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PANORAMA TRAVEL

Inverno in paradiso

Franco Brevini  5/2/2006

Defilato rispetto alle mete sciistiche più alla moda, il parco del Gran Paradiso regala grandi emozioni a chi lo vuole scoprire ammantato di neve. Da Cogne si dirama una raggiera di valli da percorrere con gli sci da fondo o con le racchette da neve per un safari fotografico tra gli animali protetti. Le cascate di ghiaccio richiamano i climber di tutto il mondo. E le cime invitano allo sci-alpinismo
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Non appena le punte degli sci si affacciano nello specchio accecante della spianata, sento un fischio e una sagoma scura scatta tra sbuffi di neve. Dopo un istante una piccola trincea incide il manto polveroso e il camoscio è un puntino che arranca verso i pendii assolati da cui affiora un'erba secca e dura.
Da trent'anni sono segreti incontri come questo che a ogni inverno rinnovano il piacere di tornare tra le cime del Gran Paradiso. La prima montagna è come il primo amore: non si scorda mai. La mia scoperta della neve e del ghiaccio è avvenuta quassù, in questi valloni appartati, lontano dalle stazioni alla moda valdostane.
Le cime di Cogne e del Gran Paradiso per me sanno di risorgimento subalpino, di colonie salesiane, di villeggiature ebraiche e borghesi, di parroci alpinisti e di re cacciatori, di osterie di miniera, di piccozze e ramponi ormai da museo, di wilderness canadese.
Lascio il parcheggio di Valnontey, scivolo sulla pista di fondo, gli sciatori si fanno sempre più rari. Al termine dell'anello mi infilo su per una traccia che punta dritto al ghiacciaio della Tribolazione. Nessuno. Solo un'aquila replica senza fine i suoi anelli nell'ultimo sole. Scorgo le piume screziate di bianco che tremano sulla punta delle ali, aperte e immobili a raccogliere il vento gelido che sale dalle seraccate. Bentornato a casa, mi ripete ogni presenza di questo selvaggio circo glaciale. Grazie, sussurro a fior di labbra, e lascio che siano i battiti del cuore a scandire il ritmo della salita.

LA RISERVA DEL RE
Appartato, fuori moda, privo di strade e di funivie grazie ai vincoli posti dal parco nazionale, il Gran Paradiso venne conquistato solo nel 1860, quando ormai tutte le grandi montagne valdostane erano state vinte e l'alpinismo batteva altre strade. Un anno prima era caduta la seconda cima del gruppo, l'«ardua Grivola bella» del Carducci, ben più difficile, ma con l'indubbio vantaggio di esibire la sua impressionante parete ghiacciata lungo la strada Aosta-Courmayeur.
Proprio questa marginalità, tuttavia, avrebbe fatto la fortuna del Gran Paradiso. Nelle vallate che seppero resistere anche all'invasione romana sopravvivevano alla fine del XVIII secolo gli ultimi esemplari di stambecco delle Alpi. Il microclima favorevole e gli accessi difficili avevano creato un habitat ideale a questo ungulato, cacciato per la carne, per l'ambito trofeo delle lunghe corna uncinate e addirittura per un curioso ossicino a forma di croce che la credenza popolare voleva dotato di misteriosi poteri.
È un pomeriggio piovoso di novembre. Gli scaloni dell'Archivio di Stato di Torino sono tetri e polverosi. Il documento che ho richiesto arriva dopo una piccola attesa. È un codice cartaceo firmato da un tale cavaliere Thaon di Revel, conte di Pralungo e luogotenente generale di Sua Maestà nei Regi Stati Sabaudi. È datato 1821. La sorte dello stambecco fu decisa da queste Regie Patenti, volute da Giuseppe Zumstein, illuminato forestale di Gressoney, con le quali si vietava «in qualsivoglia parte de' regii dominii la caccia degli stambecchi».

Naturalmente a cacciare continuò invece il re e ancora oggi a Cogne e in Valsavarenche si conserva il ricordo delle battute del baffuto sovrano, che, tramandato in pose ben più marziali da tanti medaglioni risorgimentali, sarebbe entrato nel sacrario delle patrie glorie. L'immagine del corpulento Vittorio Emanuele II che, impugnando una sedia, ascolta la messa nella parrocchiale di Cogne e si intrattiene all'uscita conversando in dialetto con i valligiani è entrata nel repertorio letterario valdostano, dal Victor-Emmanuel sur les Alpes dell'abate Gorret (1879) ai due Giacosa, Giuseppe di Novelle e paesi valdostani (1886) e Piero di Cogne (1925). Ma delle visite del re sono pieni anche i Recueils dei cronisti ottocenteschi locali e le sue smanie per le belle cogneintzes sono tramandate da una maliziosa quanto ricca tradizione orale. L'aria solenne, i fucili ritti contro le nevi, i trofei di un'ecatombe venatoria sparsi tutto intorno, gli antichi dagherrotipi hanno fissato alcuni momenti topici di quelle giornate, che Vittorio Emanuele strappava allo spazientito Cavour. Anche le vignette del caricaturista Teja hanno raffigurato le fughe di sua maestà dalle insonni cure dell'elmo di Scipio.
Sta di fatto che proprio quelle cacce, condotte con metodi spesso discutibili e con copiosa strage di selvaggina, ci hanno tramandato il più antico parco nazionale italiano. Nell'autunno del 1922, nei giorni in cui Vittorio Emanuele III si rifiutava di firmare il decreto che proclamava lo stato d'assedio, lasciando che la marcia su Roma si trasformasse in un colpo di stato, si stavano decidendo anche le sorti del Gran Paradiso. Il 3 dicembre il re d'Italia firmava invece un Regio Decreto, al quale in quei giorni drammatici nessuno prestò attenzione. Recava il numero di protocollo 1584 e, trasferendo allo Stato l'antica riserva reale di caccia, istituiva il primo parco nazionale italiano: quello del Gran Paradiso.

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LE VALLI DEL FONDO
Le case di Cogne sono addossate l'una all'altra e formano come un golfo davanti alle distese ondulate dei prati di Sant'Orso. Quella spianata nevosa salvata dalla cementificazione è diventata uno dei simboli di Cogne. Arrivato tardi, frenato dal parco nazionale, il turismo non ha alterato gli equilibri di questa vallata che, lasciando da parte le funivie e le piste, ha puntato sullo sci di fondo e sul patrimonio naturale. Per chi ama la discesa ci sono comunque quattro ripide piste nei boschi, servite da due seggiovie e una cabinovia. Ma la maggior parte dei turisti viene fra le montagne del Gran Paradiso per inoltrarsi lungo i tracciati da fondo nei fondovalle che si dipartono dal paese come un'immensa raggiera. Sono ottanta chilometri di boschi, radure, alpeggi, alla base di imponenti ghiacciai che incombono con spettacolari seraccate.
Qui lo sci di fondo è una tradizione e per anni ha rappresentato l'unica alternativa al lavoro in miniera. Fra i campioni che si sono formati sulle nevi del Gran Paradiso ricorderò solo Vincenzo Perruchon. Cento, come lo chiamavano in paese, scomparso ottantenne pochi mesi fa. Una volta in Lapponia si perse nella bufera, ritrovò la strada e giunse ancora in tempo per vincere la gara, battendo in casa loro i grandi fondisti nordici.

In pochi altri luoghi come fra le montagne del Parco lo sci diviene un vero e proprio mezzo per inoltrarsi alla scoperta della montagna invernale. Se le marmotte sono in letargo, stambecchi e camosci continuano il loro pascolo a pochi metri dalle piste. Si riconoscono le tracce, un reticolo di orme che si incrociano sulla neve, inerpicandosi sui ripidi versanti presto spogli di neve, dove l'erba olina liberata dallo zoccolo offre un magro pascolo. Ogni tanto si incontra un vecchio capo che si trascina solitario, oscillando sotto il peso del suo imponente trofeo. È un maschio che non sopravviverà all'inverno e andrà a terminare la sua selvaggia vita di abitatore delle alte quote cadendo da qualche dirupo strappato dal soffio della valanga o travolto dal suo rovinoso precipitare a valle.
I percorsi più consigliabili per avvistare gli animali si svolgono lungo la Valnontey e la Valeille, che si stacca dalla frazione di Lillaz.
In entrambe le vallate, al termine della pista, chi calzi sci da fondo escursionistico può seguire le tracce che si avventurano nei fondovalle, prestando però attenzione alle valanghe che, soprattutto dopo nevicate recenti, possono costituire un pericolo molto serio.
Gli stessi percorsi sono sempre più spesso frequentati dagli amanti delle racchette, che dapprima sfruttano le piste pedonali aperte per chi non scia, mentre più in alto ricalcano le tracce degli alpinisti diretti alle cascate di ghiaccio. Con le racchette è possibile compiere safari fotografici sulle tracce degli animali o raggiungere straordinari punti panoramici.

La mulattiera del rifugio Vittorio Sella, la vecchia casa reale di caccia, parte da Valnontey e si innalza a tornanti nel bosco. Anche in questo caso occorre prestare grande attenzione nell'attraversamento dei canali che le slavine hanno aperto tra i larici, ma quando si sbuca sui pascoli lo sguardo corre su una spettacolare quinta di montagne. Lunghe passeggiate al sole si trovano invece tra i prati e i boschi alle spalle della frazione di Gimillan, sopra Cogne, da cui lo sguardo spazia dal Gran Paradiso fino al Monte Bianco.
E per concludere una giornata invernale non c'è niente di meglio di una passeggiata con la slitta trainata dai cavalli, che segue un tracciato parallelo alle piste di fondo della Valnontey.
La luce sta rapidamente calando. Le montagne sono diventate viola, ma il bagliore del cielo sembra non finire mai. Si avanza nella neve che fruscia sotto i pattini, mentre il campanellino delle sonagliere trilla allegro fra i larici. Gli ultimi animali pascolano sui pendii. Levano il muso coronato dalle corna verso i cavalli che corrono avvolti da nuvole di vapore. Poi lo riabbassano e continuano a cercare nella neve, mentre la notte sta avvolgendo ogni cosa.
(Continua)
TORRI DI CRISTALLO
Negli ultimi anni le montagne del Gran Paradiso e in particolare proprio la Valle di Cogne sono diventati uno dei più importanti centri delle Alpi per l'arrampicata su ghiaccio. Con l'arrivo dei primi geli le cascate che scendono dai ghiacciai si solidificano, rigando la montagna di sottili striature argentee. La Valnontey si trasforma allora in una piccola Alaska alpina, con candele di ghiaccio alte centinaia di metri, che richiamano i climbers da tutto il mondo. Non è un caso che proprio Cogne sia stata scelta come sede dei primi raduni degli appassionati del ghiaccio verticale.
Anche la cascata di Lillaz, sfondo preferito delle fotografie dei turisti della valle, si trasforma d'inverno in un fantastico scenario, fitto di fragili architetture glaciali. Si prova una sensazione di irrealtà innalzandosi su questa gelida materia vetrosa, che si frantuma sotto i colpi delle piccozze. I piccoli laghi tra i salti della cascata sono levigati come piste di pattinaggio e il silenzio è perfetto. Solo il sole, quando arriva a metà giornata, ridesta questo mondo bloccato dal gelo e l'acqua riprende la sua opera plasmatrice, rinnovando le miracolose architetture bianche e azzurre, che splendono incassate tra le pareti rocciose.

La cascata di Lillaz, dove le guide alpine organizzano corsi di avvicinamento alla scalata su ghiaccio, è il punto di partenza per i grandi itinerari della Valnontey, imprese di polso riservate ai ghiacciatori più preparati. Nelle giornate invernali li si scorge appesi a quelle torri di cristallo verde e azzurro, puntini colorati annaspanti nell'immensità della montagna. Si innalzano lenti tendendo le corde su quella materia dura e lucente e ogni tanto un comando di cordata giunge fino in fondovalle. Rientrano nelle ultime luci della sera, con gli scarponi che scricchiolano sulla neve indurita dal freddo. Si ritroveranno prima di cena al bar Liconi, un tempo frequentato dai minatori. Il proprietario, la guida Albino Savin, tiene un registro in cui ciascuno annota le condizioni delle cascate salite. Gli alpinisti entrano, bevono una birra, consultano il libro e poi ripartono, discutendo animatamente dell'impresa del giorno dopo, mentre in alto verso il Gran Crot i gatti delle nevi usciti per battere le piste proiettano i fasci gialli dei loro fari nella notte.

L'ANFITEATRO DEI 4000
Sui tetti del paese aleggia la nuvola di fumo dei riscaldamenti e il sole sta risalendo verso le cime più elevate. Le pelli di foca frusciano nella neve farinosa caduta nella notte. Quando usciamo sulla cupola terminale della Punta della Pierre ci ritroviamo in uno spazio rarefatto, dalle geometrie elementari. La montagna è una piramide bianca, incisa nel blu del cielo. Davanti a noi si levano tutti i quattromila valdostani, dal Bianco al Grand Combin, dal Cervino al Rosa.
Lo sci-alpinismo è certamente il modo migliore per visitare il Parco del Gran Paradiso. Con sci e pelli ci si può addentrare nei valloni più solitari, dove camosci e stambecchi trascorrono l'inverno in piccoli branchi, pascolando tranquilli al sole. In primavera il Sella, lo Chabod, il Vittorio Emanuele, i rifugi della zona, riaprono dopo la chiusura dei mesi invernali e allora si può tentare la salita verso le cime più elevate, dalle quali poi lanciarsi in spettacolari discese in neve fresca.

La vetta del Gran Paradiso è un gendarme roccioso composto di grandi blocchi rossastri. Con una facile arrampicata ne raggiungiamo la sommità, dove è fissata una piccola statua della Vergine. L'arco alpino si incurva in una fuga azzurra di vette che sfumano sopra il compatto lago di nebbia della Pianura Padana. Una barretta energetica, un sorso di tè dal thermos e scendiamo a riprendere gli sci lasciati alla crepaccia terminale. Partiamo dopo un'ultima stretta agli scarponi e in breve siamo all'imbocco della conca ombrosa del ghiacciaio di Laveciau. La neve brilla di minuscoli cristalli. Parto. Gli sci galleggiano in una materia soffice, che a ogni curva si leva in grandi pennacchi polverosi. Presto acquisisco il ritmo giusto: destra, sinistra, destra, sinistra. È una strana danza fra i crepacci e potrei continuare chissà per quanto, leggero e veloce su questa superficie senza consistenza. Quando mi fermo, sul pendio si allunga il regolare arabesco della mia serpentina, accanto alla quale il puntino nero del mio compagno ne sta tracciando una seconda altrettanto regolare. Restiamo a guardarli per un istante, quei piccoli segni umani nell'inerte potenza dei ghiacci. Poi ci ributtiamo a capofitto verso la valle dove la neve a chiazze annuncia che il lungo inverno del Gran Paradiso sta ormai finendo.

LA MINIERA DI COGNE

Gli acciai di Cogne sono celebri nella storia della metallurgia. L'antica miniera di ferro si trova su una ripida costa della montagna alle spalle del paese a oltre 2300 metri di altezza. Il punto migliore per ammirare gli edifici dell'antico villaggio minerario, solenni come un monastero tibetano, è la stazione superiore della seggiovia di Gran Crot. La vita della piccola comunità di Cogne è strettamente intrecciata alla miniera di Colonna, che originariamente era di proprietà del vescovo-conte di Aosta. I cogneins la contesero per secoli, talvolta con rabbiose jacqueries, fino a quando, nel 1679, il vescovo ne cedette finalmente la proprietà ai valligiani. All'inizio dell'Ottocento il dottor Grappein, un'illuminata figura di utopista locale ispirato da Rousseau, avviò un esperimento di gestione comunistica. Più tardi lo sfruttamento della miniera sarebbe passato a una serie di società pubbliche e private, che avrebbero costruito in quota veri villaggi, dove abitavano anche d'inverno diverse centinaia di minatori. Prima della costruzione della teleferica erano gli uomini a trasferire il minerale a valle: si slanciavano lungo pendii vertiginosi, guidando rudimentali slitte cariche di grossi blocchi di magnetite. Oggi a Cogne l'iniziativa di alcuni giovani ha dato vita a un piccolo museo, in cui rivive l'epopea di quelle giornate.
(Continua)
COME ARRIVARE
In auto Cogne è raggiungibile seguendo l'autostrada A4 Milano-Torino e prendendo poi la bretella A5 per la Valle d'Aosta. Si esce ad Aosta Ovest-Saint Pierre, da dove si raggiunge Cogne dopo 20 km di buona strada di montagna (204 km da Milano).
In bus e treno Regolari servizi Milano-Aosta partono dal terminal della stazione Garibaldi. In treno si segue la linea per Torino, cambiando a Chivasso e proseguendo attraverso Ivrea fino ad Aosta. Il bus per Cogne parte dall'autostazione poco distante.

DOVE DORMIRE
Notre Maison (tel. 0165.74104; www.notremaison.it), tre stelle, si trova nella frazione Crétaz ed è realizzato in legno chiaro e pietra, con eleganti suite. Bellissima zona fitness con piscina e dehors. Molto noto il suo ristorante, dove si gustano carni alla losa, salumi valdostani, antipasti caldi e freddi, gnocchetti d'orzo. Tra Natale e Capodanno, doppia con mezza pensione 160 euro, suite 260.
Le Bouquet (tel. 0165.749600-749408; www.hotel-lebouquet.com), meublé di recente costruzione, piccolo ma confortevole. Si trova appena fuori dal paese sulla strada che conduce a Valnontey. Doppia con prima colazione 125 euro.
Bellevue (tel. 0165.74825; bellevue@relaischateaux.com; www.hotelbellevue.it), quattro stelle in splendida posizione sul Prato di Sant'Orso, è l'albergo storico di Cogne. Arredato con mobili d'epoca, dispone di ampio centro benessere. Doppie da 160 euro (bassa stagione) e da 230 (alta).

DOVE MANGIARE
Lou Ressignon (tel. 0165.74034; info@louressignon.it; www.louressignon.it), noto anche come Arturo, è disposto su due piani ed è arredato con preziosi pezzi d'antiquariato. Da non perdere la soupetta de Cogne e le ottime fondue bourguignonne. Chiuso il martedì.
Lou Tchappé (tel. 0165.74379-749291), a Lillaz, con dehors, piatti della cucina valdostana, orzetto ai funghi porcini e soça. Chiuso il lunedì.
Brasserie du Bon Bec (tel. 0165.749288, fax 0165.749192), nel centro di Cogne, in un vecchio edificio, arredamento tipico. Consigliabili la pierrade (carni cotte sulla losa) e la braserade (formaggi cotti sul braciere con contorno di salumi). Chiuso il lunedì.

@ IN RETE
www.parks.it
È il sito ufficiale del Parco, con le informazioni indispensabili per la visita.
www.cm-grandparadis.vda.it
Tutte le notizie sul territorio della Comunità montana del Gran Paradiso.
www.cogne.org
Il sito dell'Azienda di Promozione turistica di Cogne, via Bourgeois 34 (presso Maison de la Grivola in piazza Chanoux), tel. 0165.74040-74056, fax 749125, e-mail aiat@cogne.org, con notizie e link ad alberghi e ristoranti.
www.granparadisonatura.it
Il consorzio di tutte le altre stazioni, oltre Cogne, nel gruppo del Gran Paradiso.
www.granparadiso.net
L'Azienda turistica delle località delle valli del Gran Paradiso, con tutte le informazioni.

SHOPPING
Nell'esposizione dell'Artigianato vicino alla Chiesa parrocchiale si possono acquistare le famose dentelles de Cogne, raffinati pizzi a tombolo di antica tradizione. Chi invece ama la scultura in legno, nella frazione Epinel deve andare a trovare Dorino Ouvrier, uno dei più apprezzati artisti valdostani del legno. Per i golosi, nella pasticceria sulla piazza principale si possono acquistare le tegole, i biscotti tipici della valle, e il mecoulin, un panettone ancora fabbricato con la ricetta tradizionale. Nella vicina bottiglieria assortimento di grappe, vini e liquori valdostani.

CON GLI SCI AI PIEDI
Le piste di fondo e la marcia Gran Paradiso
Sugli 80 km delle piste di fondo di Cogne sono tracciati dieci anelli:
Pista 3 km, facile, sul Prato di Sant'Orso, 45 m di dislivello.
Pista 4 km, facile, sul Prato di Sant'Orso, 45 m di dislivello.
Pista 5 km, facile, sul Prato di Sant'Orso, 60 m di dislivello.
Pista Valnontey, facile, parte dall'omonima frazione, 5 km, 70 m di dislivello.
Piste Epinel, parte dall'omonima frazione: 2 km, facile, 27 m di dislivello; 4 km, media, 61 m di dislivello.
Piste Lillaz, parte dall'omonima frazione: 3,5 km, media, 39 m di dislivello; 5 km, media, 59 m di dislivello.
Pista 7,5 km, media, sul Prato di Sant'Orso, 97 m di dislivello.
Pista Coppa del mondo 1992, 7,5 km, difficile, sul Prato di Sant'Orso e a Sylvenoire, 139 m di dislivello.
Pista 10 km, difficile, sul Prato di Sant'Orso e a Sylvenoire, 123 m di dislivello.
Pista 15 km, difficile, sul Prato di Sant'Orso, a Sylvenoire e a Lillaz, 126 m di dislivello.
Lungo le piste di Cogne si svolge in febbraio la celebre Marcia Gran Paradiso, una maratona non competitiva di gran fondo con un impegnativo tracciato di 45 km, che presenta dislivelli e discese molto tecniche. Per accedere alle piste da fondo occorre acquistare l'apposito skipass, reperibile presso i diversi cancelli di ingresso ai tracciati. Il costo è di 4 euro al giorno, di 17 per il settimanale e di 29 per lo stagionale. Per i bambini sotto i 3 anni è prevista la gratuità, per quelli tra i 3 e i 14 anni lo sconto del 50%.
Lo sci da discesa Le piste sono 4 e, servite da una telecabina e due seggiovie, si sviluppano per circa 9 km, tra i 1500 e i 2200 metri. In alta stagione lo skipass costa 20 euro, negli altri periodi 15; il settimanale (6 giorni) 83 (alta stagione) o 74 (bassa); lo stagionale 270 euro. Per i bambini sotto i 12 anni e gli over 60 sconto del 30%.
Info: Funivie del Gran Paradiso, via Laydetré 29, 11012 Cogne, tel. 0165.74008; funiviegranparadiso@tiscalinet.it

500 CHILOMETRI DI SENTIERI
Il Parco nazionale del Gran Paradiso vanta uno straordinario patrimonio faunistico di oltre 7000 camosci e di 4000 stambecchi, cui vanno aggiunte marmotte, aquile reali, ermellini, ecc. Recentemente si è tentata la reintroduzione della lince. La sorveglianza è affidata al glorioso corpo delle guardie del Parco, che operano grazie a una serie di case in quota e a una rete di sentieri e mulattiere di quasi cinquecento chilometri, che ricalcano le antiche strade reali di caccia.
La direzione del Parco nazionale del Gran Paradiso si trova a Torino in via della Rocca 47, tel. 011.8171187. La soprintendenza del Parco in Valle di Cogne è sita in rue des Mines 20, tel. 0165.74025. Per informazioni si veda www.parks.it/regione.valledaosta

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