Archivio Panorama

INCHIESTA: FATTORE C
Ecco a voi l'eros a tutto tondo
Sorpresa, per la maggioranza dei maschi italiani è più attraente del seno. E un'ampia ricerca spiega perché il fondoschiena domina, dalla moda alla pubblicità, alle palestre. Indagine senza censure sul nuovo territorio del corpo femminile. Molto trasgressivo.
di Davide Burchiellaro
26/9/2003
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001020892
Per fare bella figura e nobilitare la propria passione per il sedere di donna, il libertino colto è abituato a fare sfoggio di citazioni: quello morbido di Cunegonda descritto da Voltaire, quello bronzeo della signorina O'Murphy dipinto da Boucher, quelli scultorei delle foto di Man Ray. Ma Ford, Henry Ford, l'industriale della catena di montaggio e della produzione in serie, non l'aveva ancora tirato in ballo nessuno. Ci ha pensato una pattuglia di giovani e creativi sociologi dell'università di Milano Bicocca che, per commentare i risultati di una ricerca sul potenziale comunicativo del fondoschiena commissionata dall'azienda produttrice di jeans Mistral, ha rispolverato proprio la legge principe del fordismo secondo cui è l'offerta a generare la domanda.

Se infatti il 62 per cento dei maschi tra i 20 e i 40 anni trova il «fattore C» e il suo uso mediatico più attraente del seno (preferito dal 34 per cento), la spiegazione è semplice: «L'offerta di una donna sensuale e senza tabù che ama mostrare o fare intravedere i glutei non è mai stata così ricca» dice Paolo Apice, responsabile del Laboratorio di studi etnografici sulle tendenze e coordinatore dell'indagine. «Lo star system, a partire dalla sua reginetta Jennifer Lopez, ha dato il via a questo stile, le ragazze l'hanno colto e trasmesso in famiglia e alle amiche. E lo sguardo malizioso dell'uomo ha cambiato prospettiva. Se prima partiva dai materni décolleté e poi scendeva, ora parte dal ventre e dalle natiche e sale verso il busto». Così tutta la segnaletica erotica che ruota intorno al fondoschiena svelato, dai pantaloni a vita bassa allo spavaldo microtanga, fino al tatuaggio sulla vertebra sacrale, è diventato un business di dimensioni inedite: «Sì, il sedere fa guadagnare tantissimi quattrini» giura Apice.

La sociologia, fedele compagna di ogni rivoluzione, monitora e registra anche questa svolta nella storia del costume. Ma è una svolta che da un po' di tempo si respirava in ambiti meno intellettuali delle università, a cominciare proprio dalle aziende di lingerie, che hanno visto incrementare del 60 per cento le vendite di perizomi e aumentare il fatturato del 38 per cento in cinque anni grazie alla biancheria a vista. Stessa aria nelle palestre, dove i corsi di ginnastica Gag (gambe-addominali-glutei) sono presi d'assalto da squadriglie di amazzoni sgambettanti; e negli ambulatori dei chirurghi estetici, dove in due anni si è registrato un più 30 per cento di liposuzioni. Abbastanza per concludere che l'ideale femminile di bellezza va in quella direzione. E per lanciarsi a capofitto in un grande giro d'affari.

Come ha fatto proprio l'imprenditore della Mistral Guido Andrea Monasterolo. Intuito che il fattore C era il simbolo di seduzione vincente in tutto il mondo, l'industriale si è dato come missione la ricerca del sedere ideale. Prima di ricorrere all'università di Milano si è mosso molto empiricamente: ha spedito i suoi stilisti tra Hong Kong e New York a studiare la vestibilità dei vari sederi. Poi, come un moderno Darwin della natica, ha isolato tre tipologie di fondoschiena: il tipo europeo-mediterraneo, ad anfora; quello anglo-americano, alto, stretto, androgino; e quello asiatico, piccolo e appollaiato su gambe un po' corte. «È stata dura, ma alla fine abbiamo creato un pantalone globale che accontenta tutti» dice Monasterolo.
Altri stilisti, come quelli della maison di intimo La Perla, hanno reagito in modo più ammiccante e meno scientifico, creando mutandine con oblò posteriore, un'alternativa più raffinata al perizoma che comunque strizza l'occhio all'accessorio da pornoshop.

Come ogni rivoluzione, anche quella che investe la geografia erotica del corpo femminile ha il suo parterre di reazionari. E tanta adorazione delle terga in tutte le sue variabili moderne, etniche o biotecnologiche, sta risvegliando antiche polemiche e scatenando nuovi sospetti. La più insofferente al cambiamento è, a sorpresa, la stilista ex punk Vivianne Westwood, che ha dichiarato di provare rabbia per la volgarità delle teenager londinesi che per strada fanno ondeggiare «i loro grossi deretani strizzati» dai jeans a vita bassa.
A nulla è servito lo sdoganamento del posteriore compiuto da Vogue Inghilterra, che questo mese dedica un ampio servizio a «The year of the rear» (l'anno del sedere).

W IL BRASILE, ABBASSO I SEDERI DELL'ANCIEN RÉGIME

Muscolosi, esotici, velati di lino... Il fondoschiena ideale secondo l'opinione di sei personaggi

C'è chi si riconosce nei risultati della ricerca dell'università di Milano. E chi, sottovoce, dissente. Ecco cosa pensano sei eccellenti della natiche-mania:

Andrea Pinketts, scrittore: «Anch'io, come il 62 per cento degli italiani, prediligo il sedere. Non mi piacciono i sederoni. Sono un esteta, preferisco glutei muscolosi. La mia donna ideale? Selvaggia Lucarelli».

Emilio fede, direttore del «Tg4»: «Il sedere è una parte della donna che non guardo, trovo più erotico un sorriso. Da lì parte tutto il resto. La donna androgina mi fa davvero orrore».

Gelasio Gaetani d'Aragona, viticoltore: «In una donna mi piace molto quella parte del corpo che sta fra il fondoschiena e il ginocchio, ma vado a periodi, a volte amo anche il seno e le labbra. Penso che il sedere piaccia di più ai ragazzi giovani, io guardo l'insieme».

Giuseppe Scaraffia, scrittore: «Il mix etnico di questi tempi ci regala fondoschiena bellissimi alla brasiliana, all'africana. Un consiglio alle donne: meno tanga, che fa molto “vucciria”, più pantaloni di lino. Non mi appassiona invece il sedere delle orientali, è troppo ancien régime».

Elio Fiorucci, stilista: «Adoro il sedere di donna, insieme allo sguardo è ciò che gradisco di più. È qualcosa di ancestrale. Le donne non si rendono conto della devozione che mettiamo noi maschi nell'ammirarle e in particolare trovo bellissimo quel punto del corpo in cui la schiena si congiunge ai glutei».

Giulio Base, regista e attore: «L'organo sessuale più importante è il cervello, ma non disdegno la donna sinuosa, con tutte le rotondità al posto giusto. Non amo le donne-ragazzini. Ma, tra il seno e il sedere comunque non so scegliere».
(V.R.)
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Un'immagine di Michelle Comte, per la copertina del calendario di GQ 2004

In Italia la detrattrice per eccellenza dei nuovi retrocostumi è l'antropologa Ida Magli. Da anni tuona contro la progressiva omosessualizzazione della società italiana. E oggi è più agguerrita che mai contro la passione per la natica: «Una pulsione così bassa poteva passare quando era diffusa negli strati inferiori della popolazione, oggi è un vezzo che dilaga anche nell'alta borghesia, per non parlare dei mass media».
Magli tuona contro Platinette, contro «certi stilisti» che hanno fatto dell'omosessualità il modello imperante, contro le pubblicità e i calendari. E trae conclusioni drastiche: «È tutta colpa delle donne, che non sono abbastanza intelligenti da tenere testa al maschio con la loro femminilità e preferiscono entrare in competizione sul didietro che eleggono a territorio più sexy. Ma dico, non si rendono conto che quello non è proprio un luogo del piacere per una donna? Io mi vergogno di questo genere femminile».

Ed ecco l'antica polemica, il posteriore come topos diatribico, sospeso tra la bellezza, il fascino, la vanità famminile e il suo essere zona vietata, imbarazzante, simbolo di animalità e oggetto delle battute più feroci. Contraddizioni sulle quali una volta ci si accapigliava con le femministe e oggi, segno dei tempi, tocca farlo, incredibile ma vero, con i chirurghi estetici. Al posto della veemente Elvira Banotti, paladina antiposteriore per eccellenza, troviamo Marco Gasparotti, chirurgo plastico, docente all'università Tor Vergata di Roma. Chissà quante «liposculture» ha praticato a donne e ragazzine. Ma oggi sembra averne abbastanza: «Avanza un modello di donna androgina che vuole esprimere più forza muscolare che femminilità. Accanto a maschi efebici, che forse non sono più veri maschi, trionfa la donna-ragazzino. Vogliono glutei nuovi, cercano l'abbattimento del punto vita pronunciato. E, fatto più grave, rifiutano la morbidezza, vogliono la tonicità. Per trovare maschi che apprezzino la gravità mediterranea stile Valeria Marini bisogna cercarli tra camionisti e tifosi ultrà».

Sarà, ma invece che dai tir o dagli spalti, la risposta politicamente scorretta ai detrattori dell'orgoglio posteriore arriva, ancora una volta, dall'accademia. «Prendiamone atto, dopo l'invidia penis siamo nell'epoca dell'invidia culis» dice provocatorio l'antropologo bolognese Ivo Germano. «Il sedere è status symbol e sex symbol per una generazione di trenta-quarantenni che all'immaginario delle pin up anni 50 in adolescenza ha dovuto sostituire le rotondità di idoli come Nadia Cassini, Edvige Fenech, o degli spot del Coppertone».
Ancora più acceso contro un certo moralismo lo scrittore Beppe Scaraffia, che è l'unico a trovare ancora troppo coperti i sederi italiani: «C'è ancora molta resistenza nel trasformare questa zona femminile così piacevole in autentico strumento di seduzione. Prendiamo il tanga: non si può certo dire che giovi indistintamente a tutti i deretani».
Che piega prenderà il fenomeno è difficile da dire in un periodo in cui, come ribadisce la ricerca di Paolo Apice «la zona erogena è mutevole» e fa migrare i gusti italiani da un feticismo all'altro. Obbligatorio tenere d'occhio l'università della Bicocca. Potrebbero, da un momento all'altro tirare in ballo il taylorismo per spiegare come dalla percellizzazione del lavoro si sia passati a quella delle zone erogene.
(Ha collaborato Veronica Russo)

TUTTA COLPA DI ANTONIO RICCI E DEGLI SCOOTERONI

Imprinting televisivi, mode motociclistiche: perché fra i trentenni trionfa il deretano

Teorizza la preminenza del sedere come polo d'attrazione erotica. Ma fa di più, indica la causa del fenomeno nel primo Drive in e nella diffusione degli scooter. È Ivo Germano, 37 anni, antropologo all'università di Bologna.

Davvero il sedere ha tutta questa importanza?
Per le donne è la sfida erotica più ardua degli ultimi anni. Fra tutte le armi di seduzione, è quella con cui è più difficile entrare in confidenza. Poco controllabile, se non attraverso giri di specchi, è un aggressore dell'estetica. Molte arrivano a invidiare il fondoschiena dei travestiti, privo di cellulite.

Che cosa si comunica attraverso le natiche?La battuta di Ugo Tognazzi, «c'hai un culo che parla», non è poi così banale. Durante lo struscio in città il sedere, che sia isterico, freak, nervoso, consapevole, mostra uno stile di vita.

Come si è arrivati al trionfo di questa zona erogena?
In epoca recente un grosso ruolo l'ha avuto lo «scooterone». Un oggetto che esalta le rotondità a partire dalla forma della coda. Al semaforo lo sguardo degli automobilisti cade sempre sul pantalone a vita bassa.

E tutta la celebrazione mediatica e pubblicitaria?
Lo sdoganamento mediatico del sedere ha grosse responsabilità fin dagli anni 70 e 80. Chi, come me, è stato adolescente in quegli anni non ha avuto le pin up come modello, ma le réclame di Rosa Fumetto in Roberta e i sederi catodici lanciati da Antonio Ricci al Drive in.
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