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ESTATE 2005

Non se ne può più di...

Davide Burchiellaro  27/5/2005

...intellettuali della degustazione, perizomi spudorati, ciabatte, tattoo, mistica delle vacanze alternative. Sconsolata carrellata fra mode e modi diventati insopportabili per gli italiani.

Un refolo di scirocco, il sole che scende, il barman che pesta compulsivamente la menta e lo zucchero di canna a preparare il solito, l'ennesimo, cocktail mojito. E in sottofondo la solita, l'ennesima, compilation di musica lounge, ovvero il fritto misto di urletti di gabbiani e note di piano, di moti ondosi e campanacci tibetani.
Ci siamo: l'onda anomala dell'insofferenza collettiva sta scompigliando spiagge e riti estivi. È per noia, saturazione e allergia al vivere radical-chic scontato. «Non se ne può più!» è l'urlo del malcontento diffuso. Di che cosa? «Di tutti quei doveri social che hanno trasformato l'estate nel momento in cui è obbligatorio divertirsi, vestirsi e viaggiare in modi codificati e omologati» sintetizza Roberto Grandi, prorettore dell'Università di Bologna e studioso di comunicazione. E se il grido è stato raccolto ai vertici dell'intellighenzia, figuriamoci che cosa si bofonchia tra discoteche, salotti e covi di mondanità annoiata. Dove Panorama ha svolto un'indagine a caccia di tutto quel che ha stancato, di tutto ciò che nell'estate 2005 è sacrosanto bandire.

A TAVOLA: L'ENOGASTROFANATISMO
Il teatro dello show è la classica cena in terrazza. È qui che i sapientoni del vino danno il meglio, anzi il peggio. Intellettuali militanti al servizio di Bacco che vantano partecipazioni a numerose «degustazioni verticali» (vorrebbe dire annate diverse per lo stesso vino) e irrompono con frasi del tipo: «Questo vino ha continuità gustolfattiva all'insegna del frutto maturo nonostante una struttura non troppo imponente», o, peggio, «Senti che note di legno antico e cera d'api». Non se ne può più: «Ma dove siamo, in una falegnameria?» tuona Loris Gobbo della Federazione europea sommelier e a capo della rivolta contro i degustatori snob: «Il vino va bevuto come piace senza vergogna, nessuna regola impone temperature o abbinamenti, è ora di finirla». (Continua)Dai calici la rivolta passa ai piatti: hanno stancato i cuochi superstar che costringono a prenotazioni lunghissime e trasferte transeuropee. I rivoltosi tessono l'elogio del cuoco comune: «Sogno un'estate dove l'intervento della mano umana sia minimo, un'estate di molluschi crudi e di signore piadinare che non finiranno mai sulla copertina di un giornale» si sfoga il critico gastronomico Camillo Langone. Che inveisce anche contro l'abuso dell'insalata caprese da spiaggia, sempre troppo fredda, troppo insapore, troppo di plastica.

RITI ABUSATI: MOJITO, C'HAI SFINITO
Non se ne può più del mojito, il beverone cubano a base di rum e menta. Simbolo di tante stagioni all'insegna di quel fenomeno che il sociologo e antropologo Ivo Germano definisce «cubanizzazione dell'estate» e che comprende anche «il chiringuito (il capanno sulla spiaggia), il chupito (bicchierino di rum o tequila) e in genere tutto ciò che termina con il suffisso "ito"». Termini ben noti ai cultori degli happy hour, detto volgarmente aperitivo, che, urbano o balneare, ha proprio stufato. Insopportabili soprattutto gli assalti ai vassoi di tartine rattrappite, pizzette e würstel freddi.

TURISMO: TROPPI FICHI IN INDIA
Non se ne può più del viaggio nell'India del Sud (caldo, polvere e miseria), meta di tardo hippy che tornano con bottini d'argenti, tessuti, unguenti ayurvedici e filosofie new age. Dice il conte Franco Savorelli di Lauriano, grande viaggiatore: «Ormai il clima che si trova è quello da Natale in India, alla Vanzina, meglio fuggire in Brasile». Basta anche con la Toscana colonizzata e trasformata in Disneyland agreste e con le comitive delle ragazze-bandana a Ibiza e Formentera. Ma è un vero coro unanime quello che mette all'indice la Costa Smeralda, patria del briatorismo. Durissimo Savorelli: «Posto ormai invaso da coloro che credono di arrivare al top della mondanità e invece raggiungono il top della banalità». Più compassata, la contessa Monica Agusta, manager social che affitta jet privati: «Quest'anno tra luglio e agosto ho pochissimi voli prenotati da e per l'aeroporto di Olbia. Direi che è un record».

La noia non riguarda soltanto alcune mete, coinvolge anche le filosofie. Non se ne può più, per esempio, di quelli che scelgono gli hotel di design, dove si dorme tra fibre ottiche, si fa la pipì dentro vasi di plexiglas e si mangia su piatti troncoconici: «Basta, non sono fatti per la gente normale» sentenzia il designer Aldo Cibic. «C'è una classe media che ha gusto ma non può più spendere. Altro che hotel di design, ci vogliono camping con bungalow di qualità a prezzi bassi». (Continua)LIBRI DA SPIAGGIA: SESSUOLOGI ALL'INDICE
Non se ne può più dei libri-diario delle ragazze sfigate, le emule di Bridget Jones depresse e dipendenti dallo shopping. «Ma soprattutto non se ne può più dei libri da spiaggia scritti da sessuologi e psicologi che propagandano ricette di felicità» dice puntuta la scrittrice Barbara Alberti. «E siccome ne ricevo parecchi in omaggio, in vista dell'estate ho intenzione di barattarli. Per ogni Willy Pasini nuovo di zecca il mio banchetto dell'usato mi dà cinque classici d'annata».
La fustigatrice suggerisce anche di farla finita con le mete culturali istituzionali e di scoprire Oristano, nuova officina culturale. Rivolta anche verso i noiosissimi tendoni che ospitano i premi letterari e gli incontri con l'autore sulla spiaggia: «C'è chi suda, chi si addormenta, la maggior parte non ne può più dopo 5 minuti» chiosa Ivo Germano.

ESTATE ESTETICA: FERMATE I METROSEXUAL
Non se ne può più del maschiometrosexual, quello che la bibbia redatta da Michael Flocker (Sperling & Kupfer) definisce «maschio etero, urbanizzato che esalta il suo lato femminile». Ossessionato da cosmetici e griffe, si incarna nell'icona del calcio inglese David Beckham, ma, nelle sue clonazioni di massa appare spocchioso e insopportabile in tutte le spiagge. Il nobiluomo di campagna Gelasio Gaetani lo bolla come «un esemplare di maschio ridicolo. Con le sue ossessioni ha esasperato le donne che ora non ne possono più. Molte si confidano, pare che i metrosexual siano anche scarsi sessualmente. Sono tutte in crisi, loro sognano viaggi avventurosi mentre i fidanzati vogliono andare a far lo struscio a Porto Cervo».

Sul fronte intellettuale si alza il grido di Gianluca Marziani, critico d'arte: «Basta! Che ognuno usi i suoi codici di stile». Il critico si scaglia poi contro l'estate delle ciabatte, «inno antiestetico al piede, che infradito e Birkenstock fanno rumoreggiare in modo indegno», contro la moda del maculato e degli stivaloni con 40 gradi all'ombra. Alessandro Cattelan, dj della Mtv, non ne può più delle pompate nudità maschili, stile Costantino Vitagliano, e degli ombelichi femminili, sempre più adiposi. Ma le medaglie d'oro dei tormentoni insopportabili, su questo concorda l'Italia vacanziera, vanno ai tanga esibiti dai pantaloni e, soprattutto, ai tatuaggi tribali, che hanno trasformato troppi italiani in improbabili guerrieri maori.

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