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Panorama   Archivio   Il nuovo Crowe: tutto amore, famiglia e buon vino

ROMA ACCOGLIE UN RUSSELL DIVERSO

Il nuovo Crowe: tutto amore, famiglia e buon vino

Marida Caterini  12/12/2006

L'attore australiano è a Roma per presentare il suo ultimo film, in cui è diretto ancora una volta da Ridley Scott. Ma l'epica de "Il gladiatore" e la rudezza di "Master and Commander" sono lontani. A Panorama.it l'attore svela i motivi che lo hanno convinto a calarsi in un ruolo lento e dolce come l'estimatore di vini, a cui l'amore cambierà la vita

Bagno di folla per Russell Crowe a Roma per presentare il suo ultimo film A good year che nel titolo italiano è diventato Un amore per caso.
Premio Oscar nel 2001 con Il gladiatore, Crowe torna ad essere diretto dal regista Ridley Scott, ma questa volta si cimenta in una commedia romantica a lieto fine in cui addirittura si rivela un esperto di vini.

Accanto a lui ci sono gli attori Albert Dinney e Marion Cotillard. Un amore per caso racconta la storia di un broker della finanza londinese, Max Skinner, che riceve in eredità da uno zio defunto, al quale era molto legato e che lo ha allevato da bambino, dei vigneti in Provenza.
Dallo zio Max ha imparato che la vita va assaporata con calma, dando ad ogni evento la giusta importanza. Valori che aveva dimenticato e che riemergono lentamente dalla sua coscienza proprio durante il soggiorno in Provenza.
Un soggiorno che, da provvisorio, si trasforma in definitivo perchè il protagonista, in terra francese, incontra la donna che muterà la sua esistenza, dandogli il coraggio di imprimere una svolta definitiva al suo futuro. Da broker, infatti, diventerà un affermato produttore vinicolo.
Russel Crowe spiega a Panorama.it i motivi che lo hanno spinto ad abbandonare il ruolo dell'aspro e rude capitano di Master and Commander per calarsi in quello di estimatore di vini.

Una commedia romantica per un ex gladiatore. Non è un cambiamento un po' troppo veloce?
A good year è solo apparentemente un film leggero. In effetti suscita interrogativi fondamentali come è accaduto al protagonista che, ad un certo punto della sua vita, ha guardato al passato chiedendosi dove avrebbe voluto andare in futuro e per chi, a suo parere, valeva la pena di vivere. La risposta ha trasformato completamente la sua esistenza. Quando una commedia fa riflettere, manda un messaggio importante al pubblico.

Qual è il suo rapporto con Ridley Scott?
Scott per me è una persona eccezionale. Condividiamo il medesimo senso estetico, lo stesso metodo di lavoro e la simpatia per l'ironia intelligente. Ma discutiamo anche molto e spesso abbiamo bisogno di tempo per trovarci in sintonia. Prima di girare Il gladiatore eravamo d'accordo solo su venti pagine della sceneggiatura. Per A good year, invece, erano ben quarantacinque le pagine sulle quali concordavamo. Dopo Il gladiatore tutti ci chiedevano di tornare a lavorare insieme. Oggi lo abbiamo fatto ed io finalmente ho capito che al cinema, per un attore, è fondamentale essere diretto da un bravo regista. Certo, prima di scegliere A good year ne abbiamo scartati tanti di soggetti.

Come mai si è deciso ad abbandonare i ruoli drammatici?
Cerco di non fossilizzarmi mai negli stessi personaggi, mi piace osservare l'impatto che hanno sul pubblico i mutamenti della mia professione.

Che rapporto ha con il vino?
Un rapporto caloroso. Ma a differenza del mio personaggio nel film, amo di più i vini delle terre moderne, come la Nuova Zelanda, la Tasmania e l'Australia. Spezzo una lancia a favore della mia patria, l'Australia, anche a costo di apparire plebeo.

E con i vini francesi?
Ho il vantaggio di essere un australiano, nato in Nuova Zelanda, che beve quel che più gli piace.

Come il suo personaggio Max, anche lei ha avuto una figura di riferimento nella vita?
Mio zio Davide, l'unico della mia famiglia ad essere un attore. È stato lui ad insegnarmi a non risparmiare nulla di me stesso nell'interpretazione di un ruolo. Secondo la filosofia corrente, l'attore doveva partecipare poco alla vita del suo personaggio.

È cambiata la sua esistenza dopo il matrimonio?
Radicalmente. Oggi la famiglia occupa i primi dieci posti nella classifica delle mie priorità. Non accetto di girare film se non posso portare con me mia moglie ed i miei due figli. Non devo più dimostrare di essere qualcuno e questo mi da molta serenità. Mi godo la vita, cerco di schivare i fotografi, sono sereno. Insomma metto in pratica la filosofia di A good year.

Progetti futuri?
Ho finito di girare American gangster, ancora con Ridley Scott. Accanto a me Danzel Washington che interpreta un criminale vero, Frank Lucas, trafficante di eroina attivo tra il 1969 ed il '74. Fu il primo ad uscire da Cosa nostra e, dal Sud Est asiatico dove si era trasferito, inviava droga negli USA nelle bare dei soldati morti.

Ci sarà «Il gladiatore 2»?
Forse, se troveranno un modo per farmi resuscitare.

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