A TU PER IL TU CON L'ATTORE HARD PIù FAMOSO
Siffredi: quella volta che rischiai il flop
Raffaela Carretta 22/6/2004
Dopo mille film hard e ben più di quattromila partner, il divo a luci rosse racconta la sua esperienza e una defaillance, in questa sintesi di una memorabile intervista apparsa su Panorama nell'aprile '99.
Mancano pochi giorni all'uscita di 'Pornocrazia', il film-choc diretto da Catherine Breillat che ha come protagonista l'immarcescibile pornostar italiana Rocco Siffredi. La Eagle Pictures, la società che avrebbe dovuto curare la distribuzione home video e dvd del film, si è tirata indietro terrorizzata a causa di alcune scene, questa l'accusa, al limite della pornografia infantile. Un'accusa che la regista ha naturalmente rifiutato, citando Petrolio di Pier Paolo Pasolini, poi il cineasta Georges Bataille. Infine, di fronte allo scatenarsi di una polemica che forse rientrava tra gli (inconfessabili) obiettivi dell'autrice, si è lanciata in una sperticata lode della funzione eversiva dell'erotismo: «Il sesso resta una questione di potere e non c'è moralità in tutto questo: dovunque c'à la moralità, viene meno la donna. Io sono per l'oscenità». Panorama ripropone un'intervista realizzata nel 1999 all'attore protagonista, quando questi non era ancora stato sdoganato dal mondo della cultura. Buona lettura.
L'uomo è alto, biondo, d'aspetto gentile appena sfumato nell'imperio della mascella aggressiva. Il suo nome è Siffredi, Rocco Siffredi, all'anagrafe Tano. Divo massimo del cinema hard internazionale.
Dopo una vita spesa a comparire nudo e muto col suo "amico di tante battaglie" rimpicciolito nella dimensione mignon del video porno, è finalmente apparso nel prodigio gigante del cinema cinema: un maxischermo che rende giustizia a quella mitologica porzione di corpo che a Siffredi dà da vivere, ma soprattutto da gioire.
Qualcuno ha scritto 26 centimetri, talaltro 25, scusi, può ristabilire la verità? "Sono 24 centimetri esatti".Per un uomo che ha passato gli ultimi 15 anni a impegnarsi nella lunga durata, più che a preservarsi nel riposo, si capisce che il sesso sia un argomento dal quale non ci si possa allontanare.
Ma con calma piatta: senza fibrillazione, né reticenze, e nemmeno con prurigine.
Semplicemente come di fronte a un fatto. Intorno a cui non solo la vita gira, ma a cui la vita si sottomette, totalmente, con orgogliosa mansuetudine, nell'omaggio, quasi, a un fenomeno altro da sé: "Ognuno di noi deve capire qual è il suo talento, che può fare di buono. Io ho trovato la mia strada: nel riuscire a fare sesso sono come Schumacher con la sua Ferrari, ho una marcia in più.
Dai 20 ai 30 anni ho lavorato in Germania, una specie di catena di montaggio hard: 25 giorni al mese, tre ore di sesso la mattina, tre ore al pomeriggio. In mezzo, per sostenermi, un frullato di latte, uova, proteine e bistecche a chili...
Mi sono fatto un sedere così, ma ho imparato a conoscere me stesso. Poi, per uno stupido capriccio, mi sono fatto circoncidere, è successa una tragedia: di notte, improvvisamente, lui si alza, i punti dell'operazione saltano, si spacca tutto. Responso del medico americano: "Guardi, il suo sesso è così abituato al superlavoro che va in automatico: agisce per proprio conto, di sua volontà".
Leggenda promozionale o verità? Su questo punto Siffredi non ammette sospetti: "Guadagno non di più, ma dieci volte più di qualunque altro attore o regista hard: 50, 60 mila dollari a film, in diritti cinematografici o su tutta l' Europa, o su tutta l'America. E sa perché?
Perché i miei video hanno una qualità nettamente superiore: sono veri, ogni gesto è reale. Non ci sono finti godimenti, finte ammucchiate, maschi finti e finte femmine che fintamente si divertono.
E del resto, con mille lavori all'attivo, considerando una media di quattro donne a film, se avessi dovuto avere quattromila rapporti tutti finti, sarei già al manicomio".
Il manifesto del neorealismo porno come unica via di salvezza riposa, in realtà, su una necessità antica, già tutta dispiegata nella natale Ortona (provincia di Pescara): "Sin da bambino capivo di essere diverso. A 11 anni con le amichette di scuola, sul più bello, bam e quello si tirava su.
Al mare, d'estate, una tragedia, una vergogna, sempre a tuffarmi in acqua". L'insaziabilità si adagia su memorie familiari inverosimili: "Mio nonno che allevava tori era un fenomeno. Mio padre, ex minatore in Belgio, dopo la morte di mia madre, a 75 anni, ancora proclama le sue necessità, non affettive, ma proprio sessuali".
Sua moglie Rosa è ungherese ("Grazie al comunismo che li ha repressi in tutto tranne che in quello, qui c' è una straordinaria libertà sessuale"): l' ha conosciuta sei anni fa al festival porno di Cannes dove lei faceva la hostess. "Tra noi il patto è chiaro: niente gelosie per il lavoro".
Anche Rosa ha tentato la strada hard, per poi recedere: "Dice che gli attori sono troppo brutali". Non si fatica a crederle. "Ma no, la verità è che non si può fare questo mestiere per gioco. Nel mio mondo il sesso devi volerlo: solo così puoi volare sopra al fango che lo ricopre".
Eppure, proprio nel salto dall' hard al suo primo film d' autore ciò che per Siffredi è sempre stato banalmente "un gran piacere" ha assunto all'improvviso i contorni di periglio, fatica e sudore, vertigine in bilico sulla defaillance. "Pensavo: sarà una passeggiata, 8 minuti appena! Invece. Tanto per cominciare, la troupe era la stessa dei film di Teo Anghelopulos, gente abituata a metterla un po' sul tragico.
Capiscono che sono una pornostar e si riuniscono in assemblea di protesta. Poi ci si mette l'attrice Caroline Ducey, una che viene dal teatro: imbarazzata è dir poco.
Dalle 10 di sera alle 3 di notte ancora nemmeno un ciak. E io sempre in tensione".
Bum... "Ho le mie fantasie che m'aiutano. Mi allontano nel mio camerino, lei rimasta sola piange per scaricare la tensione, torno: a quel punto sono totalmente down. Ma basta che lei mi sfiori per tornare a vincere, ancora".
Mai dire mai a Rocco.





