Archivio Panorama

MACHI: LA PASSIONE DI HOLLYWOOD PER I FILM KOLOSSAL
Che mito il bellone in costumone
Russell Crowe capitano di vascello. Tom Cruise in kimono. Brad Pitt con l'armatura di Achille. Coraggiosi, virili, idealisti, tra spade e corazze tornano gli eroi, eredi di Errol Flynn.
di Piera Detassis
5/12/2003
URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001022056
Tra il rock e l'avventura, il rimmel e lo psichedelico, ha cominciato Johnny Depp: brache larghe da pirata, marsina smangiata da corsaro, bandana, treccine, anelli. La maledizione della prima luna fu subito trionfo e adesso, nei mesi a venire, s'annuncia un'onda lunga di fusti in costume.

I belli si uniscono in falange e riscoprono il cappa e spada, il peplum, il machismo perduto, tutti figli di Errol Flynn e dei tanti Maciste e Ben Hur. Il cinema rispolvera il fascino della divisa, possibilmente d'epoca, da indossare sopra il muscolo tirato a lucido e pronto alla battaglia. Eroi per nostalgia e per resistere al cinismo, come l'ultimo Russell Crowe: capelli selvaggi stretti nel codino, revers marinari ricchi di mostrine, è il capitano di vascello in Master & Commander di Peter Weir e il migliore di tutti quando si tratta di dare fondo al maschio e al grande attore. Accanto a lui non sfigura il medico di bordo interpretato con maggior finezza dal sorprendente, molto sexy, Paul Bettany (Dogville), rivelazione del momento.

Superbelli avvistati in kimono, corazza da shogun e katana sguainata, come il Tom Cruise da Oscar di L'ultimo samurai, un colonnello americano deluso dalla guerra di secessione che scopre i valori nobili del bushido. La disillusione è virile, in guerra si va con amarezza, ma per giusta causa, siamo tutti Gladiator, uno per tutti, tutti per uno, purché tra maschi.
Il mito non basta più, ci vuole il mitologico. E i belli scoprono la toga, la corazza e la daga sulle tracce di Ulisse. Ma quant'è semidio l'Achille del palestratissimo Brad Pitt in Troy di Wolfgang Petersen? E non sono da meno i suoi compagni di odissea, l'Ercole Eric Bana risorto dai muscoloni verdi di Hulk o il leggendario (per le ragazzine) Orlando Bloom, elfo sublime, con frecce e faretra in Il Signore degli Anelli qui trasformato in Paride.

Nella toga coronata di Alessandro il Grande (ambigua, visto che il regista Oliver Stone non risparmia verità gay sul Re dei re) s'è infilato invece l'ultimo tenebroso Colin Farrell, per l'occasione tutto kajal e biondo platino.
Probabilmente la colpa originaria è dello straordinario successo della «costumatissima» saga Il Signore degli Anelli, che ha decretato la bellezza rude, guerriera e sensuale di Viggo Mortensen. Nella sua scia imperverseranno da qui a poco ragazzoni sexy rivisitati in redingote ottocentesca e impermeabile genere I duellanti come lo smagliante Hugh Jackman, leggendario cacciatore di vampiri nel prossimo kolossal Van Helsing.

Perché i belli di questi tempi si preferiscono all'antica: il prestante Clive Owen sarà Re Artù nel sardonico King Arthur di Antoine Fuqua; l'abbacinante Chris Isaacs, mago fascista di Harry Potter 2, sarà un magnetico Capitan Uncino nel prossimo Peter Pan; perfino il romantico Colin Firth, dopo Bridget Jones e Love Actually, veste i panni sontuosi del pittore fiammingo Jan Vermeer in La ragazza con l'orecchino di perla, tratto dall'omonimo romanzo di Tracy Chevalier, best-seller nel mondo.
Gran daffare per il reparto costumi in questo periodo di compagnie di gentiluomini, guerrieri, gladiatori, semidei in servizio permanente effettivo, insomma un cinema da sudata curva sud seppure risciacquato nelle nobili fonti del passato e della mitologia. Non sarà un caso che il 2004 segni il ritorno poderoso del western, genere tutto maschile che si credeva felicemente dimenticato. Escono invece uno dopo l'altro nei primi mesi dell'anno i crepuscolari Open Range di Kevin Costner, The missing di Ron Howard, The Alamo e l'imprevedibile, perché più femminile, Cold Mountain, con Jude Law e Nicole Kidman. Un cavallo, il winchester, la katana, un «pard» fidato al fianco e una divisa per non soccombere. Il cinema degli uomini veri è già nostalgico rétro.

«NESSUNO È PIÙ MASCHIO DI RUSSELL»

Parola di Peter Weir, il regista di «Master & Commander»
Un quadro con un veliero ottocentesco aggredito dalle onde di un uragano. Una vecchia spada napoleonica, libri e mappe d'epoca. E la musica di Corelli, Mozart e Boccherini. «Sono queste le cose che mi hanno aiutato negli ultimi tre anni e mezzo» spiega Peter Weir. Si riferisce alla produzione di Master & Commander, il suo film ispirato dai romanzi d'avventura dello scrittore inglese Patrick O'Brian (alias Richard Patrick Russ).
È stata un'impresa faticosissima per il regista australiano condensare in poco più di due ore parole e immagini scelte tra i 20 volumi dell'ottocentesca saga navale. Ma ne è valsa la pena: il film, il più ambizioso in trent'anni di carriera, con un budget di 150 milioni di dollari e tre studios coinvolti, si è conquistato gli osanna di tutta la critica che conta.Ancora una volta il visionario filmmaker di Picnic ad Hanging Rock è riuscito a trasformare un semplice film d'azione in una trascendentale esperienza di vita e di morte.

Come si fa a girare un film tutto in mare?
Ho letto i libri sulla realizzazione di Moby Dick di John Huston e Lo squalo di Steven Spielberg. E poi, mescolando intuito, disperazione e tecnologie, mi sono buttato... a mare.

È nota la sua passione per i dettagli: cosa l'ha angustiata in particolare in questo progetto?
La Hms Surprise, il veliero. Lo abbiamo dipinto e ridipinto, preso a martellate per dargli un'aria vissuta e ritoccato decine di volte. Poi invitavo a bordo dei veri marinai e loro non erano soddisfatti del lavoro. Così si ricominciava da capo. Ai tecnici americani quell'imbarcazione dall'aria malandata e sporca non piaceva proprio (ride).

Perché ha voluto Russell Crowe per il ruolo del capitano Jack Aubrey?
Perché Russell, oltre a essere un attore di grande sensibilità, ha una presenza incredibile e una mascolinità ormai impossibile da trovare.

E se Russell non fosse stato disponibile?
La scelta era tra lui e Richard Burton.

L'ha mai visto perdere le staffe sul set?
Non avrei voluto essere il suo violino, c'erano dei momenti in cui i suoi occhi emanavano rabbia. Poi però si controllava, quello strumento era troppo prezioso.

Lei non sembra un regista da sequel. Ma se la Hms Surprise salpasse per un secondo viaggio, lei sarebbe ancora il suo master e commander?
Non credo proprio.
( Alessandra Venezia )
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