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EROS AZIENDALE: PERCHÉ SI FLIRTA SEMPRE DI PIÙ TRA SCRIVANIE E COMPUTER

L'ufficio fa bene all'amore

Silvia Grilli  18/3/2006

Non costa, cura l'ansia e aumenta la produttività. Per gli italiani il sesso lavorativo, consumato nella pausa pranzo o verso sera, è il miglior benefit. Più ambito del telefonino e degli aumenti di stipendio. E i capi del personale sono tolleranti.

Arrivare in un nuovo posto di lavoro è come farsi un giro in un negozio di Gucci. La prima cosa che uno fa è guardarsi attorno per vedere se c'è merce su cui valga la pena buttarsi, perché si ha sempre bisogno d'innamorarsi nella vita: che sia una borsetta o un compagno d'ufficio. E poiché non c'è altro posto al mondo così pieno di maschi e femmine desiderosi di fare sesso per sfuggire alla noia o all'ansia, avere tresche nelle aziende è facilissimo.

Gli esperti dicono che il 70 per cento delle persone ha almeno una volta nella vita relazioni con colleghi, e un quarto dei flirt si trasforma in matrimoni o fidanzamenti lunghi. Succede sempre, comunque, in ogni ufficio, perché è molto meglio far l'amore che prendere il Prozac. In una grande azienda di dolciumi hanno appena trovato due corpi avvinghiati sulle scale. Alla Coca-Cola Italia c'è un'impennata di relazioni sul lavoro. Uno dei più potenti manager italiani, Pierfrancesco Guarguaglini, ha conosciuto la moglie Marina Grossi quando erano due dirigenti della Finmeccanica. Ora lui ne è il presidente, e lei l'amministratore delegato dell'Alenia Marconi Systems, una società controllata dal marito.
L'uomo più ricco del mondo, Bill Gates, ha sposato Melinda French, un'impiegata della sua Microsoft, perché a forza di passare 18 ore sul lavoro si finisce per trasformare la passione in matrimonio.

L'amore è talmente riconosciuto come un sottoprodotto delle aziende, che una rivista interna della Hewlett-Packard ha appena dedicato un numero alle unioni tra i dipendenti della società. Lanciare ormoni tra le scrivanie è come correre con un paio di forbici: può essere così divertente, ma così divertente. Finché uno dei due non riceve una staffilata nell'aorta.

Negli Stati Uniti le aziende, ossessionate dalle cause miliardarie per molestie sessuali sul lavoro, fanno firmare agli impiegati dei «love contracts», dove la coppia dichiara che la relazione è consensuale. Società come Ibm e Xerox hanno vietato effusioni tra dipendenti della stessa catena verticale di management: cioè il responsabile di un ufficio acquisti non può innamorarsi della sua diretta sottoposta o la boss del marketing non può avere una tresca con il suo assistente.

Molte compagnie della Silicon Valley scoraggiano relazioni tra i colleghi «in caso di conflitto di interessi con i loro compiti o responsabilità».
Alla Intel Corporation è proibito ai manager avere legami erotici o sentimentali con gli impiegati. E guardate che cosa è successo al signor Harry Stonecipher, 68 anni, amministratore delegato della Boeing: è stato silurato perché ha preso una sbandata per una vicepresidente, Debra Peabody, 43 anni. La passione avrebbe potuto danneggiare la sua lucidità nel guidare l'azienda.

Ma in Italia, per il momento, non ci sono codici scritti che regolano il sesso in ufficio e tutti si scambiano ormoni allegramente. In generale i responsabili delle risorse umane guardano all'amore tra dipendenti con benevolenza.
Paola Madrisotti, che è stata direttore del personale mondiale della General Electric e ora ha una società di consulenza, sostiene: «Finché le cose fra gli amanti vanno bene, amare rende più creativi e la produttività dell'azienda ne guadagna». Poiché lei stessa è fidanzata con un collega, parla con cognizione di causa.

Per la sessuologa Alessandra Graziottin, il sesso in ufficio è diventato un grande benefit tipo la macchina o il cellulare, ma questa volta a costo zero per l'azienda, che motiva a lavorare di più.
«Ti spinge a emergere per fare bella figura agli occhi della persona che ti piace» dice Maria Tronca, in arte Berbera, che ha curato il libro Working hard, storie di sesso in orario di lavoro (Mondadori editore). Una nuova categoria di dongiovanni da scrivania sta velocemente emergendo: «Uomini e donne, che non mettono in gioco il matrimonio, non s'impegnano e non investono nella relazione con il collega, ma la considerano un puro gioco erotico che li fa sentire fisicamente e mentalmente meglio» dice Graziottin.

Anche se non è vero amore, a volte però ci va vicino. Antonello, 38 anni, un genovese che sta vivendo una storia parallela con una collega, dice: «Mia moglie Benedetta è adorabile, non la lascerei mai per nulla al mondo, ma è come Alice nel paese delle meraviglie. Con Sara invece è divertente dialogare, perché sa di che cosa sto parlando».

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Eva Henger

A volte non è neppure necessario fare sesso, l'importante è provare la tensione ormonale che tiene sulla corda. «Devo sempre essere un po' innamorata del mio capo» dice Marisa, 35 anni, impiegata di Napoli. Lavorare con un tizio può essere anche più erotico che andarci a letto. L'avvocato Annamaria Bernardini De Pace giura che «i momenti più esaltanti con il mio compagno sono state le cause fatte e vinte insieme». Anche lei, come molti avvocati, è una drogata di Ally McBeal, serie televisiva sulla rete Fox Life in cui l'avvocatessa Ally è perennemente innamorata del collega Billy.

La relazione con un compagno di lavoro porta anche altri vantaggi: a) puoi andare a lavorare con la stessa macchina e risparmiare sulla benzina; b) la finisci di fissare con lo sguardo allupato i siti porno; c) i tuoi figli si sentono sollevati perché hai finito di tormentarli tutto il giorno con le telefonate.
Ci sono persone che, vista la comodità, in ufficio non fanno altro che passare da un innamoramento all'altro.
Alessandro, 45 anni, art director, confida: «Ultimamente mi sono sentito molto imbarazzato, perché tre delle mie ex hanno scoperto che l'uomo con cui avevano avuto una storia ero sempre io».
Qualche volta arriva la staffilata nell'aorta di cui parlavamo all'inizio. Per esempio, in un'azienda editoriale, la Rcs, un manager e una segretaria sono stati scoperti da una guardia mentre amoreggiavano nelle cantine alle 9 di sera. È intervenuta la direzione del personale che, per salvare le apparenze, ha proposto alla signora il trasferimento in altra sede e lei ha accettato.

Pierluigi Celli, che è stato grande tagliatore di teste alla Rai e ora è direttore centrale dell'Unicredito, sostiene: «Poiché non è bello esteticamente assistere a effusioni sul posto di lavoro, quando la relazione non rimane più riservata è buona norma spostare uno dei due in un altro ufficio».
Non vorrete difatti finire come Sven Goran Eriksson, allenatore della nazionale di calcio inglese.
La sua sbandata erotico-emotiva per Faria Alam, una segretaria della Football association, non è stata spiattellata solo sui giornali, ma anche a teatro. Dovete sapere che, a Stoccolma, il Royal dramatic theatre metterà in scena una commedia sulle prestazioni erotiche dello svedese d'età matura più caldo degli ultimi anni. Per evitare sfracelli, meglio dunque attenersi ad alcune semplici regole:
1) Non infilarsi la lingua in bocca davanti a tutti (è molto poco professionale); 2) non usare la carta di credito aziendale per regalarle fiori per San Valentino; 3) astenersi dall'estrarre il suo tanga dalla tasca della giacca davanti a tutti; 4) non raccontare ai colleghi di quanto è stato bello ieri sera sulle scale di emergenza; 5) astenersi dall'usare l'instant messenger, perché c'è sempre qualche voyeur digitale in agguato; 6) non tenere i preservativi nel cassetto (c'è sempre qualcuno che va a guardare con la scusa di voler spiare la tua busta paga).

Ma la cosa più importante, sostiene la sessuologa Graziottin, è la «serena simmetria».
Cioè mettersi in gioco solo con persone che hanno i tuoi stessi obiettivi. Se lui vuole soltanto divertirsi, tu non puoi volere la storia della vita. Se lui vuole solo usare il suo corpo per fare carriera, tu non puoi affezionarti. Se lei è sposata, tu devi avere almeno una fidanzata.
«Altrimenti» dice Graziottin «si rischia la vulnerabilità di innamoramenti non controllati che possono nuocere pericolosamente». Perché nessuno è più determinato di un amante-collega rifiutato. Può dirottare tutta la libido frustrata verso un'unica ossessione: sabotarti la carriera.

VEDIAMOCI PER UN MEZZOGIORNO DI FUOCO

Due sessuologi svelano tempi e modi delle scappatelle aziendali

«Nella pausa pranzo gli sposati danno il meglio di sé. Ma non certo col coniuge». Chiara Simonelli, docente all'Università La a Sapienza di Roma, è una sessuologa che scoppia a ridere solo a sentir parlare di eros e ufficio. Perché? Non si fa? «Si fa, si fa, eccome. Preferibilmente nella pausa pranzo o dopo l'orario di lavoro, tra le 5 e le 7» garantisce. «Ossia la classica ora del "faccio tardi, tesoro, ho una riunione con il marketing"».

Dunque, non fidatevi. Se il coniuge vi ammannisce spesso la scusa di cui sopra, probabilmente ha un (una) amante. E proprio in azienda. Visto che di tempo per sé, tra ufficio e famiglia, gli italiani ne hanno poco, «nella vita adulta il partner è, quasi sempre, un compagno di lavoro» spiega l'esperta.

Il che non è affatto senza conseguenze. Perché sedurre la collega del reparto acquisti, o fare sesso selvaggio col responsabile dell'ufficio spedizioni, pare segni l'inizio di una specie di rivoluzione erotica personale. Non solo l'ufficio diventa il teatro principale in cui mettere in scena la propria avvenenza (dal make-up curatissimo all'autoreggente assassina), ma la notte nel letto coniugale non rifulge più come il momento più alto dell'eros italico.

«Si torna a far l'amore di giorno: in ufficio, in macchina, in qualche alberghetto» conferma Willy Pasini. «Sono incontri, rubati e veloci, ma molto intensi. Eccitanti come quelli dell'adolescenza». Ci sono sms, email, bacini, chiacchierate in auto. Finché scatta il coprifuoco, e si torna a casa. Distrutti. Meno male che viene presto mattina, e si può correre a timbrare il cartellino.
(L.M.)

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