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ESTETICA & ETICA - LA VIA DELLE EXTENSION

Ma dove prendi i capelli bella bionda?

Guja Visigalli  15/3/2006

In Italia 60 tonnellate di ciocche dall'India. Un business da 25 milioni di euro. Ma le trecce famose sono politicamente corrette?

Le case produttrici cinematografiche e televisive le hanno ormai inserite nei loro budget. Perché almeno un'attrice su due le usa, da Sharon Stone a Jennifer Lopez, a Gwyneth Paltrow. «Con le extension abbiamo tutte l'impressione di essere Monica Bellucci» commenta Anne Caillon, a fianco della Stone in Basic Instinct 2.
Allungare e infoltire la capigliatura è d'uso comune fra le bellissime: lo fanno da anni Naomi Campbell, Carla Bruni, Nadia Auermann. «Ma anche molte atlete, come le pallavoliste» rivela Sergio Carlucci, fondatore e direttore creativo di Toni & Guy Italia. «Perché le extension sono un servizio estetico, ma soprattutto pratico e nello sport è più comodo legarsi una chioma lunga che avere capelli sparsi».

Nell'epoca dell'ossessione corporea diventa automatico cercare una soluzione, chirurgica, cosmetica o chimica a qualsiasi problema o esigenza estetica. «Avendo tutto ciò che serve di prima necessità, la ricerca del piacere si sposta verso la cura, spesso esasperata, di sé, e i desideri devono subito essere realizzati anche senza attendere i tempi della natura» commenta Fausto Manara, docente di psichiatria all'Università di Brescia.

E allora, anche i capelli diventano merce di scambio, con una filiera che parte dall'Oriente: «I migliori sono quelli indiani, perché hanno una struttura molto simile ai capelli occidentali, sono resistenti e soprattutto vergini, mai trattati» spiega Thomas Gold di Great Lengths, azienda leader fondata nei primi anni Novanta dal padre David a Nepi in provincia di Viterbo.
Forniscono 45 distributori in 53 paesi, da cui si approvvigionano 25 mila saloni. Numeri importanti che rivelano le dimensioni del mercato mondiale dei capelli.

«Ne importiamo 4 o 5 tonnellate al mese; il mercato italiano rappresenta solo il 5-6 per cento del totale, mentre la grande richiesta arriva da Germania, Austria e Stati Uniti» prosegue Gold. Gli stabilimenti di Nepi occupano 110 persone e circa 340 nel mondo; il fatturato annuale italiano tocca i 25 milioni di euro.
In India la raccolta viene fatta da parrucchieri molto speciali: nel sud del paese c'è il tempio di Tirupati, secondo centro di pellegrinaggio al mondo dopo Roma e prima della Mecca.
Qui gli indiani, 10 mila al giorno in media, pregano Venkateshwara, dio della ricchezza e incarnazione di Vishnu. E gli offrono, come ex voto per una grazia ricevuta, i loro capelli, anche più volte nella vita. Ben 700 barbieri, giorno e notte, su quattro piani, rasano i fedeli, donne, bambini, uomini che donano anche barba e baffi.
Una pasta a base di zafferano protegge e accelera la cicatrizzazione delle parti rasate. I capelli caduti sono raccolti dagli intoccabili e portati a Madras, dove una volta al mese vengono messi all'asta.

«Non dimentichiamo che il denaro raccolto serve a pagare i 400 addetti al tempio e per costruire scuole, ospedali e strade» si autoassolve Gold. Lavati e disinfettati, i capelli arrivano a Nepi dove vengono depigmentati con la tecnica dolce che si usa per il cashmere. I colori comprendono 36 sfumature naturali e 14 «crazy» (blu, fucsia...), con cinque tipi di lunghezze, dai 20 ai 60 cm.
Contrario per anni, Roberto D'Antonio, parrucchiere romano con salone dietro il Parlamento e un altro a Firenze, si è convinto 15 anni fa dopo una prova su se stesso: «Non amo le esagerazioni, ma la naturalezza data dal taglio e dal montaggio».

Portare capelli d'altri crea qualche problema alle dive nostrane? «Evito accuratamente di pensarci» ammette Alba Parietti, che ricorda l'imbarazzo di una ciocca impigliatasi nell'anello e staccatasi rovinosamente al ristorante.
Lory Del Santo le ha dall'Isola dei famosi e ne è entusiasta: «Sognavo da bambina i capelli lunghi, con le extension ho provato una soddisfazione pazzesca; no, non sento fastidio all'idea che siano di un'altra persona».

I suoi vengono dalla Russia, altro centro di traffico di capelli venduti per pochi euro: Victoria Beckham fece anni fa una dichiarazione shock, affermando di avere in testa un intero braccio di un carcere di Mosca. «Non ho pensato alla provenienza, forse non lo avrei fatto» dice Debora Caprioglio, che ha fatto ricorso a extension per rimediare ai danni annosi dell'ossigeno.

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Valeria Marini le usa per occasioni particolari

Sirena dalla lunga chioma posticcia alle Olimpiadi di Torino, Valeria Marini le usa per occasioni particolari: «Nessun fastidio, è un gesto di devozione».

Ma soldi per opere pubbliche e motivazioni religiose bastano ad assolvere le occidentali? «Un tempo c'era il pudore del corpo, oggi c'è quello delle idee che spesso diventa indifferenza.
Propongo la rilettura del fondamentale Avere o essere di Erich Fromm» suggerisce il sessuologo Maurizio Bossi. «C'è una ragione bioantropologica sulla predilezione per i capelli lunghi, che nell'antichità, quando gli odori si sentivano, funzionava da spray di feromoni ed era un indice di fertilità».

Voce importante ormai delle esportazioni dell'India, una volta i capelli erano usati per imbottire i materassi o come filtri per l'olio.
Ma tutto è lecito per apparire? «Non mi scandalizza il desiderio di abbellirsi, però non vorrei mai che ciò che uso fosse stato venduto per necessità o disperazione»: la giornalista Rossana Rossanda mette dei paletti.
«E trovo indegna l'imposizione di canoni di bellezza: istupidisce i giovani per non farli accorgere che manca tutto il resto.
«Abbiamo perso il senso delle cose vive e morte, tra reale e virtuale non c'è più distanza. Siamo in balia della sindrome Nimby (not in my backyard): l'importante è che tutto non accada nel mio giardino, come dicono gli inglesi.
In fondo il narcisismo, anche pilifero, è un sintomo di quanto poco ci si ami».

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