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Panorama   Archivio   Io, Alena, l'amore e il pallone

NUMERI UNO - DOPO L'INFORTUNIO BUFFON PARLA PER LA PRIMA VOLTA

Io, Alena, l'amore e il pallone

Giancarlo Dotto  26/12/2005

Lui portiere della nazionale, lei soubrette ceca. In mezzo, un sorteggio maligno che opporrà l'Italia proprio ai cechi. Storia di un campione che sta per vivere un anno decisivo. Alluci permettendo.

Dal cavalier Angelino in via Moncalieri, chef juventino. Dabbasso il caos preolimpico, Torino è un cantiere con l'acqua alla gola. Angelino è la tana della Juventus, nella saletta interna si sono sporcati di sugo tutti, da Michel Platini a Zlatan Ibrahimovic, da Giampiero Boniperti a Luciano Moggi. Nelle foto all'entrata Angelino si sporge lubrico sulle tette delle dive, da Milly D'Abbraccio a Nilla Pizzi. Ne ha da raccontare Angelino. Come l'ultima volta che Maradona, ancora in formato palla di lardo, si presenta con l'amico Ciro Ferrara.
Mangia, beve, si sbrodola tutto e sparisce in bagno per 10 minuti. Riappare allucinato, fa la foca con la palla e reclama il premio: «Ce l'hai un tartufo da mezzo chilo che me lo porto a Buenos Aires?». E Angelino, che sfamava a bistecche Omar Sivori e figuriamoci se si fa impressionare da un Maradona qualunque: «Sei scemo? Vado mica a rubare io». Nella saletta interna c'è Emerson solo, curvo come un puma sulla sua razione di carne. Si scherza sul probabile Italia-Brasile dei Mondiali. Gianluigi Buffon si fa portare un galletto gigante. Accende una Marlboro e aspetta Ale, nel senso di Alena Seredova non di Alessandro Del Piero.

È vera la storia dell'alluce destro, che è tutta una montatura, che in realtà ha paura per via dell'operazione alla spalla, che il miglior portiere del mondo è tormentato dai fantasmi.
Chi lo dice? Mi sono appena fatto una risonanza magnetica. Ho un versamento, ma poteva andare peggio. Sono andato d'istinto a parare con il piede il tiro di un ragazzo della Primavera. Una sfiga allucinante. E poi non sono tipo da fantasmi io. Ho esordito in serie A a 17 anni, a San Siro.

Dicono anche che da quando sta con Alena Seredova non è più quello di prima. La storia dello sport è piena di campioni traviati dalle dive.
Non scherziamo. Ho ancora troppo da vincere. Alena è una che mi sta vicino, una vera compagna, soprattutto in questi giorni difficili. Mi sopporta specie ora che sono in astinenza da calcio.

Sorteggio malandrino. È guerra in famiglia. Alena ceca, lei portiere della nazionale azzurra...
Ale mi ha giurato che tiferà Italia quel giorno, ma solo se giocherò io in porta.

Tradisce la patria per amore: un'eroina.
Ci resterei male se non fosse così. Con Ale è bello anche quando litighiamo. Non mi piace solo quando mi mette la mano in faccia la notte e mi sveglia con la scusa che russo.

Il suo calendario di «Max» spopola, non solo tra i camionisti.
Sono contrario a questi calendari. Per fortuna all'epoca non la conoscevo.

Che dice Pavel Nedved, ceco pure lui?
È stato lui a presentarci. Ancora non sa se giocherà i Mondiali. È un tipo speciale. Cambia idea ogni mezz'ora. Ma i compagni lo porteranno di peso in Germania.
Appare dal nulla Alena Seredova. Jeans, felpa verde, senza trucco. Gigi è premuroso: «Sta' con noi, non devo nasconderti nulla». «Va bene, ma non parlo, sono in silenzio stampa». Ordina la sua zuppa di verdure. Gigi non sta nella pelle, scherza: «Moggi le ha messo un microchip… Scatta appena apre bocca».

Si diceva...
Che mi vergognerei solo a pensare di mettermi con una ragazza famosa solo per finire in copertina. Prima di Ale sono stato con ragazze anonime. Sono una persona sana. Io e Alena crediamo negli stessi valori. Non siamo nati nella bambagia.

I calciatori si fidanzano con miss e veline.
(Seredova solleva la faccia imbronciata dalla zuppa. È un lampo felino. Scherza ma non troppo. «Ora se mi paragona alle veline, mi alzo e me ne vado». Gigi la placa. La plachiamo). Diciamo allora che sono un calciatore atipico… Ho una testa particolare. Potrei smettere domani e tornare a Marina di Carrara, le mie radici, magari a fare il bagnino alla Romanina, lo stabilimento di famiglia.

Conosce Maureen Dowd?
No, è grave?

Non è grave. È una signora che scrive per il «New York Times». Ha scritto che gli uomini non sono più necessari. E sono anche vigliacchi. Temono le donne in carriera. Preferiscono le sottomesse.
Forse le donne emancipate spaventano gli uomini. Non a caso aumentano i gay. Però la cosa proprio non mi riguarda. Non sopporto le oche, quelle senza personalità. Mi piacciono le donne forti. Alena ne ha fin troppa. E poi io sono un femminista. Vorrei le donne al potere. Sono più concrete e spesso più lucide di noi.

A proposito di modelli gay nel mondo etero, le è simpatico David Beckham?
Lui è furbo a valorizzare la sua immagine. Lo pagano più di quanto vale come calciatore. Beckham e la moglie vivono per i giornalisti, a me non piace mettere in pubblico le mie cose private.

Tornando ai fantasmi della psiche: forse a trarre in inganno sono state le sue parole dopo il rientro a Firenze. Ha parlato di spaesamento. Da allora è tornato in officina.
Ho sbagliato a essere sincero. Rientravo dopo quattro mesi, in quel circo, i cori, gli insulti, la gente che si ammazza… Se fossi un pauroso non sarei mai tornato in una piazza come Firenze. Normale un minimo di disagio. Non l'avessi mai detto. Sa cosa mi fa imbufalire? Gioco da una vita e ancora non mi conoscono. La verità è che è una battaglia persa, scrivono quello che gli fa più comodo. In Italia c'è libertà di parola ma poi se sei sincero ti fanno un c... così.

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Antonio Cassano (Roma)

Negli ultimi quattro mesi prima la spalla, poi l'alluce...
Roba da streghe. Prima di oggi mi ero solo fratturato un dito alla vigilia degli Europei in Olanda. Giocò Toldo e fu la fortuna dell'Italia (sghignazza). Ora manca solo che mi spacchi il ginocchio. Fortuna che penso positivo.

Sarebbe a dire?
Non voglio dire che me la chiamo la sfiga. Però penso che certe cose è giusto che accadano. Fin qui sono stato fortunato. Tutta la vita in discesa. L'incidente di percorso aiuta a stare sulla terra. Certo, l'alluce non ci voleva.

Intanto in una recente asta di beneficenza da Maurizio Costanzo la sua maglia è stata venduta a peso d'oro. Più di quelle di Francesco Totti e di Alex Del Piero.
Per forza, ormai la considerano una reliquia.

Perché in Italia non si vedono più grandi portieri?
Troppi portieri stranieri. È cambiata la scuola. Non s'insegna più la tecnica di base. Si preferiscono i cristoni che sanno lavorare bene con i piedi.

La sua classifica dei dieci migliori portieri al mondo?
Escluso me, metto Petr Cech, il portiere del Chelsea, davanti a tutti. Poi Iker Casillas del Real e al terzo posto Dida, anche se adesso non è al massimo. Mi piace anche Sebastien Frey, potrebbe entrare tra i primi dieci. Gli italiani? A parte il solito Angelo Peruzzi, mi piace molto Francesco Antonioli. Tra i giovani scelgo Antonio Mirante del Siena.

Sentenza doping: bravi i giudici o fenomeni gli avvocati della Juve?
Avevano fatto del dottor Agricola un capro espiatorio. Non era giusto. In quanto ai farmaci, io dico che non bisogna diventarne dipendenti.

Lei non è tipo da Juventus.
Perché?

La Juve vince sempre, non sopporta gli incidenti di percorso.
Al terzo anno di Juve con Lippi, dopo due scudetti, a febbraio sapevamo già di essere tagliati fuori dal campionato. Un disastro. La depressione assoluta. Alla Juve funziona così. L'anno dopo con Capello eravamo delle belve.

Racconti Ibrahimovic e Trezeguet.
Ibra è un bambinone. Ha cuore e vuole bene al gruppo. È un fenomeno vero. Fuoriclasse totale. Per Trezeguet basta la parola, bomber. Una volta c'era Pippo Inzaghi. Oggi è lui l'unico vero.

A Paolo Di Canio è partito il braccio un'altra volta.
A Livorno ha esagerato. Doveva considerare il contesto.

Anche lei ha avuto problemi. Quella volta del boia chi molla...
Questa non l'ho mai raccontata. Avevo 13 anni, studiavo a Parma in collegio. Aprii un cassetto e c'era quella scritta. Mi piacque. Venivamo da quattro sconfitte consecutive e mi feci quella T-shirt. La malasorte volle che mi intervistassero quel giorno. La sfiga raddoppiò quella volta che scelsi l'88 come numero di maglia. Mi linciarono. Era un simbolo nazista. Per me erano solo quattro palle incrociate.

A proposito di caratteracci. Come vede Antonio Cassano alla Juve?
Il Cassano degli ultimi tempi, quello che fa i casini, stonerebbe alla Juve. Ma è anche vero che da noi arrivano storti e quasi sempre si raddrizzano. Vedi il caso di Davids.

Una cosa su Fabio Capello.
Maniacale. Vuole che schiacciamo la testa agli avversari.

A pochi mesi dalle elezioni, Silvio Berlusconi o Romano Prodi?
Alt, non parlo di questo. La politica non è mai stata così poco credibile in Italia. Mi piace molto Gianfranco Fini. Dall'altra parte scelgo Fausto Bertinotti.

A Gianluca Pagliuca i tifosi avversi hanno tirato una bicchierata di vermi. A lei?
Una volta, in Parma-Reggiana, mi sfiorarono la testa con dei pezzi di water. Avevano smontato i gabinetti dello stadio.

È già sotto pressione per i Mondiali. Un sorteggio malvagio.
Dopo due Mondiali e la Corea penso davvero che una squadra vale l'altra.

Cosa darebbe per vincere la sua prima Champions?
In questo momento, un alluce. Il destro.

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