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ECCO IL FILM TRATTO DAL BEST-SELLER DI PATRICK SÜSKIND

Profumo di serial killer

Laura Delli Colli  28/6/2006

Un protagonista giovane e sensuale affiancato dal mito Hoffman. La trasposizione del caso letterario più bizzarro degli ultimi anni ha i numeri per sbancare al botteghino.
» Le immagini in anteprima

Con una battuta si potrebbe dire che, proprio come Fiorello alla radio, anche il serial killer che catalizzerà l'attenzione del pubblico internazionale d'autunno avrà al fianco, sullo schermo, il suo Baldini. Si chiama proprio Giuseppe Baldini il «complice» con il quale un protagonista straordinario quale Dustin Hoffman, a quarant'anni dal set del Laureato, ha accettato, dopo tanti successi hollywoodiani, una sfida europea: fare da spalla a Ben Whishaw, giovanissima rivelazione della Royal academy, nei panni di Jean-Baptiste Grenouille, il serial killer più perverso e insieme raffinato ideato dalla letteratura di questi ultimi anni.
Whishaw, 24 anni, labbra carnose e sguardo torbido, una straordinaria somiglianza fisica con il chitarrista dei Rolling Stones, Keith Richards (che ha anche interpretato in un film biografico), è il protagonista dell'attesa versione cinematografica del Profumo, distillato di fragranze perverse, destinato a far evaporare, quando a ottobre uscirà (con la Medusa) anche sugli schermi italiani, l'ombra di una star del genere come il raffinato Hannibal Lecter di Anthony Hopkins.

Grenouille, nel film come nel romanzo, ha un olfatto fuori dal comune: apprendista profumiere nella bottega di Baldini, stordisce nelle essenze che impara rapidamente a distillare il dramma di un'infanzia sordida e anaffettiva. Ben presto, sotto la guida del maestro, Jean-Baptiste trasforma in un'ossessione la ricerca della fragranza perfetta. Una perversione che lo porterà a commettere una lunga serie di omicidi, 13, con l'obiettivo di chiudere in una provetta l'essenza di un amore mai colto proprio dai corpi delle sue bellissime, giovani vittime.
«L'anima degli uomini è il loro odore» insegna a Grenouille Baldini, una guida e un mentore da cui Jean-Baptiste impara a esplorare l'impalpabile regno degli odori fino al colpo di scena finale.
Come recita Hoffman con la saggezza dell'alchimista parigino, nel regno dei profumi «gli accordi sono tre, ma necessitano di ben 12 note con una tredicesima assolutamente personale e originale». È proprio quel fluido mortale che Jean-Baptiste insegue distillando avidamente i corpi delle sue ingenue vittime. E così, nella stessa cupezza parigina del Codice da Vinci, il film tratto dal best-seller di Patrick Süskind (oltre 15 milioni di copie vendute e traduzione in 42 lingue) si annuncia come il thriller di culto della prossima stagione.

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Rachael Hurd-Wood interpreta Laura, la tredicesima vittima di Grenouille.
E, soprattutto, come una vera sfida: ancora al montaggio, il regista Tom Tykwer ammette che «non è stato facile restituire sullo schermo la ricchezza dei dettagli del romanzo e regalare profumo a ogni immagine così come Süskind ha fatto con le parole». Lui, però, da splendido quarantenne d'assalto del cinema europeo (lanciato dal successo del 1998 di Lola corre) ha puntato su tre ingredienti: un romanzo affascinante, fiuto da autentico cinéphile e un cast straordinario nel quale spicca il carisma dei due protagonisti: con Ben Whishaw (già visto in L'amore fatale), lo splendido Baldini di Hoffman.

Nel romanzo di Süskind la sua bottega, una delle sei più ambite della città, è sul Pont-au-Change, tra orafi ed ebanisti, produttori di borse e di parrucche, fabbricanti di biancheria intima e calze fini... Un paradiso di capricci e voluttà, di fragranze e guanti di pelle sottile nel quale, da vecchio profumiere «rigido come una colonna, con parrucca incipriata e giacca blu gallonata d'oro», l'alchimista italiano si muove avvolto in una nuvola d'acqua «di viole e frangipani». Un uomo, scrive nel suo capolavoro Süskind, «che sembrava l'inventario di se stesso»; ma soprattutto un personaggio che svelerà al perfido Jean-Baptiste la chiave per entrare nel paradiso degli odori.
Per raccontare con le immagini il caso letterario internazionale più bizzarro e importante degli anni Ottanta il cinema aveva puntato inizialmente sul tocco di Stanley Kubrick. Dopo la morte del regista di Arancia meccanica ecco via via emergere i nomi di pretendenti come Ridley Scott, forse per dare al film un clima da Duellanti, Tim Burton, per rendere l'atmosfera dark e insieme surreale del racconto, e Martin Scorsese, per la straordinaria capacità di rendere l'affresco storico.

Nella rosa era finito anche Milos Forman, probabilmente pensando agli Oscar di Mozart. Süskind a ogni proposta è sembrato avere un sussulto di entusiasmo, poi ha sempre rimesso i diritti nel cassetto. Fino al giorno in cui, nel 2001, il produttore tedesco Bernd Eichinger è riuscito a conquistarlo con la proposta di una regia inedita, moderna, giovane come l'attore protagonista del film. È spuntato Tom Tykwer e con lui il cast internazionale nel quale spiccano, con Whishaw e Hoffman, il ricco mercante Alan Rickman, star di Harry Potter, e la rossa Rachel Hurd-Wood, una veterana della serie poliziesca tv Sherlock Holmes, che nel film interpreta il ruolo di Laura, sua figlia.
È proprio lei, con la sua pelle bianca come il latte, la tredicesima vittima predestinata. L'odore della sua pelle è l'essenza che manca all'alchimia perversa di Jean-Baptiste. Ma anche quella che lo condannerà a perdersi per sempre.

All'altezza di Dustin Hoffman

Numeri e curiosità di un blockbuster annunciato

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L'alchimista delle essenze interpretato da Dustin Hoffman.
Grenouille e Baldini antagonisti come Mozart e Salieri. Jean-Baptiste folle come il Robert De Niro di Taxi driver, ma anche «come certi ragazzi autistici». E poi le scene di massa nella Francia del 1766: 750 comparse pronte a spogliarsi nude davanti alla macchina da presa inebriate dal profumo assassino del finale: un delirio orgiastico mentre la testa malata di Jean-Baptiste sta per cadere davanti alla folla. «Scena epocale in un film estremo» l'ha definita il regista. Che con Il profumo, storia di un assassino, rischia di entrare nel Guinness dei thriller che hanno fatto storia, da Il silenzio degli innocenti a Hannibal, dal Nome della Rosa e From Hell a Jack lo squartatore, al Codice da Vinci.

Nell'affresco noir tratto dal libro di Süskind c'è anche un cameo italiano. Il regista Tom Tykwer ha ingaggiato per il ruolo della moglie del profumiere Baldini l'attrice teatrale napoletana Dora Romano. Che accanto a Dustin Hoffman ha girato in interni a Monaco per una decina di giorni conquistando stima e grande simpatia della troupe. Una curiosità: per non sfigurare Dustin Hoffman (che non è propriamente uno spilungone) è stato costretto a indossare scarpe truccate con un rialzo interno. Altrimenti gli scenografi sarebbero stati costretti ad accorciare le gambe a tavoli e sedie.

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