 | Giocolieri e mangiafuoco, Mary Poppins e Pikachu. Più qualche trampoliere (inteso come acrobata) e qualche fenicottero (inteso come pennuto) sparsi tra zampilli di fontane e carretti di zucchero filato con contorno di palloncini colorati. Una sorta di fiabesca Disneyland allestita lunedì, 17 maggio, all'Hotel Hilton Cavalieri di Roma da Esther Crimi per festeggiare il quinto compleanno dei suoi tre gemelli: Andrea, Edoardo e Raimondo. Tutti effigiati dall'obiettivo di Umberto Pizzi su pacchi di false banconote con cui gli oltre 300 piccoli invitati, alcuni dei quali arrivati in elicottero sulla pista dell'albergo, potevano fare acquisti di giocattoli nei negozi allestiti per l'occasione nei saloni.
In un tripudio di dolci, frutta esotica e mille tartine ricoperte di perle di costoso caviale iraniano. Un'esagerazione? Non per mamma Esther, dama dei salotti capitolini: «Fossero queste le cose gravi... Per i miei bambini io farei ancora di più. E non mi dite che li vizio». Intanto la signora sarebbe già all'opera per la prossima festa della baby-season romana, quella d'estate il 21 giugno. E chissà, questa volta, che cosa sarà capace di inventare per stupire i suoi piccoli ospiti.
Tanta sollecitudine trova la dama in affollata compagnia. Di madri soprattutto, ma anche di molti padri. «Le mie figlie hanno su di me un potere sovrano» ammette compiaciuto l'armatore Vincenzo Onorato, padre di Andrea (3 anni) e Carlotta (1). Che, «sarà magari sentimentalismo napoletano», ma si vanta di non avere mai saputo dire loro un no nemmeno se lo riteneva necessario, perché «i bambini, per essere felici, devono poter fare e avere tutto ciò che desiderano. Sennò sarebbero adulti». Onorato, che nel mondo delle regate è conosciuto per la proverbiale ruvidezza, da Andrea si lascia tiranneggiare senza remore («Sono il suo schiavo»).
Anzi, si rammarica di non poterlo fare abbastanza, a causa degli impegni di lavoro che lo tengono spesso lontano dalle adorate rampolle. Da cui si fa «perdonare» le forzate lontananze riempiendole di regali («Non necessariamente costosi») a ogni ritorno e accompagnati sempre da una rosa «che stimola la loro femminilità». Niente a confronto della collana di diamanti con cui, sussurra il gossip, una famosa stilista ha festeggiato l'ingresso della figlia di 6 anni nel mondo della scuola. Privata, s'intende. Che cosa le regalerà quando arriverà (se ci arriverà mai) alla laurea? Un palazzo? Un'isola? O la maison?
PADRI, ORGANIZZATE IL CONTROPOTERE
Madri onnipotenti e padri assenti. L'allarme del pediatra Aldo Naouri
Si intitola Les Pères et les Mères (Editions Odille Jacob), fa il punto sul malessere dei bambini ed è il successo editoriale francese del momento: 300 mila copie esaurite in pochi giorni e un dibattito che sta coinvolgendo (ma anche travolgendo) i cugini d'Oltralpe. L'autore è un pediatra considerato il Benjamin Spock francese: Aldo Naouri.
Lei sostiene che i padri devono riconquistare l'autorità e togliere potere alle madri. Così non si mette in difficoltà una generazione di genitori? Il mio scopo è proprio questo, scatenare reazioni e aprire un dibattito. Avviare una vera terapia di massa. Io sono un medico ancora in prima linea e non posso continuare a fare il testimone passivo del malessere dei più piccoli. Che sia iperattivo o abbia difficoltà scolastiche, dislessico, aggressivo o particolarmente capriccioso, il piccolo tiranno domestico esprime un disagio che va ascoltato.
Intanto punta il dito contro i genitori. Se siamo arrivati a questo punto è perché le madri sono diventate potentissime e i padri assenti. E se le donne occupano ogni spazio nella vita dei loro figli e i padri non riescono più a trasmettere loro il modello psicoanalitico classico (quello di colui che separa il figlio dalla madre), significa che i genitori non hanno più il posto che gli compete nell'esistenza del bambino.
Questo in che cosa si traduce? Nella mancanza di limiti e di punti di riferimento. In altre parole nell'assenza di frustrazioni e di autorità, due elementi essenziali per lo sviluppo dell'individuo. Ormai dilagano i bambini che contestano violentemente gli adulti, che abbandonano troppo tardi il biberon, che hanno problemi alimentari, di linguaggio, di motilità. Per non parlare degli iperattivi, a cui vengono somministrati trattamenti farmacologici pericolosi.
E sarebbe la mancanza dell'esercizio dell'autorità paterna ad aver provocato questo disastro? Non voglio passare per reazionario ma ho quarant'anni di mestiere alle spalle e so quello che dico. Il potere delle donne sui figli è sempre esistito, ma il contropotere maschile impediva alle madri di superare certi limiti. Il padre è un personaggio chiave nella vita del bambino e io voglio resuscitarlo. Senza strappare i figli alle madri, cerco semplicemente di rimettere le cose al giusto posto.
E allora che cosa propone per non creare un bambino tiranno? Propongo regole. A cominciare dall'allattamento dei neonati a ore fisse, per insegnare ai piccolissimi che si può vivere anche senza momenti di piacere. E propongo alle donne di essere donne, cioè di non dimenticare la loro sessualità. Desiderare di andare a letto con un uomo e farlo, il padre dei loro figli quando c'è, o un altro. Le donne devono imparare a essere madri al 50 per cento e non al 95, come invece succede sempre più di frequente oggi. Carla Bardelli | Quando si tratta di figli, spesso unici e preziosi, comunque sempre voluti (e spesso programmati) e non più, come in un passato anche recente, arrivati per caso, ogni eccesso ai genitori non appare tale. La bambina ama il circo? E la mamma, per il compleanno glielo fa trovare nel giardino di casa. Comprensivo di pitoni per stupire gli amici. «Otto metri di serpente per festeggiare i 6 anni. Un rarissimo esemplare albino per i 7. Una pitonessa con sei piccoli per l'ultimo compleanno perché Urania pretende ogni volta un'attrazione diversa» racconta Ginevra Carassi de Villard, eccentrica madre della piccola che, per la festa dei 9 anni a giugno, ha chiesto «la tartaruga marina che ha visto nell'ultima vacanza alle Seychelles». Mammà cercherà di accontentarla perché, ammette sincera, «sono cose che divertono tanto pure me».
Che per molti genitori i bambini diventino sempre di più il prolungamento narcisistico della propria immagine è vero, ma abbastanza poco riconosciuto. Riflette Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell'età evolutiva: «Riempire i figli di regali costosi o preziosi senza domandarsi che cosa serve loro realmente risponde solo a una forma di autogratificazione degli adulti».
Genitori ma non solo, perché se i bambini sono pochi, sono tanti, invece, gli adulti che stanno loro intorno in adorazione crescente. «Li usano come status symbol» continua Oliverio Ferraris «e finché non crescono, questi piccoli imperatori non se ne accorgono, ma poi sono guai. Diventano adolescenti fragili, vulnerabili. Magari violenti». Come il pediatra francese Aldo Naouri, anche la psicoterapeuta avverte l'esigenza di mettere finalmente un punto all'argomento. «I genitori comincino a imparare a fare i genitori. A distinguere fra quello di cui hanno bisogno i bambini e ciò di cui, invece, hanno bisogno loro. A imporre delle regole già a 4-5 anni, più che a riempirli di oggetti, di griffe, di feste faraoniche e inutili (perché completamente organizzate dagli adulti), di denaro». Beati quelli che resistono al pressing sociale e dei figli: per Oliverio, «la frustrazione li rafforza, soprattutto se viene motivata».
Certo, occorre determinazione. Perché i «piccoli tiranni domestici» sono sempre più esigenti. Consumisti: nell'ultimo anno hanno «dissipato» oltre 2 miliardi di euro, all'incirca. E soprattutto si mostrano molto fantasiosi e insistenti nel formulare i loro desideri. Racconta Loretta Orsenigo Bonacina (supermercati Despar): «Non c'è mattina in cui mia figlia, spalancando l'armadio, non si faccia venire una crisi di nervi perché, secondo lei, non ha niente da mettere. Certo lo dico anch'io, ma lei ha 8 anni. Allora, una volta taglio corto e chiudo la discussione in modo autoritario, un'altra invece le racconto di quando, per un certo periodo, sono stata felice ugualmente anche con un solo vestito e un unico paio di scarpe». Orsenigo è una di quelle madri che ci tengono a «motivare il no perché, per quanto faticoso, contribuisce all'educazione dei figli». Eppure, a chiederle quanto spende per il loro guardaroba si mostra reticente: «Sinceramente non lo so, non ho mai voluto fare i conti».
AMOREVOLE MA INTRANSIGENTE
Alfio Marchini racconta come non farsi tiranneggiare
I suoi tre figli (10, 8 e 5 anni) frequentano la scuola inglese più esclusiva di Roma: «Lo studio è uno degli strumenti che servono a formare le persone». E crescono con la «Ina» che ha già cresciuto mammà. «Sanno che ricchezza e privilegio non sono meriti e che vanno restituiti». Alfio Marchini, imprenditore, si definisce un padre «amorevole ed esigente». Quindi, qualsiasi cosa facciano i suoi figli, dallo studio allo sport, pretende «che la facciano al meglio e con il massimo impegno.
Quando i bambini hanno già moltissimo, bisogna sempre ricordare loro che è impossibile avere tutto e che l'unica competizione sana è quella con se stessi. Per questo quando sbagliano, li punisco. Gli nego il giocattolo, li mando a letto senza cena. Anche se l'amore non è legato al merito, e quindi poi per farli addormentare li cullo. Voglio che si rendano conto che hanno sbagliato». Marchini ammette che «tanta durezza» gli costa, ma è «indispensabile per farne degli individui equilibrati e autonomi». E si compiace che, quando li porta con sé a giocare a polo (è capitano della nazionale, ndr), loro lavorano con gli stallieri e «la mattina presto, si precipitano a pulire i box dei cavalli». Gratis, sottolinea il papà orgoglioso. | Già, i bambini italiani sono i più griffati del mondo. Dicono le ricerche di mercato che fra i 6 e i 10 anni, il 68 per cento impone ai genitori che cosa acquistare. Anzi, «la loro influenza ha addirittura cambiato la moda, rendendola più divertente, più colorata, più spinta» sostiene Giuliana Parabiago, direttore di Vogue Bambino, rivista internazionale che in Italia vende stabilmente 50 mila copie a numero, più che in America. La moda è il debole delle mamme. E dei papà. Ammette il dj Linus: «Vedere mio figlio sfilare sulla passerella di Cavalli mi ha riempito di orgogliosa emozione. Sono completamente succube di lui, mi piace abbracciarlo, svestirlo, vestirlo. L'ho sempre vestito come me: stesse felpe, stessi pantaloni di Gap comprati per due in America e a Londra. Ma adesso comincia a volere altre cose e io, da stupido, ci soffro, come se questa indipendenza fosse un distacco fisico». Certo, chi alleva il piccolo principe o la piccola principessa non ammette distacchi. E prima o poi cede a una follia. Per la sua Nina, ne confessa una perfino Inès de la Fressange, sposata al banchiere italiano Luigi D'Urso e dichiaratamente allergica al consumismo e alle griffe. Racconta: «Per mia figlia ho superato tutti i limiti di spesa ma solo una volta: e per un'occasione speciale. Eravamo invitati da Balthus, in Svizzera, per le feste di Natale. Per la cena ci cambiavamo tutti ogni sera, compresi i bambini. Allora per Nina ho esagerato: pantaloni di velluto nero, kilt di seta, abitini di organza, una toilette sofisticatissima ogni sera. Ha affascinato tutti con la sua eleganza. E a lei ho regalato un'emozione bellissima».Punta sulle emozioni anche Paula Berger, stilista e moglie del re del caffè, madre di Nicolas e Tomas, di 5 e 3 anni: «Mi piace portarli in viaggio con me, lo faccio fin da quando erano piccolissimi. E naturalmente porto con me anche la babysitter per lunghi periodi. Soluzione molto costosa. Ma mi costa molto di più fare a meno di loro». (hanno collaborato Carla Bardelli, Benedetta Lignani Marchesani, Chiara Bondioli)
DISCIPLINA MUSSOLINIANA
La parlamentare spiega perché bisogna saper dire no
Vestitini dei grandi magazzini Upim o di Zara, scarpe dell'outlet o delle bancarelle, giocattoli «quanto basta». Per Alessandra Mussolini, madre di tre figli, «la disciplina non si discute». Solo una volta ha fatto una deroga, in occasione della prima comunione di Caterina (8 anni). «Le ho fatto fare un vestito su misura e lei è stata felice. Ma una volta e basta, mentre le mamme delle sue compagne vanno nei negozi con la lista compilata dai figli». A sentire Mussolini, la molla che ogni tanto, come adesso che è in campagna elettorale, la spinge a cedere è il senso di colpa che la tiene più spesso lontana dai figli. «Ma sono deroghe piccolissime: iI giocattolino comprato all'ultimo minuto alla stazione o il dolcetto, niente di più».
Mussolini ammette di essere severa e che questa durezza spesso le costa. Racconta: «Caterina è una delle poche, nella sua classe, a non avere il cellulare. "Mamma, ce l'hanno tutte" mi ripeteva. Io facevo muro, negandole tutto quello che gli altri genitori regalavano a profusione ai figli. Poi mi è venuto il dubbio: e se le faccio nascere il complesso della diversità? Così, invece di comprargliene uno, le ho prestato il mio. Mi è bastato chiamarla due volte in un giorno per farle cambiare idea. "Che pizza, il cellulare!" ha commentato». |
|  |