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Panorama   Archivio   Romance & Cigarettes: imprecando sotto la pioggia

MUSICAL ECCENTRICI - L'ULTIMO FILM DI TURTURRO

Romance & Cigarettes: imprecando sotto la pioggia

Manuela Grassi  27/4/2006

Una storia di corna e per protagonista un metalmeccanico di Brooklyn. Canzoni, tanto eros e molte parolacce. Un film volgare? No, dice il regista John Turturro, «perché parlare sporco è un'arte».

O Tula, mia Tula, rosso fiore.../ d'amore». Come ogni uomo preso da passione rovente anche il metalmeccanico Nick Murder è caduto nella trappola della poesia. Purtroppo i versi ispirati sono finiti in mano alla moglie Kitty. «Ohh! È poesia! Aspetta che te la do io una bella poesia!/ "Bui motel, carni bianche e facce stanche. Stringi, spingi, un po' fingi. Letti sfatti dal batti e ribatti"». È la guerra. Ma per raccontare una commedia antica quanto il mondo John Turturro, l'attore amato dai fratelli Coen (Barton Fink) e Spike Lee (Fa' la cosa giusta), ha scelto una strada originale, facendo parlare i suoi personaggi come i maledetti di Charles Bukowski e facendoli cantare come Bruce Springsteen.

Romance & Cigarettes (nelle sale il 5 maggio) non è un musical classico tipo The producers di Mel Brooks. Sicuramente è un musical esagerato. «Preferisco definirlo umano» spiega il regista e sceneggiatore Turturro, alla sua terza regia dopo Mac e Illuminata. «Tutti abbiamo delle canzoni che ci hanno accompagnato nella vita, forse non sono le più belle, ma sono importanti per noi» spiega.
«Gli attori, quando sono a corto di parole, cantano accompagnando Tom Jones o Janis Joplin o Springsteen, come capita alla gente comune». Lo aveva già fatto Alain Resnais in Parole, parole, parole, fortunato titolo del 1997, ma qui c'è un tocco in più, quello dei fratelli Coen, produttori esecutivi del film.

Loro l'idea di affidare Nick a James Gandolfini, caratterista sublime (L'uomo che non c'era, Get shorty) e ormai passato alla storia come Tony Soprano, il gangster della serie tv. Gigantesco, possente, faccia da pugile con occhi dolci, è irresistibile quando esce di casa per sfuggire alle ire della moglie e intona A man without love di Engelbert Humperdinck, che sarebbe poi la versione inglese di Quando mi innamoro, portata a Sanremo da Anna Identici nel 1968.

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Susan Sarandon

Accanto a lui un manipolo di attori bravissimi e scatenati nel narrare amore ed erotismo al calor bianco. Susan Sarandon è Kitty, la moglie ferita e inferocita; Christopher Walken, con capelli ritti in testa, il Cugino Bo con il quale lei si confida; Steve Buscemi (altro favorito dai Coen) è Angelo, il collega e amico di Nick, irresistibile con casco da metallurgico mentre dice scemenze come: «Le rosse sentono di più». E naturalmente c'è l'altra. Tula, la «zoccola» inglese, commessa di un negozio di lingerie, fulva come una palla di fuoco, sboccata come una operatrice di hot line: Kate Winslet, la Red-headed woman di Springsteen.
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I fratelli Coen, produttori esecutivi di "Romance&Cigarettes"
Un vera sorpresa per chi la identifica con i ruoli romantici alla Jane Austen o l'ormai vecchia Rose del Titanic. «Io vi mostro la vera Kate» scherza Turturro. «Ho pensato a lei da subito, dopo averla vista in Holy Smoke di Jane Campion: molto disinibita». Winslet è l'unica che ha potuto improvvisare le battute sul set, a cavalcioni dell'attonito Gandolfini che pensava: «Cavolo, si fermerà a un certo punto!».

Sotto sotto, tuttavia, anche Tula ha un cuore, o, in altri termini, aspirazioni piccoloborghesi. «È una ragazza volgare, ma in fondo vuole quello che vogliamo tutti, essere amati» la difende il regista. Quando la rossa pronuncia la fatidica frase «E nel nostro futuro? Cosa faremo?», il sogno si spezza. Nick ci ripensa. Nel loro ultimo incontro lui si è tagliato i baffetti neri «da maiale» (secondo la moglie) e cerca di scaricare l'amante: «Tu mi uccidi dolcemente» dice Tula, citando Killing me softly dei Fugees. Adesso tocca a lei soffrire, dopo che Kitty ha pianto con Piece of my heart di Janis Joplin.

Romance & Cigarettes è ambientato a Bensonhurst, sobborgo di Brooklyn, dove vivono molti italoamericani. Anche Turturro è nato a Brooklyn, 49 anni fa, da genitori di origine italiana. Radici che condivide con molti interpreti del film: «Non volevo rendere omaggio a una cultura» chiarisce l'autore, che ha paura degli stereotipi. «Volevo raccontare un mondo, quello che ho visto da ragazzino, gli uomini grandi e grossi della mia famiglia».
E certe donne autoritarie come la mamma di Nick, interpretata dalla grande caratterista Elaine Stritch, che si esibisce in una filippica contro tutti i «puttanieri» della sua stirpe (tipica mitologia familiare rovesciata) in ammonimento al figlio. «Volevo uno stile originale» continua Turturro, che è anche regista teatrale. «Per questo ho scelto un linguaggio ardito, che a molti sembrerà volgare. Ma il parlare sporco è un'arte, bisogna saperlo fare».

Kitty minaccia Nick, esasperata: «Ti prendo e ti stacco la cappella come un uovo sodo!». Scandaloso? Il film venne presentato all'ultimo Festival di Venezia, dove abbondavano tradimenti, abbandoni coniugali, drammi domestici, e a dire il vero molti dialoghi serissimi apparvero assai più goffi e pesanti delle iperboli turturriane.

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James Gandolfini, protagonista del film di Turturro
La storia d'amore e guerra di Nick e Kitty, commentata dalle figlie terribili Baby, Constance, Rosebud (quasi un coro greco), da parenti e vicini, è proletaria, italoamericana e quindi cattolica. Non poteva dunque mancare il parroco (Eddie Izzard di Velvet Goldmine) che raccoglie le pene di Kitty, e non potevano mancare, dopo la caduta nel Romance, redenzione ed espiazione, vedi alla voce Cigarettes. Perché la classe operaia non va più in paradiso, ma continua a fumare due pacchetti al giorno, con tutti i guai del caso.

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