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ITALIANI 2005 - I NOVE MODELLI BASE

Uomo. Che tipo sei?

Giancarlo Dotto  28/11/2005

In estate spopolavano gli übersexual. Ma l'inverno sarà dei pomosexual e dei technosexual. Imprenditori, sportivi, artisti, politici, giornalisti: ecco i nomi.

Fragilità il tuo nome è uomo.
Nel disordine delle identità fluttuanti, è il re della foresta che subisce lo sfratto esecutivo.
Fuori dalla caverna il maschio metropolitano non trova pace ma nemmeno guerra, è tutto da inventare, perde il pelo ma non il vizio. L'arcaico Albano fa la voce grossa, si batte i pugni sul petto, ma funziona solo come videoanimale da circo. La sua tribù è dissolta, migliaia di Lecciso ballano in diretta sulle rovine dell'uomo retro.

Non ci sono più le trincee di una volta, vittorie e disfatte sono virtuali, il potere astratto, la libido calante, perché la donna la sa più lunga di te e i suoi ben simulati gemiti a letto non sono più credibili, arrivano dalla stessa mischia dove si sgomita per un posto in prima fila, si parla tutti la stessa lingua, abolita la differenza. Quarant'anni di liberazione sessuale hanno moltiplicato le vie all'orgasmo ma cancellato i sessi. Che prima erano due e oggi sono mille, cioè zero. C'era l'uomo e c'era la donna. Altri tempi. Altri uomini. Altre donne.

Che qua e là, sotto sotto ma mica tanto sotto, fanno sapere il loro rimpianto per l'uomo di una volta. Dicono di spasimare per Sean Connery o Clint Eastwood. Hanno i lucciconi quando il totem Celentano alza i tacchi dello stivaletto, non c'è lo sperone ma è come se ci fosse, volta le spalle e sparisce più virile che molleggiato all'orizzonte, nel suo camicione floreale, cazzotto nell'occhio ma soprattutto al cuore, dopo averci impregnato con i suoi sermoni, le canzoni da dio e l'annuncio biblico della terra promessa.

Per non dire di Alain Delon, magnifico settantenne, che racconta in pubblico senza mai abbassare lo sguardo che la soluzione è il suicidio. Grandioso manifesto retro. O l'anima antica di Bruce, quello che a 56 anni ancora strepita sotto il diluvio a San Siro Born to run, ma anche l'altro cinematografico. Decisamente paleo la cicatrice che scuce la fronte del duro Willis nel Sin City da Frank Miller, atmosfere da noir esistenziale, eroi come ombre. Dove si vedrà mai più quel Marlon Brando con il bavero alzato che vaga assorto in una Parigi più assorta di lui?

Da Steve McQueen a Pappalardo, passando per Califano, il revival della donna contemporanea che sogna di sentirsi ancora preda arriva a sfiorare i neotrucidi ai confini della pulsione bestiale, dove il fallo fumante dentro e fuori la fondina si combina al sudore delle ascelle e al grugnito che non deve chiedere mai. I brividi forti di un Mike Tyson che ti ospita nella sua alcova viaggiante, la limousine a vetri fumé, i giubbotti antiproiettile e le T-shirt militari dei rapper alla moda, la faccia alla Scarface di Antonio Cassano.

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RETROSEXUAL: Eredi dei paleosexual, ma meno integralisti. Più calati nella modernità, accettano mediazioni, non sono necessariamente legati a una tribù. Tendono al machismo brutale, conservatori ma non per questo conformisti. Usano acqua di colonia e ululano alla luna. Se ne trovano di famosi dalle parti di Cellino San Marco.

ÜBERSEXUAL: Il supermaschio, elegante, rassicurante, carismatico. Spesso una simpatica carogna. La donna non è un accessorio del suo piacere o un riflesso del suo narcisismo, ma una compagna da condividere e, se necessario, proteggere. All'occorrenza sa come cambiare i pannolini del pupo.

PALEOSEXUAL: In principio c'è lui, capotribù, totemico, sultano. Si va dai padri del Vecchio Testamento agli eroi stile John Wayne. Nascono anche dalle parti della via Gluck. Nel nome del padre padrone.

POMOSEXUAL: Contrazione di postmodern sexual. Sono identità fluttuanti. Il disordine come stile di vita. Al confine con il transgender, cioè l'abolizione del genere. Degenerano, infatti. Dalle ammucchiate all'eremo tibetano. Per loro la vita è un eterno instant book. Sempre in corsia di sorpasso.

SMILESEXUAL: I «piacioni» per definizione. Seduttori a oltranza. Schiavi del consenso, si esaltano nel certificare sorrisi ebeti di approvazione. La loro vita è un talkshow permanente. Se si applicano diventano sindaci e presidenti del Consiglio. I «piacioni» per definizione. Seduttori a oltranza. Schiavi del consenso, si esaltano nel certificare sorrisi ebeti di approvazione. La loro vita è un talkshow permanente. Se si applicano diventano sindaci e presidenti del Consiglio.

TECHNOSEXUAL: I maniaci multimediali della chat, i feticisti del chip. Hanno scosse orgasmiche solo di fronte a un computer. Con le amanti meglio scambiarsi le password e il codice utente che i liquidi seminali. Amano gli organi sintetici. I loro pusher sono i venditori di gadget elettronici. Il complesso di Edipo? Un wargame.

EMOSEXUAL: Emotional boys. Nascono vecchi. Mammolette ipersensibili, somatizzano. Lamentosi e macilenti. Amleto è il capostipite. La fragilità pensosa, il guscio. Produttori di tribulina, il market dell'ansia.
TWINSEXUAL: Inseparabili dalla nascita. Osmotici. Vivono, pensano, desiderano all'unisono. Sono l'uno il sintomo dell'altro. Infilati nello stesso collant marciano nella stessa direzione. La vita come joint-venture.

METROSEXUAL: È il neodandy metropolitano etero. Ostentano un grande feeling con se stessi. Nell'attenzione al futile, nella cura della persona e nello shopping compulsivo esaltano il femminile che è in loro. La loro psiche è insonorizzata. Impenetrabile.
Se hanno un'anima non sanno che farsene.

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Ma sono tributi immaginari, vezzi da comari. La verità è che stiamo parlando degli ultimi sopravvissuti di una specie in via d'estinzione. «Nelle metropoli postmoderne il capotribù ha smesso da un pezzo di esistere.
Impresa disperata per non dire impossibile riesumarlo. Ma è il concetto d'identità nella sua globalità che è in crisi» spiega Massimo Canevacci, docente di antropologia culturale alla Sapienza.
«Sono cambiati i processi produttivi, la forma della famiglia, il rapporto fra le generazioni.
Le nuove tecnologie hanno reso tutto più fluido, si sono moltiplicati i generi.

L'individuo diventa multividuo e percepisce la sua libertà con un sentimento che sta tra l'angoscia e l'euforia.
In Occidente, i modelli dell'universo gay hanno pervaso quello etero. I postgay di oggi non sono più quelli piagnoni, rivendicativi di una volta. Hanno vinto la battaglia per la parità dei diritti, sono integrati, affermano un erotismo molteplice, indifferenziato.
Metrosexual, retrosexual, übersexual? Mi batto contro questa tassonomia che nasce dall'alleanza tra certa sociologia e certo giornalismo. Nell'era digitale l'identità del multividuo eccede, non può essere ingabbiata in una definizione. In quale categoria maschile mi riconosco io? In quella dissolutiva di tutte le categorie».

Il futuro è dunque dell'uomo ibrido. Dalla caverna in poi è la babele. Il look inteso come surrogato dell'anima si fa instabile, sbanda, deborda. Il tatuaggio non può che essere delebile. Mostrare quello che non sei o che ti credi di essere. Più diventa indefinibile il mammifero uomo e più ci si accanisce a definirlo.

La lingua si fa mobile, flessibile, inventa, per afferrare ciò che sfugge. Non fai in tempo a chiodare una tipologia che è già vecchia. Lo scacco è permanente. Così, mentre infuria la tenzone tra i narcisi cosmetizzati del metrosexual e le derive cavernicole dei retrosexual, termini a suo tempo coniati dal giornalista Mark Simpson, ecco Marian Salzman, studiosa di mode e di tendenze, che ti scodella nel suo The future of the Man l'übersexual, e cioè il superamento del macho alla Neandertal ma anche del fashionista balocchi e profumi alla Beckham, che appena può va a infilarsi le mutandine della moglie. Subito incalzata dalla scrittrice Carol Queen, che rilancia con la pomosexuality, la propensione a sconfinare i generi, smarcarsi dalle etichette.

Retro, metro, über, pomo, techno, emo, nel senso di emotional... I nuovi lemmi con tanto di decalogo incorporato entrano in Wikipedia, l'enciclopedia online più consultata al mondo. Si aggiornano i dizionari dello slang urbano. Fioccano i sondaggi. Chi è il tuo uomo ideale? Il tenerone alla Tobey Maguire o il dandy alla Jude Law e alla David Beckham, magari nella sua nostrana e parodiante versione alla Bettarini? Preferisci l'hombre tenebroso alla Clive Owen e Russell Crowe o quello glamour, conciliato con il mondo in quanto donna, di un George Clooney o di un Bono?
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Uomini mutanti. Francesco Totti era decisamente retro quando si avventava sulla commessa nel retrobottega di Scherzi a parte, si lascia andare a tentazioni metro quando veste griffato nelle serate con Ilary, diventa über il giorno in cui affonda le mani nei pannolini lerci del figlio, lo cosparge di borotalco e lo cambia.

Gli eroi del wrestling sono al bordo tra il retro e il metro nelle loro pagliacciate gutturali da fumetto iperrealista ma diventano retro il giorno in cui muoiono infartati nelle stanze da bagno degli alberghi, imparentati in questo alla maledizione preistorica del rock. Giorno dopo giorno, da un bolide all'altro, derapando o sterzando, da Tavullia a Londra, ora Peter Pan, ora seduttore e divo pubblicitario, rilassato nella tribù dei suoi amici ma anche in moto con Fernanda Lessa, Valentino Rossi è sempre di più l'icona pomosexual, lui come Sgarbi e altri degeneri, bambini polimorfi in fuga da se stessi.

I guru del marketing tengono il banco. Danno le carte e sono sempre truccate. Devi leggere i manifesti pubblicitari per capire le tendenze. All'efebo trasognante di Ferragamo che ama Salvatore si oppone in tutta la sua posa old style Richard Branson, il presidente della Virgin, che tiene sotto il tallone una Samsonite.

Nel suo ultimo poster Naomi Campbell è una Circe in primo piano, gigantesca, lui un cucciolo felice o forse spaventato di 1 metro e 90 acquattato sulla sua smisurata schiena, ignudo come un verme, per la campagna pubblicitaria Save the children della Pirelli. Replica il testimonial della Levi's, un pupazzo stile Big Jim, immerso in una melassa di pedicure, cosmetici e birre light, che cerca scampo dentro un paio di jeans virili.

Uomini e fuochi di paglia. L'ultimo streaker ha invaso un campo di calcio indossando un baby doll. L'attempata insegnante di una scuola teatrale romana raccontava scandalizzata all'ora del tè alle sue scandalizzate amiche di allievi trentenni che si depilano abitualmente ascelle, pube e torace perché il pelo suda, maleodora, non è estetico, insomma roba da dinosauri.

E QUESTE SONO LE UOME
Fra potere e determinazione, sette grintose di successo

SIMONA VENTURA: Grinta da vendere, determinata. È a capo di una squadra (per L'isola dei famosi) a prova di ciclone.
MARIA DE FILIPPI: Non chiamatela «signora Costanzo», cammina con le sue gambe. Anzi corre. È uno dei volti vincenti Mediaset.
CONDOLEEZA RICE: Donna di ferro della Casa Bianca, non ha rinunciato a una certa vezzosità. Ma se si parla di guerra sa cosa fare.
GRAZIA VOLO: Avvocato di professione, moglie di Paolo Liguori per vocazione. In tribunale mostra gli artigli.
LUCIA ANNUNZIATA: L'ex inviata di guerra, direttore del Tg3 e presidente della Rai, non ha mai smesso di stare sul fronte. Una tosta.
LETIZIA MORATTI: Incarico più difficile non poteva assumerlo: mettere mano nel sistema scuola italiano. Ferma e determinata.
EVELINA CHRISTILLIN: Volto e mente delle prossime Olimpiadi invernali a Torino, tiene testa a politici, sponsor e a una città particolare.

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