Archivio Panorama

PROVOCAZIONI - L'ANIMA SORPRENDENTE DELLA METROPOLI SENTIMENTALE
Sì, a Milano ci si ama col cuore in mano
Altro che città dell'efficienza e del denaro. Una canzone resuscita il ritratto romantico che incantava Stendhal. Ecco la guida ai nuovi luoghi da innamorati.
di Camillo Langone
12/12/2005
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001033956
Madonna è brava ma i Baustelle di più.
Se la tenace cantante americana con Hung up ha ridato vita ed energia a un genere moribondo, la dance music, il gruppo italiano dallo strano nome tedesco con Un romantico a Milano (canzone inserita nell'album La malavita) ha resuscitato qualcosa di strasepolto: la Milano sentimentale, passionale, poetica, bohémienne.
In una parola: la Milano romantica. Potenza della canzone, che arriva dove i libri non arrivano più.

C'è ancora qualcuno che dà retta a Stendhal e Carlo Porta? Esistono, da qualche parte, ragazze che passano la notte con le Ultime lettere di Jacopo Ortis?
Piacerebbe conoscerle. Francesco Bianconi, il cantante dei Baustelle, ha immaginato di essere Ugo Foscolo per scrivere le parole del suo piccolo capolavoro che comincia così: «Mamma, che ne dici di un romantico a Milano?». Niente meno che una canzone epistolare, nell'epoca dei messaggini e delle email. Sono citate, nessuna esclusa, tutte le stazioni della via crucis di un giovane Werther scaraventato dalla macchina del tempo nella Milano del 2005: Brera, Porta Ticinese, i cocktail bar, un cimitero che somiglia al Monumentale e, ovviamente, i Navigli.

A dire le cose come stanno, questa canzone oltre a essere perfetta colonna sonora per un amore tenebroso è anche una guida alternativa alla città che il 99 per cento degli italiani immagina intenta a contare soldi, aprire fiere, alzare grattacieli. Sbagliando.
«Milano è romanticissima ma occorre conoscerla, è un romanticismo di anfratti e viuzze e atmosfere» avverte Filippo Facci, opinionista wagneriano.

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I Navigli di Milano

Forse la via più romantica di Milano è appunto in Brera, via Ciovassino, praticamente un vicolo cieco, acciottolato e segreto.
Vedere per credere, ricordandosi che il meglio di sé lo dà di notte (tutta Milano al calar delle tenebre perde il suo orrendo efficientismo per diventare pazzamente malinconica).

A pochi metri c'è la famosa Pinacoteca e qui bisogna capire che razza di romantici siete, qual è il significato che assegnate a questa parola che negli ultimi due secoli ha preso svariate accezioni. Se siete romantici da miele, vi precipiterete al piano nobile dove vi aspetta il quadro simbolo dell'amore fiducioso: Il bacio di Francesco Hayez.
Se vi sembra arte cartolinesca, vuol dire che siete romantici da fiele, che vi serve qualcosa di più forte e di più disperato, allora provate a penetrare nei sotterranei del palazzo, lunghi corridoi popolati di statue di gesso scartate dagli studenti dell'Accademia. L'illuminazione è sinistra e non c'è mai nessuno: posto ideale per mettersi a parlare di amore e morte e conquistare il cuore di una donna dall'animo gotico.
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La Galleria Vittorio Emanuele II


Altra tappa fondamentale per cultori del romanticismo nero è la chiesa di San Bernardino alle ossa, dalle parti della Statale. Entrando, sulla destra c'è una cappella interamente rivestita di teschi, femori e ossicini vari. Fuori c'è Milano che corre, ma dentro nessuno ha fretta. C'è chi dice di non avere bisogno di queste suggestioni. Per Camilla Baresani il contesto non conta nulla: «Io potrei amare persino da Cracco-Peck» (un ristorante straordinariamente asettico, per chi non lo sapesse). Patrizia Valduga si spinge oltre: «La strada più romantica di Milano è corso Buenos Aires, un posto dove non c'è niente da guardare e quindi sei obbligato a concentrarti sulla persona che è con te». È un paradosso che si perdona volentieri alla poetessa nerovestita, che affascina per la voce d'oltretomba e i versi sepolcrali, che di sicuro non metterà mai la foto del trafficatissimo e illuminatissimo corso Buenos Aires sulla copertina di un suo libro.

Luca Doninelli segnala i fenicotteri rosa che si possono ammirare in un giardino di via Cappuccini, zona corso Venezia.
Una visione fantastica (fenicotteri rosa in centro a Milano!) che sembra il quadro di un pittore che ha esagerato con l'assenzio. L'alcolismo artistico si è spostato dal centro verso l'esterno, dai bar di Brera dove Piero Manzoni inventò le celeberrime scatolette di Merda d'artista ai locali dell'Isola, di Porta Ticinese e dei Navigli. «Centomila Montenegro e Bloody Mary» cantano i Baustelle e l'autore delle parole confessa di essersi ispirato al proprio curriculum di bevitore, con bella identificazione arte-vita tipica del romanticismo dei tempi eroici, Byron, Foscolo e giù di lì. Bianconi abita giusto nel quartiere dell'Isola Garibaldi ed è tanto languido da frequentare il Nord-est café di via Borsieri per via del sottofondo di musica classica.

Porta Ticinese si trova dall'altra parte della città e per arrivarci si passa dalle Colonne di San Lorenzo, luogo topico del romanticismo ottocentesco (fecero sdilinquire Stendhal) così come del Terzo millennio (restano un ottimo fondale per baci più o meno rubati).
A questa Milano stendhaliana Vittorio Sgarbi dedicò una delle primissime mostre della sua carriera, quasi trent'anni fa. La gallerista poi si suicidò, alla maniera delle più appassionate eroine romantiche.
E adesso Sgarbi, invece di pentirsi, insiste pubblicando un libro dal pericoloso titolo Sturm und Drang: Ragione e passione (Bompiani).
A Porta Ticinese la bohème ha un nome solo, Andrea Pinketts, che celebra i suoi riti di scrittore birroso a Le Trottoir.
Gli hanno intitolato una stanza, raro caso di monumento in vita, indicandolo come modello (sgangherato modello) per le nuove generazioni.

L'eroe in questione, insomma Pinketts, si definisce un cinico-romantico in stile Philip Marlowe: «Amo gli arcobaleni, però quelli riflessi nelle pozzanghere». Da lì sono due passi per arrivare ai Navigli, dove non c'è donna che non voglia essere portata.
L'acqua è l'elemento romantico per eccellenza e a Milano, in mancanza di mari tempestosi e laghi malinconici, bisogna accontentarsi di questi canali residuali che però il loro sporco lavoro di ruffiani lo fanno fino in fondo.
Un video famoso, Giulia delle Vibrazioni, gruppo neoromantico milanese capace di indossare camicie con jabot, ha rimesso nel circuito delle fantasie sentimentali i ponticelli rugginosi e le chiatte che stazionano davanti ai locali del Naviglio Pavese.
Sulle alzaie pittoresche è meglio la vista del bere ed è meglio il bere del mangiare. Di fronte a certe pizze spoetizzanti, di quelle con la mozzarella di plastica, o si beve per dimenticare o si vola al Caffè Taveggia, bomboniera anni Trenta in via Visconti di Modrone, per cenare con una cioccolata calda, romantica follia.
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