcio Gianni Rivera, oggi collaboratore di Walter Veltroni e parlamentare della Margherita.
E, a sorpresa, anche Monica Guerritore, una delle attrici italiane più trasgressive, oggi compagna dell'ex presidente della Rai, Roberto Zaccaria: le due figlie avute da Gabriele Lavia frequentano a Roma un istituto di suore.
Insomma, il tradimento alla scuola pubblica, oggi si consuma soprattutto nella sinistra. E a difenderla sono rimasti in pochi.
Magari al centrodestra. Come Pier Ferdinando Casini: per le due figlie, il presidente della Camera ha scelto infatti un liceo statale. Che non ha mai funzionato bene come adesso, assicurano estasiate la mamme. Appunto.

E ALLA FINE I GENITORI SALVANO SOLTANTO GLI INSEGNANTI
Pochi fondi, edifici fatiscenti, troppe materie, troppi scioperi. In una indagine Eurispes gli italiani bocciano la scuola pubblica


Come giudicano la scuola italiana i genitori? Male: parola del Primo rapporto nazionale sulla scuola appena condotto da Eurispes. A trovare peggiorato il livello qualitativo della nostra istruzione è il 40,6 per cento degli intervistati. Con differenze significative fra il Nord, dove si registrano percentuali più alte di insoddisfatti, e il Sud e le Isole, dove prevale invece una visione meno negativa del sistema scolastico.
Anche se, a fare la vera differenza, è soprattutto l'orientamento politico degli intervistati: globalmente, si dichiarano più critici i genitori vicini al centrosinistra (52,4 per cento) che non quelli di centrodestra (33,8).
Quali sono le problematiche scolastiche più scottanti individuate attraverso questa ricerca?
Per il 25,4 per cento degli intervistati l'ostacolo principale si identifica sicuramente nella carenza di fondi destinati alla scuola. Al secondo posto, con l'8,11 per cento, c'è l'eccessivo numero di materie (che impediscono la maturazione di una competenza specifica) e, al terzo, con il 7,8 per cento, il turnover degli insegnanti, che interrompe la continuità didattica e apporta ritardi nell'espletamento dei programmi. Infine, il 6,2 per cento addebita i principali problemi della scuola all'eccessiva sindacalizzazione e il 5,5 per cento ai troppi scioperi.
Nel mirino di molti c'è anche la fatiscenza dell'edilizia scolastica (58,8 per cento) e la carenza di dotazioni informatiche (48,8).
Per quanto riguarda la preparazione e la competenza degli insegnanti, oltre la metà degli intervistati (64,5 per cento) ha espresso un parere comunque positivo.
Sorprendente, infine, la percentuale dei genitori che non sanno esprimere giudizi sull'argomento: 20,6 per cento: uno su cinque.

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